Consolazione della filosofia

Gli Ascolta Libri

Narrated by Silvia Cecchini

4 hr

San Severino Manlio Boezio (475 - 525) è stato un filosofo romano, venerato dalla Chiesa Romana come santo e martire. Le sue opere influenzarono notevolmente la filosofia cristiana del Medioevo, tanto che alcuni lo collocano tra i fondatori della Scolastica, per quanto l'opera si fondi sulle tradizioni stoiche e soprattutto neoplatoniche. Accusato, forse falsamente di aver voluto restaurare la libertà di Roma, nel settembre del 524 viene incarcerato a Pavia qui scrive il De consolatione philosophiae. Nel 525 verrà poi giustiziato. L’opera, libro prediletto di Dante, oltre che di tanti altri, studiosi e non, filosofi e non, cristiani, e non, si presenta come un dialogo nel quale la Filosofia, personificata da donna, dimostra che l'afflizione patita da Boezio per la sventura che lo ha colpito non ha in realtà bisogno di alcuna consolazione, rientrando nell'ordine naturale delle cose, governate dalla Provvidenza divina. Nel quinto e ultimo libro Boezio tratta inoltre il problema della prescienza e provvidenza divina e del libero arbitrio.
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Additional Information

Publisher
Gli Ascolta Libri
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Published on
Feb 7, 2013
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Duration
4h 0m 51s
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ISBN
9781509424306
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Language
Italian
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Genres
Photography / General
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Questo dialogo, noto anche col nome di Simposio, è il più noto fra i dialoghi di Platone. La sua struttura non è in realtà quella di un dialogo ma una successione di orazioni effettuate dagli intellettuali ateniesi, che hanno per oggetto le lodi del dio dell'Amore (Eros). Troviamo qui, fra l'altro, la famosa descrizione dell'uomo ermafrodito, che, tagliato in due dagli dei, cercherà poi nella sua vita, la sua metà mancante, grazie alla quale, e solo grazie ad essa, ritroverà il suo senso di completezza e, quindi, la felicità. Ma, quando è il turno di Socrate di parlare, egli si limita a riferire l'insegnamento che Diotima gli ha somministrato, e che termina con queste parole: "Cosa succederebbe allora se uno riuscisse a vedere la Bellezza in sé, in tutta la sua adamantina purezza, e non già quella offuscata dalla carne, dai colori, da tutte le altre vanità terrene, se gli riuscisse, insomma, di scoprire la Bellezza in sé, divina e uniforme? Credi forse che sarebbe miserabile la vita di quell'uomo che fissasse quel punto, lassù, e lo contemplasse come va contemplato, congiunto con esso? Ed è soltanto in quel punto, contemplando la bellezza, con quella facoltà che la rende visibile, che egli potrà dar vita non a parvenze di virtù, dato che non è a una falsa immagine di bellezza che egli si è accostato, ma a una virtù vera, per il fatto che egli è nella verità; non pensi del resto, che avendo dato vita alla virtù vera e avendola continuamente alimentata, costui potrà diventare caro agli dei, ed essere anch'egli immortale, se mai altro uomo lo è stato?" Conclude il convito il discorso di Alcibiade, innamorato di Socrate, che fa le lodi di quest'ultimo raccontando come tutti i propri tentativi di sedurlo non siano mai riusciti.
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