Il Conte di Montecristo

Gli Ascolta Libri

Narrated by Silvia Cecchini

45 hr 14 min
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Il conte di Montecristo è uno dei più famosi romanzi di Alexandre Dumas. E’ cnsiderato la sua opera migliore, fu finito nel 1844, e fu pubblicato nei due anni successivi come romanzo d’appendice, in una serie di 18 parti. Questa è la storia, per dirla con le parole del protagonista, di “un uomo che aveva riposte tutte le proprie speranze, tutta la propria felicità sopra una donna: era giovane, aveva un vecchio padre che amava, una fidanzata che adorava; era sul punto di sposarla; per uno di quei capricci della sorte, che farebbe quasi dimenticare la bontà di Dio, se Dio poi non si rivelasse più tardi, mostrando che tutto è per lui un mezzo di condurre alla sua misericordia infinita, ad un tratto gli fu tolta la libertà, la fidanzata, l’avvenire che sognava e che credeva suo, per seppellirlo nel fondo di un carcere. Ebbene! Nel momento supremo, Dio si rivelò a lui con un mezzo umano; forse al primo istante non comprese questa misericordia infinita del Signore, poiché ci vuol tempo agli occhi velati di lacrime per schiudersi del tutto; ma infine prese pazienza e aspettò.”E’ dunque una storia di pazienza e di attesa, e la vendetta del prigioniero, prima inseguita e poi maledetta , non fu che una fiamma accesa da Dio per illuminare la strada dell’uomo Edmondo Dantès, e un’esca letteraria lanciata dall’autore Dumas per tenere avvinti i lettori, storia dopo storia, da Parigi, a Roma, a Giannina d’Epiro, fino alla misteriosa isola di Montecristo
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Additional Information

Publisher
Gli Ascolta Libri
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Published on
Jan 23, 2012
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Duration
45h 14m 54s
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ISBN
9781509425112
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Language
Italian
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Genres
Fiction / General
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A Marsiglia Edmond incontra Mercedes (che aveva appena salutato il figlio Albert in partenza per l'Africa). I due parlano a lungo: Mercedes non odia l'uomo che ha davanti, anzi rimprovera sé stessa per le scelte sbagliate che ha fatto. Le strade dei due, un tempo giovani e felicemente innamorati, si dividono per sempre. La morte inaspettata di Édouard, il figlio di Villefort, fa però sorgere in Edmond dei dubbi sulla sua opera di 'giustiziere divino'. Queste incertezze lo portano così ad un viaggio nel passato: si reca al Castello d'If, che frattempo è diventato una sorta di museo aperto ai turisti. Qui visita la sua vecchia cella e quella dell'amico Faria. Disperatamente in cerca di un segno che possa cancellare ogni dubbio e rimorso, Dantès entra in possesso del trattato filosofico che il vecchio abate aveva scritto durante la sua prigionia. L'epigrafe del manoscritto recita: «Tu strapperai i denti al drago, tu calpesterai i leoni, ha detto il Signore.» Tali parole rincuorano Edmond, che vi vede una conferma della giustizia per ciò che ha fatto ai suoi nemici e del carattere 'divino' che aveva alla sua missione di vendetta. Danglars intanto giunge a Roma per riscuotere il credito di cinque milioni di franchi. L'intenzione del banchiere è di passare da Venezia, riscuotere una parte del denaro per poi recarsi a Vienna e stabilirvisi. Partita da Roma, la carrozza viene però intercettata dalla banda di Luigi Vampa, viene portato alle catacombe di San Sebastiano e rinchiuso nella stessa cella in cui era stato rinchiuso Albert de Morcerf. La prigionia di Danglars risulta subito molto particolare: ad ogni richiesta di cibo o bevande, questi gli vengono serviti celermente e sono di grande qualità, ma col difetto di avere un prezzo esorbitante, che Danglars, pur a malincuore, paga con assegni al portatore. Ben presto però il banchiere si stanca dello "scherzo", e domanda di parlare con Vampa che gli chiede, in cambio della libertà, cinque milioni di franchi. Danglars rifiuta. Ma col passare dei giorni la fame e