Similar ebooks

Nella complessa vicenda della storia di Genova, se se ne approfondiscono gli elementi economici, politici e soprattutto antropologici, si capisce subito che non sarebbe stato possibile passare da un regime comunale a una signoria o a un principato, come invece avvenne in molti altri casi, come per una sequenza naturale. A Genova nessuno avrebbe sopportato un “capo”, un signore assoluto: l’oligarchia delle famiglie patrizie non lo avrebbe tollerato.
Lo capì perfettamente il più famoso e importante dei Doria, Andrea, che pure passa alla storia e ancor oggi alla toponomastica cittadina come il Principe per eccellenza. Il grande ammiraglio, fine tessitore dell’ardua politica del XVI secolo, fu di fatto il padrone di Genova, ma non dette vita a una dinastia, pur riservando un ruolo di rilievo alla propria famiglia che, nei suoi vari rami che sopravvivono, gode ancora di grande prestigio. Usciti dall’oscurità dell’XI secolo, i Doria sono ovunque presenti con il loro stendardo dall’aquila nera dalle ali spiegate, accanto alla croce rossa del vessillo di San Giorgio. La congiura dei Fieschi contro Andrea Doria resta l’episodio storico più famoso anche per le ampie risonanze letterarie e artistiche che ispirò. Dogi, cardinali, mecenati, ma anche sensibili alla Rivoluzione Francese, sino al Risorgimento, alle nuove idee e al cambiamento della politica, i Doria sono la rappresentazione d’un inimitabile spaccato storico: “dinastia” informale in un contesto di assoluta “diversità”, per dirla con Dante, nella storia italiana.
Con questo libro, che verra bollato spregiativamente come "revisionista," viene scoperchiato un santuario. Che Guevara era davvero un eroe senza macchia e senza infamia? Che Guevara era un assassino o un filantropo? Che Guevara era un buon economista? Che Guevara era il difensore dei piu poveri e dei diversi? Che Guevara era medico oppure no? Queste sono alcune delle domande a cui risponde questo libro, che getta luce su una delle figure piu idolatrate del XX secolo.Grazie alla documentazione e alle testimonianze riportate in queste pagine, emerge a chiare lettere che il guerrigliero argentino era una specie di "macchina di morte." Disse, nel 1964, all'Onu: "Fucilazioni? Siiii, abbiamo fucilato. Continuiamo e continueremo a fucilare finche sara necessario. La nostra lotta e una lotta fino alla morte"! Scrisse in una lettera a sua moglie: "Mia cara: mi trovo nella selva cubana, vivo e assetato di sangue." Tra le altre sostenne: "La via pacifica e da scordare e la violenza e inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche al costo di milioni di vittime atomiche." Il noto attore e regista Andy Garcia ha detto di lui: "La gente indossa la maglietta con il suo volto come un'opera di pop art. Ma non sanno nemmeno chi fosse. Sembra una rock star. E invece fece uccidere moltissime persone senza processo e senza che avessero la possibilita di difendersi."LEONARDO FACCO e giornalista ed editore. Ha lavorato e collaborato per anni con diversi quotidiani e settimanali italiani. Attualmente e direttore della rivista libertaria Enclave.
A un personaggio che ha suscitato enigmatici e discordi giudizi, è dedicata questa approfondita e, per questo, voluminosa ricerca storica.
Gli autori hanno stilato una teoria suggestiva sul Conte di Cagliostro, che si conclude con una tesi affatto differente dalla realtà sinora ufficialmente accettata.
A parte questo contenuto, dall’importanza non secondaria, il libro rappresenta una cronaca del fecondo periodo storico, con numerosi riferimenti ad episodi e personaggi più o meno noti.
