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Con 12 milioni di dischi venduti, i Muse sono senza dubbio il più importante gruppo inglese dell’ultima generazione, l’anello di congiunzione tra la spettacolarità del rock dei Queen e il lirismo pop dei Radiohead, all’incrocio tra metal, elettronica e glam. Dalla prima Battle of the bands nel Devon, da dove sono partiti, al tutto esaurito dello stadio di Wembley, dove sono approdati; la stratosferica ascesa dei Muse presso gli adolescenti di tutto il mondo è passata attraverso la clamorosa attestazione di stima ricevuta dalla scrittrice Stephenie Meyer, che ha più volte dichiarato di considerarli il gruppo preferito, li ha esplicitamente citati come principale fonte d’ispirazione di New Moon li ha voluti per la colonna sonora dei film tratta dalla sua fortunatissima saga Twilight. Fuori dal mondo. La storia dei Muse ricostruisce l’affascinante e incendiaria storia della band di Teignmouth con decine di aneddoti e interviste esclusive, prima inedite, raccolte tra il 1998 e il 2010, analizzandone scrupolosamente i cinque album di studio, dall’ormai mitico Showbiz al più recente The Resistance, e ripercorrendo passo dopo passo i sedici anni impiegati dai tre ragazzini punk per salire sulla cima dell’Olimpo del Rock. Mark Beaumont, tra i più stimati giornalisti musicali britannici, è stato il primo ad intervistare i Muse per una rivista nazionale. Li ha poi seguiti varie volte in tour, stringendo con ognuno di loro una salda amicizia. Suoi articoli sono apparsi su The Times, New Musical Express e Uncut.
Canzoni arrabbiate, urlate, sussurrate. Canzoni… spericolate. Canzoni che hanno accompagnato più di una generazione, fatto piangere, gridare, innamorare. Canzoni che padri e figli hanno imparato a strimpellare con la chitarra in fondo all’autobus della scuola, canzoni cantate in coro attorno al fuoco su una spiaggia, oppure, in un unisono di migliaia di voci, che esplode come un boato, in uno stadio così come in un palasport. Sono quelle di Vasco Rossi, cantautore di fama internazionale, che da Zocca, il piccolo comune dell’Appennino modenese dove è nato, il 7 febbraio del 1952 è partito alla conquista dell’Italia e del mondo. In trent’anni di carriera, Vasco ha pubblicato 25 album, venduto più di 30 milioni di dischi, composto più di 150 canzoni, scritto testi e musica per altri interpreti, scritto libri, diretto film. Qualunque sia l’espressione artistica scelta da Vasco, il successo è assicurato, grazie all’immensa folla di fans che lo seguono, lo amano, lo sostengono. Perché quello che piace di Vasco è la sua umanità, la sua sensibilità, la sua timidezza che esplode nelle canzoni più “arrabbiate”, la sua semplicità e persino i suoi errori e le sue debolezze, che poi, sono quelle di tutti. Sentimenti cantati e suonati, condivisi, sentiti come propri, come l’attaccamento alle proprie radici montanare, agli amici d’infanzia e l’affetto che, da sempre lo lega ai suoi fans. Ai quali, in una sorta di timida riconoscenza, sembra essere grato per avere contribuito a farlo diventare, dai tempi di Punto Radio ad oggi, quello che è.