la sete diventano insopportabili, così il banchiere cede. Esausto, ridotto ad uno straccio, reso disperato dalla fame, Danglars supplica Vampa di lasciargli almeno la vita; in quel momento giunge il Conte di Montecristo che, ottenuto il sincero pentimento del banchiere, gli svela la sua identità e lo perdona. Il 5 ottobre 1838 Maximilien Morrel approda sull'isola di Montecristo dove il Conte lo aspetta: l'ora della morte del giovane Morrel si avvicina. Il Conte gli fa ingerire dell'hashish, e fa entrare Valentine. Morrel, sotto l'effetto della droga, vedendo l'amata crede di essere morto. Dantès affida Haydée a Valentine chiedendole di proteggerla e di comportarsi con lei come una sorella. Egli, infatti, ora che la sua missione è definitivamente compiuta, ha intenzione di partire solo, ma Haydée gli schiude il suo cuore: la giovane greca offre a Edmond un nuovo amore e una nuova vita insieme. Finito l'effetto della droga, Maximilien si sveglia e Valentine gli rivela come sia stata salvata dal tentativo di avvelenamento da parte della matrigna e di come sia stata portata lì, dopo il finto funerale, in attesa di ricongiungersi con lui. L'indomani Montecristo e Haydée lasciano insieme l'isola. Prima di partire, Edmond lascia al servo Jacopo una lettera da consegnare a Maximilien e Valentine, in cui, tra l'altro, il Conte li rende eredi di parte della sua immensa fortuna.
Héloise (la seconda moglie di Villefort) vuole concludere il suo piano diabolico: uccidere Valentine, facendo in modo che suo figlio Édouard riceva tutta l'eredità. Ma Valentine riesce a sopravvivere. Infatti Noirtier fa capire al dottor d'Avrigny che aveva intuito da tempo che avrebbero avvelenato la nipote, e fino a quel momento era riuscito a salvarla dandole ogni giorno un poco della sostanza mortale, neutralizzandone così parzialmente gli effetti. Intanto Danglars è sull'orlo della rovina, l'unico modo per uscirne è dare in sposa Eugénie al ‘principe’ Cavalcanti per ottenerne la dote che avrebbe di certo risollevato le sue finanze. Dopo le pressanti richieste del padre, Eugénie accetta di sposare Andrea, o almeno così gli fa intendere. Qualche giorno dopo gran parte della Parigi che conta è a casa Danglars per assistere alla firma del contratto di matrimonio tra Eugénie e Andrea. Al suo arrivo nella casa il Conte di Montecristo racconta, mentre i preparativi per il contratto stanno per essere ultimati, che ha fornito al procuratore Villefort nuove prove sull'omicidio di Caderousse; sentendo questa notizia Andrea Cavalcanti si dilegua (verrà però poi catturato il giorno dopo). Approfittando della confusione generale Eugénie fugge dalla Francia assieme alla sua amante Louise d'Armilly. In poche ore Danglars è rovinato: ha perso la figlia e il matrimonio che doveva risollevare le sue finanze. Nel frattempo Montecristo affitta (sotto le mentite spoglie dell'abate Busoni) una casa confinante con quella dei Villefort e sorveglia la stanza di Valentine, impedendo più volte che Héloise la uccida col veleno. Il Conte si rivela a Valentine, le fa scoprire l'identità della sua assassina e la rassicura sul fatto che presto tutti i problemi saranno risolti. Dà da bere alla giovane una mistura che la fa cadere in un coma indotto: in questo modo tutti, compresa Héloise, credono che sia morta e ciò getta nella disperazione Morrel, Noirtier e Villefort. Mentre si svolge il funerale di Valentine, il Conte si reca da Danglars e gli chiede cinque milioni: egli aveva infatti presso Danglars un credito illimitato; questi sceglie di pagare il Conte in cambio di una ricevuta generale di sei milioni quindi fugge a Roma per riscuotere la lettera di credito in contanti. Montecristo poi incontra Morrel e gli impedisce di suicidarsi: gli si rivela come Edmond Dantès, gli chiede un mese di tempo per sistemare le cose, promettendogli che al termine di quel periodo non si opporrà al suo intento suicida, anzi lo aiuterà. Il processo di Benedetto/Andrea si avvicina: in un colloquio in prigione Bertuccio gli rivela l'identità del vero padre, cioè il procuratore Villefort. Arriva il giorno fatidico in cui Gérard di Villefort ha giurato di farla pagare all'assassino