Si tratta infatti di un’epoca assai ricca di figure che sembrano uscite dalla penna di un Tolkien: Saint-Germain in primis, poi de Pasqually, dom Pernety e altri; ci sono gli spiritualisti (Swedenborg, Saint Martin), gli avventurieri (Casanova), i guaritori (Mesmer), i medici (Hahnemann, Jenner), i massoni e gli Illuminati di Baviera (Savalette de Langes, de Saint Costair, Weishaupt e altri), gli scienziati (Lavater), i poeti (Goethe, Schiller), i musicisti (Mozart, Gluck, Haydn), i pittori (de Loutherbourg, Blake, Belle), i caricaturisti (Gillray, Hogart), gli incisori (Bartolozzi, Piranesi), gli artisti e gli scultori (Houdon), gli scrittori (Burkli, La Roche), i viaggiatori (Laborde, Coxe, Verri), gli enciclopedisti (Diderot, de Grimm, d’Alembert), i filosofi (Kant, Voltaire, Bode, Borowsky, Blessig), gli imbroglioni e le truffatrici (de Villette, la Motte e de la Motte-Valois), i Rosa-Croce e i Cavalieri di Malta (Pinto de Fonseca, L. d’Aquino), tutta la nobiltà dell’epoca con cavalieri, signori, monsignori, baroni, visconti, conti, marchesi, duchi, principi, marescialli, Re e Regine di vari Stati europei, Imperatori e Imperatrici, e poi, la Curia Romana con Papi, Cardinali, Segretari di Stato,, per non dimenticare, infine, i rappresentanti degli Stati Generali dell'Assemblea Nazionale Francese prima della Rivoluzione e gli eroi delle Rivoluzioni Americana nel 1775, Francese nel 1789, Romana del 1798 e Napoletana del 1799.
Tutti questi personaggi hanno fatto del XVIII secolo qualcosa di più del Secolo dei Lumi. 
Sintetico romanzo storico-biografico illustrato, incentrato sulle imprese belliche del più grande ammiraglio dell’antica Roma, Marco Vipsanio Agrippa. Questi, dopo aver meritato la decorazione della Corona Aurea Navale (attribuita solo a Marco Attilio Regolo e a Marco Terenzio Varrone) per la vittoria navale di Nauloco contro Sesto Pompeo, venne insignito da Augusto anche del Vessillo Azzurro, la più prestigiosa e mai eguagliata onorificenza nella storia della marina militare romana, per la vittoria riportata nella battaglia Navale di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra.
Il racconto si sviluppa lungo l’arco temporale della vita del protagonista, dal 63 al 12 a. C., fondendo la realtà delle vicende storiche di quei tempi con altri eventi fantasiosi, ma verosimili.
Lo scenario privilegiato, giustificato storicamente, risulta il contesto ambientale dei Campi Flegrei, laddove venne creata la massima base navale del mondo antico, finalizzata ad ospitare quella che per oltre quattro secoli risulterà la più importante flotta navale dell’ Impero Romano: la Classis Misenensis.
Neapolis, Cumae, Misenum, Aenaria, Baiae, Puteoli, Avernum, Hamae, Astroni, Pausilypon, Lucrinum sono i luoghi che hanno realmente vissuto le importanti vicende storiche qui riportate.
Il protagonista del romanzo è naturalmente Marco Vipsanio Agrippa. Altri importanti personaggi storici coinvolti nel racconto sono Augusto, Cocceio, Mecenate, Sesto Pompeo, Marco Antonio e Cleopatra, Bruto, Cassio, Menas, Menecrate, Calvisio, Vedio Pollione, Marcello e Giulia Minore. Personaggi romanzati sono la Sibilla Cumana, Virgilio, Kyros e Nymphodora, amata da Agrippa.
Lo svolgimento di alcune delle principali battaglie sostenute da Agrippa (le due di Filippi e la battaglia navale di Azio) viene qui adeguatamente configurato.
L’esoterismo, infine, è l’altro fil rouge che unisce le vicende di alcuni personaggi.
L'autobiografia e.li Liberale Medici, un contadino veneto diventato operaio suo malgrado, a quarant'anni, è stata giudicata meritevole del «premio PieveBanca Toscana», edizione 1989, da una giuria che ogni anno assegna questo titolo a un diario, a un carteggio o a una memoria. «l'autobiografia di Liberale Medici è stata prescelta per la grande immediatezza e grazia con le quali l'autore rende evidenti la vita e la figura di un contadino del nostro tempo, e per i molti momenti poetici che sa creare nella fitta descrizione di paesaggi, persone e di eventi quotidiani e di guerra che riempiono le sue pagine».