In ogni pezzo di Vasco, c’è un po’ di noi, da almeno due generazioni. Che siano canzoni arrabbiate, come Vita Spericolata, Colpa d’Alfredo, C’è chi dice no o Gli spari sopra, o romantiche, come l’indimenticabile Albachiara, Una canzone per te, Sally o Gli angeli, per citarne solo alcune, ognuno di noi ha la sua preferita, legata a particolari momenti della vita. Ricordi che si intrecciano alle note, e rinascono ogni volta che la voce roca di Vasco si diffonde da una radio o da un CD “sparato” a tutto volume, magari lungo la strada per il mare. Insomma, le canzoni di Vasco hanno significato molto per tutti coloro che con esse sono cresciuti, hanno amato, hanno pianto, riso, si sono arrabbiati. Perché, allora, non lanciare una “sfida”? Perché non ribaltare le “regole del gioco”? Se alle canzoni di Vasco sono legati momenti, sentimenti, ricordi, sensazioni, perché non raccontarle? Da qui è partita l’idea del concorso letterario “Voglio un racconto….spericolato”. Per un anno intero, abbiamo raccolto emozioni, elaborazioni, ricordi di quanti abbiano voluto esporre, attraverso un racconto ispirato ad una o più canzoni di Vasco, il ricordo o la fantasia che a quelle canzoni è legata. Sono stati davvero tanti i racconti arrivati con trame eterogenee, proprio come i sentimenti che le canzoni del Blasco, come viene affettuosamente soprannominato il rocker di Zocca, sono in grado di suscitare. Alla fine, sono stati scelti per la pubblicazione le 26 storie che vi proponiamo nelle pagine seguenti. Il risultato è questa antologia, che vuole anche essere un omaggio a Vasco da parte dei suoi fans, un modo semplice, affettuoso e creativo per tradurre la sua musica in pensieri e parole. E per dirgli grazie per averci fatto sognare.


Ps: 7 febbraio 2012 Vasco compirà 60 anni.
Auguri Komandante!
Document from the year 2008 in the subject Musicology, , 160 entries in the bibliography, language: Italian, abstract: In music therapy practice, therapist and patient cover a shared route which may let them grow in broad-mindedness, self-comprehension and –integration, social integration, psychophysical balance, development of interests, motivations and self-esteem. Patient is challenged to believe in the possibility of changing, and therapist is challenged to help him/her fit into living life to the full. But sometimes it isn’t easy to work with patients who choose to be mute and inactive during music therapy sessions for so long time that we could almost say “they refuse to communicate”. Nevertheless, according to Watzlawick’s theory, we know that it is impossible not to communicate, because each behaviour is a communication act; even when the patient maintains a stubborn silence, the music therapist can set up a musical dialogue with him, “translating” in sounds and music the patient’s non-musical behaviours (exclamations, gestures, movements, etc.). Therefore, in this work, music therapy activities are considered mainly as communication activities, framing them in the field of general communication and connecting them with activities in the verbal and in the non-verbal field. Then this work analyses some basic ideas of the sound-music communication (relationship through different perception systems, parameters of sound and noise, physical and “psychological” effects of an exposition to sounds and noises, etc.), stressing the consequences which can derive from these previous statements and citing reference cases. Finally this study suggests some communication techniques, based on the use of the languages of sound (speech and music), citing the experiences of famous music therapists, and supplies materials which can be used in work-shops on expression and communication through sounds.
Con i se e i ma non si fa la storia. E nulla è più vero rispetto alla storia dei Beatles. Cosa sarebbe successo se John Lennon non avesse formato i Quarrymen? Se questi non fossero andati ad Amburgo dove registrarono insieme a Tony Sheridan il disco "My Bonnie"? E se quel disco non fosse stato richiesto a Brian Epstein nel suo negozio di dischi di Liverpool? Richiesta che fece scattare in lui l'interesse e la curiosità su quei quattro Teddy-Boys che si facevano chiamare Beatles e che al pub/cantina chiamato Cavern cominciavano a farsi conoscere e apprezzare dai giovani della loro città natale. In questo libro si deduce, senza ombra di dubbio, che se Brian Epstein non fosse stato così intraprendente e caparbio, e si fosse fermato davanti ai tanti, anche importanti, dinieghi alle sue presentazioni degli ancora sconosciuti Beatles, probabilmente il mondo della musica sarebbe più povero e minore la gioia di milioni di persone nel mondo. Epstein sapeva di avere qualcosa di buono da offrire, non si sarebbe arreso se non dopo aver proposto i Beatles a tutte le etichette musicali esistenti in Inghilterra... e forse, chissà, anche al di fuori. Un insegnamento di vita oltre che l'autobiografia dell'uomo che ha creato i Beatles scoprendoli, convincendoli a modificare il loro look senza in alcun modo cambiare il loro sound, e che li ha messi sulla rampa di lancio da cui, con la collaborazione e l'esperienza di George Martin, sarebbero partiti per un favoloso viaggio fino a collocarsi nel firmamento musicale. Per sempre.