di Valentine. Villefort ha un confronto con Héloise; alla fine, con fare terribile e risoluto, il procuratore pone davanti alla moglie due soluzioni per fare giustizia: o il processo e l'esecuzione pubblica, che disonorerebbe tutta la famiglia, o il suicidio tramite il suo stesso veleno. Detto questo Villefort lascia la moglie per recarsi al processo di Benedetto/Andrea. Andrea rivela alla Corte che egli è in realtà il figlio di Villefort salvato dopo che questi lo aveva sepolto vivo nella casa d'Auteuil. Villefort, sorpreso e distrutto dalla rivelazione di quel terribile segreto, ammette la sua colpa e con la disperazione nel cuore, si ricorda allora di ciò che aveva ingiunto alla moglie poche ore prima e, sentendosi colpevole quanto lei, decide di fermarne il suicidio. Ma, tornato a casa trova Héloise che spira pochi istanti dopo averlo visto; cerca disperatamente il figlio Édouard ma lo trova senza vita, ucciso anch'egli dal veleno della madre. Disperato, il procuratore si precipita da Noirtier che è in compagnia dell'abate Busoni; quest'ultimo si toglie il travestimento e si rivela come Edmond Dantès; si confronta con Villefort il quale, impazzito dal dolore, gli mostra la moglie e il figlio morti. Distrutto dallo spettacolo di morte lasciato in casa Villefort, Edmond prende con sé Morrel e insieme lasciano Parigi per Marsiglia.
Dopo aver ottenuto da Danglars la sicurezza sul matrimonio con Eugénie, Andrea Cavalcanti/Benedetto viene a sapere che Caderousse lo vuole vedere e si reca da lui. Andrea gli racconta di essere convinto che il suo vero padre sia il Conte di Montecristo e Caderousse, assai interessato alla fortuna del conte, intende derubarlo nella sua casa sugli Champs Èlysées. La sera del giorno successivo Caderousse penetra in casa di Montecristo, che però, avvertito anonimamente, è già là, assieme al suo servo Alì. Dantès, sotto le mentite spoglie dell'abate Busoni, coglie il ladro in flagrante, ma lo lascia andare. Appena uscito dalla casa Caderousse viene pugnalato a morte da Andrea. Dantès soccorre Caderousse in fin di vita, riesce a fargli firmare la denuncia contro Andrea/Benedetto, e un istante prima che spiri gli rivela la sua vera identità, ottenendo il sincero pentimento del malfattore. Intanto Beauchamp, di ritorno da Giannina, si reca a casa di Albert con un documento che prova il tradimento del padre nei confronti di Alì Pascià; Albert cade nello sconforto, ma Beauchamp, in nome della loro amicizia, promette di tenere il segreto su ciò che ha scoperto, tuttavia un giornale pubblica comunque la notizia, ed è subito scandalo a Parigi. Beauchamp racconta ad Albert cosa è successo alla Camera dei Pari dove è stato deciso un processo per stabilire la verità sul conte di Morcerf/Fernand Mondego. La commissione della Camera decide di ascoltare la testimonianza di Haydée, la quale accusa il conte di Morcerf di assassinio, tradimento e menzogna. Messo alle strette, Mondego si rifiuta di rispondere e scappa via dalla sala come un pazzo. Albert vuole vendicarsi contro colui che ha scatenato questo inferno contro il padre. Egli capisce che l’origine della notizia proviene dal Conte di Montecristo, lo incontra all'Opéra, lo incolpa per la rovina del padre e lo sfida pubblicamente a duello per il mattino successivo. La rabbia di Albert si scontra con la tranquillità del Conte, sicuro della vittoria e ben intenzionato ad uccidere il giovane, fino a poche ore prima suo amico. Mercedes, che ha seguito il figlio a teatro, si reca segretamente a casa di Montecristo e gli chiede di risparmiare Albert, in nome dell'amore che un tempo li legava. Durante questo colloquio Edmond le rivela la verità sul suo arresto e sull'imprigionamento, le spiega che il suo compito adesso è vendicarsi per quei quattordici anni di prigione e di sofferenze. Ma alla fine il Conte cede davanti alle richieste di colei che ha tanto amato: affronterà dunque Albert in duello, ma con l'intento di farsi uccidere e così risparmiare il giovane. Edmond scrive il testamento, dice addio a Haydée, si congeda da amici e servitori. Il mattino dopo, sul campo del duello e alla presenza di testimoni, inaspettatamente Albert