«È il racconto di un poeta» ha sostenuto la Ginzburg.

La giuria del premio Pieve ha osservato pure che una apparente lacuna nell'opera di Liberale Medici - «la scrittura grammaticalmente inesperta» - «non nuoce quasi mai alla lettura, tenuta viva dall'attenzione per i dettagli e dai ricordi particolarmente espressivi attraverso i quali si dipana la storia di un'esistenza tipica del nostro mondo agricolo, tra le due guerre e nel dopoguerra».

I grandi mezzi di comunicazione hanno colto subito il legame tra il fenomeno Medici e la «linea verde » dettata dai tempi: così un giornalista capace, come Federico Fazzuoli, l'ha inserito naturalmente nella sua nota trasmissione televisiva, mentre un altro sagace promotore, Maso Biggiero, lo ha fatto salire sull'«agricoltreno» che gira per l'Italia. Un premio diaristico, una trasmissione televisiva, un treno speciale sono dunque i veicoli sui quali ha preso a volare la storia di questo contadino, nato a Marcon in provincia di Venezia nel 1922, da una famiglia patriarcale, ultimo di otto figli allevati nel culto del lavoro nei campi e dell'amore per la musica, che si levava dai cori della «schola cantorum», nella parrocchia del paese. 

«Non possedendo doti culturali, chiedo a voi rispettabili intellettuali se mi comprometto presentandomi con questo mio scritto»: con tale modulo di introduzione, il testo era stato spedito a Pieve Santo Stefano, Arezzo, alla fine del 1988 perché fosse inserito nell'Archivio diaristico nazionale e fatto partecipare ·al concorso, organizzato in quel Comune. In calce alla lettera, la firma era: «Medici Liberale, detto Dolfo, classe 1922». Come si presentano molti italiani, dopo essere passati per la scuola elementare, il distretto e la vita militare.

Chi
era, davvero, Eva Braun? Per la prima volta insieme in lingua italiana, le
uniche pagine residue del diario del 1935 – ritenuto autentico – e il colossale
falso storico che nel 1948 divenne un bestseller, modellando nell’immaginario
collettivo la figura della perversa amante del Führer. Il tutto corredato dell’incredibile
storia editoriale del
Diario e di un
profilo biografico della donna che sposò Hitler nel bunker, scrivendo l’ultimo,
tragico capitolo della caduta degli dèi.














All’indomani della Seconda guerra mondiale tutti si chiedevano chi fosse
Eva Braun, la misteriosa amante del F
ührer che per poche ore, tra i corridoi angusti del bunker, era diventata la
signora Hitler. Ogni domanda, anche la più morbosa, trovò risposta in un
manoscritto che ebbe larghissima diffusione: il suo diario. Il testo racconta,
senza filtri, la vita quotidiana di Eva a partire dal 1937 e mette a nudo
abitudini, manie e imbarazzi della ristretta cerchia di Hitler, arrivando a
insinuare nel lettore il dubbio che il demonio abbia lasciato un erede. Quando
il diario edito di Eva Braun venne riconosciuto come un falso, ormai il danno
era fatto: le insinuazioni di quelle pagine abilmente forgiate erano diventate
certezza a colpi di gossip, e la fantasia popolare aveva fatto il resto. I semi
della nazisploitation stavano
sbocciando nell’immaginario collettivo, pronti a contaminare la letteratura e
il cinema. Questo e-book recupera due documenti epocali: le menzogne
pirotecniche del falso diario e i dolori (autentici, o presunti tali) che Eva
Braun trasferì su carta, di suo pugno, nel 1935, l’anno del suo secondo
tentativo di suicidio. Troverete inoltre la cronistoria editoriale del diario
falsificato e una biografia di Eva, inconsueta protagonista del Novecento. Al
lettore il compito di stabilire quanto di plausibile, di auspicabile e di vero
ci sia nella vertigine del falso.





















Christopher Krebs, un classicista dell’Università di Stanford, ha definito Germania di Tacito “un libro molto pericoloso” e ha dedicato alla fortuna di questo classico della storiografia latina, di appena 30 pagine, un libro di oltre 300 pagine. Lo scritto di Tacito è divenuto una miniera di tropi. Heine, Herder, Grimm se ne sono occupati ampiamente. Marinetti lo tradusse come un testo futurista e Gramsci si beffò della sua traduzione. Il nazismo ne fece la sua bibbia. Himmler ne era ossessionato al tal punto da mandare nel 1943 un commando delle SS in Italia a trafugare il manoscritto, vanamente. Il paradosso più grande è che Tacito ha scritto Germania senza aver mai conosciuto, né visitato quei luoghi. Ma lui vedeva la storia come un’astrazione. 

Oggi la Germania è tornata in primo piano nella politica e nella storia europea. Il volto dei suoi leader suscita sentimenti forti. Rileggere oggi questa sintetica monografia antropologica, fuori dalle passate querelle e dagli innumerevoli tropi che l’hanno piagata, può essere un buon impiego del proprio tempo. 

Oltre al testo originale, un latino che raggiunge i suoi più alti vertici di sinteticità e pregnanza, offriamo al lettore la traduzione italiana e quella inglese. Conoscere la storia è magistrale, altrimenti, come dice Hegel, chi dimentica il passato lo ripete.



Christopher Krebs, a classicist from Stanford University, defined Germania by Tacitus as “a most dangerous book” in literature. Krebs himself studied the fortune of this classic from Latin historiography in a book of over 300 pages based on a piece barely 30 pages long. Actually Germania can be read in a half an hour. 

