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Tutto nasce per caso. A Miuccia Gigante, figlia di Vincenzo Gigante, giungono da Ustica due paginette fotocopiate da un libro in lingua albanese, nel quale è descritto un confinato comunista italiano che si chiamava Gigante. Miuccia gira il materiale a Vittorio Bruno Stamerra, che da anni si interessa della storia di questo martire dell’antifascismo, dirigente comunista, Medaglia d’Oro al valor militare nella Guerra di Liberazione, il quale coinvolge nella ricerca una sua amica albanese, Merita Bruci, che insegna filologia a Tirana.

La Bruci mette a confronto la biografia di Gigante, scritta da Stamerra sulla base di documenti ricavati soprattutto dall’Archivio Centrale dello Stato e dalla Fondazione Gramsci, con i riferimenti all’antifascista italiano che sono contenuti nei libri di Petro Marko quando entrambi erano confinati, perché militanti comunisti, nell’isola di Ustica. L’obbiettivo della ricerca è duplice: stabilire quanto di vissuto autentico è contenuto nei libri autobiografici di Marko, e acquisire altri elementi che servano a conoscere meglio la figura dell’antifascista brindisino a più di 70 anni da quando venne trucidato dai nazifascisti nella Risiera di San Sabba a Trieste.

E dall’esame filologico dei libri viene fuori una storia, mai sinora raccontata -inserita dagli autori nella postfazione- accaduta nella primavera del 1943 a Ustica e la cui conclusione forse segnò la vita di Petros Marko e Vincenzo Gigante nei terribili mesi che seguirono.

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