si scusa con il Conte; Mercedes infatti, per salvare la vita ad Edmond, ha rivelato tutta la verità al figlio. Albert e la madre progettano poi di abbandonare la loro casa e di partire per ricostruirsi una vita. Albert partirà per l'Africa come soldato mentre Mercedes tornerà ad una vita solitaria a Marsiglia nella casa del vecchio padre di Dantès, donatale da quest'ultimo. Mentre i due stanno facendo i preparativi per la partenza, il conte di Morcerf, ormai caduto in disgrazia, si reca da Montecristo per affrontarlo in duello. Edmond si rivela a Morcerf come Dantès: sconvolto, Fernand fugge ma, arrivato a casa, vede figlio e moglie che se ne vanno senza un saluto. Distrutto per la perdita di tutto ciò che aveva, Fernand si spara.
A Marsiglia Edmond incontra Mercedes (che aveva appena salutato il figlio Albert in partenza per l'Africa). I due parlano a lungo: Mercedes non odia l'uomo che ha davanti, anzi rimprovera sé stessa per le scelte sbagliate che ha fatto. Le strade dei due, un tempo giovani e felicemente innamorati, si dividono per sempre. La morte inaspettata di Édouard, il figlio di Villefort, fa però sorgere in Edmond dei dubbi sulla sua opera di 'giustiziere divino'. Queste incertezze lo portano così ad un viaggio nel passato: si reca al Castello d'If, che frattempo è diventato una sorta di museo aperto ai turisti. Qui visita la sua vecchia cella e quella dell'amico Faria. Disperatamente in cerca di un segno che possa cancellare ogni dubbio e rimorso, Dantès entra in possesso del trattato filosofico che il vecchio abate aveva scritto durante la sua prigionia. L'epigrafe del manoscritto recita: «Tu strapperai i denti al drago, tu calpesterai i leoni, ha detto il Signore.» Tali parole rincuorano Edmond, che vi vede una conferma della giustizia per ciò che ha fatto ai suoi nemici e del carattere 'divino' che aveva alla sua missione di vendetta. Danglars intanto giunge a Roma per riscuotere il credito di cinque milioni di franchi. L'intenzione del banchiere è di passare da Venezia, riscuotere una parte del denaro per poi recarsi a Vienna e stabilirvisi. Partita da Roma, la carrozza viene però intercettata dalla banda di Luigi Vampa, viene portato alle catacombe di San Sebastiano e rinchiuso nella stessa cella in cui era stato rinchiuso Albert de Morcerf. La prigionia di Danglars risulta subito molto particolare: ad ogni richiesta di cibo o bevande, questi gli vengono serviti celermente e sono di grande qualità, ma col difetto di avere un prezzo esorbitante, che Danglars, pur a malincuore, paga con assegni al portatore. Ben presto però il banchiere si stanca dello "scherzo", e domanda di parlare con Vampa che gli chiede, in cambio della libertà, cinque milioni di franchi. Danglars rifiuta. Ma col passare dei giorni la fame e la sete diventano insopportabili, così il banchiere cede. Esausto, ridotto ad uno straccio, reso disperato dalla fame, Danglars supplica Vampa di lasciargli almeno la vita; in quel momento giunge il Conte di Montecristo che, ottenuto il sincero pentimento del banchiere, gli svela la sua identità e lo perdona. Il 5 ottobre 1838 Maximilien Morrel approda sull'isola di Montecristo dove il Conte lo aspetta: l'ora della morte del giovane Morrel si avvicina. Il Conte gli fa ingerire dell'hashish, e fa entrare Valentine. Morrel, sotto l'effetto della droga, vedendo l'amata crede di essere morto. Dantès affida Haydée a Valentine chiedendole di proteggerla e di comportarsi con lei come una sorella. Egli, infatti, ora che la sua missione è definitivamente compiuta, ha intenzione di partire solo, ma Haydée gli schiude il suo cuore: la giovane greca offre a Edmond un nuovo amore e una nuova vita insieme. Finito l'effetto della droga, Maximilien si sveglia e Valentine gli rivela come sia stata salvata dal tentativo di avvelenamento da parte della matrigna e di come sia stata portata lì, dopo il finto funerale, in attesa di ricongiungersi con lui. L'indomani Montecristo e Haydée lasciano insieme l'isola. Prima di partire, Edmond lascia al servo Jacopo una lettera da consegnare a Maximilien e Valentine, in cui, tra l'altro, il Conte li rende eredi di parte della sua immensa fortuna.