“Tutto ciò che voglio sei tu” è la “music story” di una fan appassionata per gli U2, per la loro musica e per i personaggi che compongono la band, in quanto considerati uomini di grande intelligenza, umanità e di valori morali in cui identificarsi.
Nasce come raccolta di articoli pubblicati dall’autrice Angela Barresi per il sito italiano U2360GRADI.IT per cui collabora da diversi anni curando la rubrica “360pink”, che propone ai lettori una visione spiccatamente “femminile” della band irlandese. Il tutto ispirato dal desiderio di condividere con chi legge le esperienze ed i sentimenti che solo la buona musica sa creare. Gli articoli, infatti, raccontano aneddoti di vita personale il cui filo conduttore è l’amore per la musica di Bono e compagni; con le mille sfaccettature che una canzone, un intero album, un video, possono avere a seconda di chi l’ascolta e del coinvolgimento emozionale che può creare. Al fondo di ogni articolo sono stati riportati i commenti di altri fan, di persone che settimana dopo settimana si sono appassionate alla rubrica ed hanno voluto lasciare un ricordo od il motivo per cui non potrebbero fare a meno degli U2.
Gli U2 appassionano indistintamente uomini e donne di età, cultura ed origini diverse. Tengono insieme popoli e generazioni che altrimenti non avrebbero un’identità musicale così netta e radicata nella loro natura.
“Tutto ciò che voglio sei tu” è anche la storia degli U2 raccontata attraverso disegni realizzati a matita dall’autrice che ha riunito in un’unica opera la sua creatività artistica, musicale e letteraria.
Document from the year 2011 in the subject Musicology, , language: Italian, abstract: L’integrazione del diversamente abile è una tematica di particolare rilevanza nella società odierna. I processi di trasformazione in atto nella scuola e nella società rendono più che mai attuale l’argomento e richiedono un accrescimento dell’impegno da parte di ciascuno, allo scopo di dar voce ai bisogni dei disabili e proporre contenuti e proposte in grado di promuovere e garantire tutti i loro diritti. La particolare attenzione alla qualità della vita dei disabili ha favorito la nascita sul territorio di numerose associazioni, specializzate nelle diverse tipologie di handicap. Queste, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica su determinate problematiche attuano, ognuna proponendo un suo peculiare percorso, interventi specificamente finalizzati all’educazione e all’integrazione sociale dei disabili. Il presente lavoro nasce dall’esperienza sul campo, proprio in collaborazione con una di queste associazioni, l’A.F.I.A. (Associazione Famiglie Ipoacusici Abruzzesi). In particolare l’intervento di cui si fa menzione è rivolto alle persone minorate dell’udito e presenta un’ampia gamma di attività musicali (vocali, ritmico – musicali e strumentali), volte a migliorare la comunicazione dell’audioleso col mondo che lo circonda, favorendone, di conseguenza, l’integrazione nella società. La scelta di utilizzare proprio la musica con chi è minorato dell’udito è spiegata dal fatto che il sordo profondo è dotato di una percezione uditiva residua che deve essere esercitata ed affinata, parallelamente anche alla percezione tattile che la supporta. Ciò può essere proficuamente attuato svolgendo proprio delle attività sonoro - musicali in un’aula ben attrezzata, con strumenti musicali adeguati, di cui sia facile avvertire al tatto la vibrazione. La musica, oltre ad agire direttamente sul linguaggio e sulle capacità senso - percettive, agevola nell’ipoacusico la coordinazione motoria, la coordinazione spazio - temporale, la socializzazione e le capacità affettive e relazionali. I risultati ottenuti con questa esperienza mettono in evidenza come il linguaggio musicale riesca ad offrire, anche a chi è disabile dell’udito, non soltanto dei momenti ludici, di incontro con i coetanei, ma anche delle importanti occasioni di sviluppo della percezione e della musicalità.