Through history Germania has been a constant source of tropes. Heine, Herder, Grimm all wrote extensively about it. Tommaso Marinetti translated it as a futurist text and Antonio Gramsci mocked his translation. Germania became a sort of bible for the Nazis. Himmler was so obsessed with it that in 1943 he dispatched a commando to Italy in an unsuccessful attempt to steal the manuscript. The superb paradox is Tacitus never stepped foot in Germany. For Tacitus, history was only an abstraction.

Once again we find Germany in the spotlight. German leaders arouse strong emotions and feelings. Reading this book today would serve us all well. It can help us to untangle the European puzzle. In any case The Germania is a classic. A first example of an anthropological monograph written in Latin at the peak of conciseness and poignancy. 

This ebook contains the Latin text, English, and Italian translations linked and intertwined. 

Historia magistra vitae, otherways, in Hegel’s words: “Those who forget the past are doomed to repeat it”.

Un felliniano “amarcord”: da scolaro monello a “Balilla coloniale”, a goliardico studente di medicina all’Asmara in Eritrea. Un percorso famigliare dal fascismo ad oggi: dalla fine della guerra del 1914 -’18 a Susegana sul Piave, all’Africa, all’orrore nazifascista.
La vita in colonia. Il colonialismo, il razzismo, contro un Popolo che l’autore definisce“gentile ed eroico”. Da Assab a Lampedusa. Vita e genialità dei coloni italiani. Il ruolo della Chiesa Cattolica.
La guerra all’Asmara i bombardamenti, l’occupazione britannica,
Profughi dall’”Impero” sulle “navi bianche”, con 30.000 donne e bambini. Due mesi negli oceani verso l’Italia in piena guerra immersa nel nord nella sanguinosa e mostruosa cosiddetta “repubblica” di Salò.
Il ritorno a casa in Eritrea. Un goliardico studente antirazzista porta dall’Italia “il vento del nord” ai connazionali e ai colleghi, della facoltà medica di Asmara, rimasti ignari degli eventi italiani, nella colonia occupata dagli inglesi. il ritorno del Negus.
L’Esodo finale dall’Africa delle famiglie italiane e l’abbandono delle proprie case e officine e delle ingenti opere costruite da geniali operatori e lavoratori.
Il lungo martirio delle genti eritree: la colonizzazione, le guerre e alla fine, l’aggressione strategica delle grandi potenze delegata all’Etiopia, fino ai naufragi di Lampedusa. La decolonizzazione e una fraternità tradita.
Sconcertante revisione analitica delle cause e conseguenze delle guerre italiane, e di quella europea del 1940. Riflessioni su tutti quei disastri e sul silenzio di tutti.
Bugie e complici silenzi documentati con dettagliate fonti e testimonianze personali dell'autore.
Forte, bello, raffinato, elegantissimo; desiderato dalle donne, invidiato dagli uomini, odiato da molti, ammirato da tutti. Condottiero geniale, reputato il migliore; coraggioso e temerario, sempre in testa ai suoi uomini; ferito innumerevoli volte, eppure mai domo. Signore della guerra, ma disastroso in diplomazia; assolutamente incapace di districarsi nella ingarbugliata situazione italica di metà Quattrocento. Passionale e impulsivo, mutevole nelle opinioni e nelle alleanze, tanto da venire spesso considerato inaffidabile e pericoloso. Presente su tutti i campi di battaglia per garantirsi la sopravvivenza della Signoria e le risorse necessarie a soddisfare le proprie smisurate ambizioni. Protagonista di infinite contese col nemico Federico da Montefeltro, nel tentativo (reciproco) di ampliare i rispettivi confini, troppo angusti per i loro grandi sogni. Reso feroce e crudele dalla durezza delle mille battaglie; e tuttavia dolce con la madre, tenero coi figlioletti, poetico con l’amata Isotta. Così attaccato alla sua Rimini, dove riposano le ossa degli antenati, da esser disposto a morire mille volte pur di non scambiarla con qualunque altra città. Qui e nei castelli del territorio permangono i segni forti e importanti della sua strategia militare. Estremamente colto e sensibile, ha avuto la capacità di cogliere prima d’altri i fermenti artistici che stavano sbocciando in Italia. Infatti il Tempio Malatestiano costituisce in assoluto la prima espressione di quella temperie fantastica e irripetibile che fu il Rinascimento; una testimonianza imperitura che il genio di Sigismondo ha lasciato alla città. Pur avendo concluso la propria vita in un triste declino materiale, la cultura, l’intelligenza e l’acume del precorritore gli hanno ottenuto quel che la diplomazia o le armi non gli avrebbero comunque saputo mai dare: l’immortalità.
©2019 GoogleSite Terms of ServicePrivacyDevelopersArtistsAbout Google|Location: United StatesLanguage: English (United States)
By purchasing this item, you are transacting with Google Payments and agreeing to the Google Payments Terms of Service and Privacy Notice.