Dopo aver ottenuto da Danglars la sicurezza sul matrimonio con Eugénie, Andrea Cavalcanti/Benedetto viene a sapere che Caderousse lo vuole vedere e si reca da lui. Andrea gli racconta di essere convinto che il suo vero padre sia il Conte di Montecristo e Caderousse, assai interessato alla fortuna del conte, intende derubarlo nella sua casa sugli Champs Èlysées. La sera del giorno successivo Caderousse penetra in casa di Montecristo, che però, avvertito anonimamente, è già là, assieme al suo servo Alì. Dantès, sotto le mentite spoglie dell'abate Busoni, coglie il ladro in flagrante, ma lo lascia andare. Appena uscito dalla casa Caderousse viene pugnalato a morte da Andrea. Dantès soccorre Caderousse in fin di vita, riesce a fargli firmare la denuncia contro Andrea/Benedetto, e un istante prima che spiri gli rivela la sua vera identità, ottenendo il sincero pentimento del malfattore. Intanto Beauchamp, di ritorno da Giannina, si reca a casa di Albert con un documento che prova il tradimento del padre nei confronti di Alì Pascià; Albert cade nello sconforto, ma Beauchamp, in nome della loro amicizia, promette di tenere il segreto su ciò che ha scoperto, tuttavia un giornale pubblica comunque la notizia, ed è subito scandalo a Parigi. Beauchamp racconta ad Albert cosa è successo alla Camera dei Pari dove è stato deciso un processo per stabilire la verità sul conte di Morcerf/Fernand Mondego. La commissione della Camera decide di ascoltare la testimonianza di Haydée, la quale accusa il conte di Morcerf di assassinio, tradimento e menzogna. Messo alle strette, Mondego si rifiuta di rispondere e scappa via dalla sala come un pazzo. Albert vuole vendicarsi contro colui che ha scatenato questo inferno contro il padre. Egli capisce che l’origine della notizia proviene dal Conte di Montecristo, lo incontra all'Opéra, lo incolpa per la rovina del padre e lo sfida pubblicamente a duello per il mattino successivo. La rabbia di Albert si scontra con la tranquillità del Conte, sicuro della vittoria e ben intenzionato ad uccidere il giovane, fino a poche ore prima suo amico. Mercedes, che ha seguito il figlio a teatro, si reca segretamente a casa di Montecristo e gli chiede di risparmiare Albert, in nome dell'amore che un tempo li legava. Durante questo colloquio Edmond le rivela la verità sul suo arresto e sull'imprigionamento, le spiega che il suo compito adesso è vendicarsi per quei quattordici anni di prigione e di sofferenze. Ma alla fine il Conte cede davanti alle richieste di colei che ha tanto amato: affronterà dunque Albert in duello, ma con l'intento di farsi uccidere e così risparmiare il giovane. Edmond scrive il testamento, dice addio a Haydée, si congeda da amici e servitori. Il mattino dopo, sul campo del duello e alla presenza di testimoni, inaspettatamente Albert si scusa con il Conte; Mercedes infatti, per salvare la vita ad Edmond, ha rivelato tutta la verità al figlio. Albert e la madre progettano poi di abbandonare la loro casa e di partire per ricostruirsi una vita. Albert partirà per l'Africa come soldato mentre Mercedes tornerà ad una vita solitaria a Marsiglia nella casa del vecchio padre di Dantès, donatale da quest'ultimo. Mentre i due stanno facendo i preparativi per la partenza, il conte di Morcerf, ormai caduto in disgrazia, si reca da Montecristo per affrontarlo in duello. Edmond si rivela a Morcerf come Dantès: sconvolto, Fernand fugge ma, arrivato a casa, vede figlio e moglie che se ne vanno senza un saluto. Distrutto per la perdita di tutto ciò che aveva, Fernand si spara.

1815. Edmond Dantès, marinaio di diciannove anni, sbarca a Marsiglia dopo aver preso, da secondo, il comando della nave Pharaon. Qui gli viene confermato dall’armatore Pierre Morrel, proprietario della Pharaon, che verrà ufficialmente nominato capitano: ma questa non è l’unica buona notizia, Edmond può infatti finalmente riabbracciare il suo povero e vecchio padre e sposare la donna che ama, la catalana Mercedes. Tuttavia, prima ancora che il matrimonio venga celebrato, viene arrestato con l’accusa di aver tramato come agente bonapartista. Edmond è innocente, l’unica colpa che può essergli attribuita è quella di aver fatto scalo con la nave all’Isola d’Elba, dove si trova prigioniero Napoleone, e aver accettato di consegnare una lettera ad un uomo senza sapere che si trattava di un carteggio tra bonapartisti. Dietro l’odioso inganno vi sono alcuni uomini: Danglars, anch’egli in servizio sulla Pharaon, invidioso che Dantès sia stato nominato dal capitano morente come suo successore, l’avido sarto Gaspard Caderousse, vicino di casa del padre, che nutre anch’egli sentimenti ambigui per le fortune di Edmond e Fernand Mondego, un cugino di Mercedes che cerca senza successo di concupire la ragazza, promessa sposa di Edmond. Ad essi si aggiunge il giovane procuratore dalla dubbia morale che ha accolto la denuncia: Gerard de Villefort. Villefort rendendosi conto della sincerità di Dantès, cerca di chiudere la faccenda facendosi consegnare la lettera ma, una volta scoperto che il destinatario è suo padre bonapartista e non potendo denunciarlo, decide di bruciare la lettera e mandare avanti la condanna a Dantès, che viene imprigionato al castello d’If, prigione di Stato in un isolotto al largo di Marsiglia dove è destinato a passare il resto dei suoi giorni. 

Northanger Abbey fu il primo romanzo di Jane Austen ad essere pubblicato anche, se in precedenza erano già state stese delle versioni di Orgoglio e pregiudizio e di Ragione e Sentimento. Il suo titolo originario, Susan (nome della protagonista che fu poi mutato in Catherine) fu rivisto per la stampa dalla Austen nel 1803, e venduto ad un editore che decise poi di non pubblicarlo. Nel 1816, il manoscritto fu ricomprato dal fratello dell’autrice (Henry) per la stessa cifra (dieci sterline) per cui era stato comprato, e l’editore fu ben contento di rivenderlo, senza sapere che la sua autrice era la stessa che aveva già pubblicato quattro romanzi di successo (che erano state pubblicate sotto anonimato, come tutti i romanzi della Austen). La revisione finale della Austen avvenne dunque nel 1816, ma Jane morì l’anno dopo, e il romanzo fu pubblicato postumo, col titolo deciso probabilmente dal fratello, insieme all’altro romanzo postumo “Persuasion”, in un set di 4 volumi complessivi.Il libro è fondamentalmente una parosia dei romanzi gotici, tant’è che viene spesso citato “Il castello di Udolfo” di Ann Radcliffe, e che viene esposto esplicitamente il punto di vista dell’autrice al riguardo. Si può immaginare che quest’opera fosse intesa come umoristica per rallegrare le riunioni familiari; è considerata il più leggero dei suoi lavori.La disinvoltura, inoltre, con cui l’autrice parla direttamente al lettore in modo confidenziale ci fa conoscere il pensiero dell’autrice a quei tempi, che purtroppo non puàò essere desunto dalle sue lettere private, bruciate dopo la sua morte. Cornice musicale: Primo movimento della Sinfonia “Eroica” di Ludwig van Beethowen.
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