Document from the year 2012 in the subject Musicology, , language: Italian, abstract: Musica e politica sono entrambe espressioni di una determinata società, della quale riflettono i valori; in risposta al mutamento delle condizioni di vita e di lavoro, che fa fronte a nuove esigenze e a sua volta ne fa sorgere altre, una società elabora man mano nuovi ideali, che vengono assunti nella teoria musicale e in quella politica, e poi tradotti in pratica in prodotti musicali (brani strumentali, opere, canzoni) e nella formulazione ed applicazione di leggi e provvedimenti amministrativi. Ma accade anche che artisti e uomini politici intuiscano con anticipo i mutamenti sociali in preparazione, e dunque si pongano alla guida di movimenti che aspirano ad orientare l’evoluzione della società verso i traguardi da loro auspicati. In ragione di queste analogie, e dell’effetto che per un verso musica e politica hanno sulla società, e per un altro circolarmente subiscono da essa, è ipotizzabile un rapporto circolare anche tra queste due arti: si può ritenere cioè che la musica, influendo sulle emozioni di individui e gruppi, possa stimolare questi ad assumere determinati comportamenti politici, e che la politica possa incidere sui comportamenti di chi fa o ascolta musica, favorendo o viceversa contrastando la produzione e la diffusione di certi stili o generi musicali. Il lavoro è articolato in tre capitoli. Il primo capitolo verte sul panorama socio-economico, politico e musicale italiano all'inizio del Novecento, e ne evidenzia in particolare le forze tradizionaliste (par. 1.2) e quelle rivoluzionarie (par. 1.3). Il secondo capitolo tratta del fascismo e della sua politica culturale, ed approfondisce in special modo il ruolo attribuito agli intellettuali nell’indottrinamento delle masse (par. 2.2), gli organismi e le strutture operanti in ambito musicale (par. 2.3.1), e il consenso dato al fascismo dagli intellettuali (par. 2.4.1) e specificamente dai musicisti (par. 2.4.2). Il terzo capitolo incentra la riflessione sulla produzione politico-musicale nell’epoca del regime, esaminando scritti teorici di musicisti e musicologi (par. 3.1), e composizioni afferenti sia al genere della musica colta sia a quello della musica popolare: il taglio ideologico di tali prodotti (par. 3.5 e 3.6) è evidenziato attraverso l’analisi di alcune opere rappresentative, compiuta tanto sotto il profilo testuale quanto sotto quello propriamente sonoro-musicale (par. 3.3 e 3.4).
All’inizio doveva essere Mimì Bertè. Poi, invece, la voce è diventata quella di Mia. Quella della cantante calabrese che di vero nome faceva Domenica Bertè, sorella di Loredana, è stata una delle storie più intense della canzone italiana. Tanto intensa quanto assurda per la direzione che ad un certo punto del racconto ha preso. Nel racconto di Mia c’è la Calabria, la regione della sua famiglia, da dove parte alla ricerca del mondo della discografia, quello che è sempre stato a Roma e Milano. Poco, molto poco, altrove. Quel mondo che la scopre improvvisamente negli anni Sessanta, ma non ne capisce subito le caratteristiche. E poi ci sono gli incontri con i nomi eccellenti della musica italiana. Nella storia di Mia c’è Claudio Baglioni, c’è il mondo femminile raccontato con tutta l’intensità che la voce permette, quella di Piccolo grande uomo e di Padre davvero. I suoi successi confezionati da nomi importanti. Ancora, l’assurdo rapporto di Mimì con Sanremo. Quel Festival che non ha mai vinto. Quel Festival che però decide di creare un Premio della Critica proprio con per riconoscerne il merito. Il ritiro dalle scene, negli anni Ottanta, è il confine dopo il quale lo sguardo di Mia non sarebbe più stato lo stesso. L’accusa infamante quanto assurda di portare sfortuna, sorta da circostanze ridicole al solo pensarci ma che hanno causato l’effettivo allontanamento della cantante dalla scena per anni. Poi il ritorno, un nuovo Festival di Sanremo e Almeno tu nell’universo. Un grido. Ricerca di un punto fermo sul quale appoggiarsi che forse Mia non ha trovato. Lo stesso che ha cantato tanti anni dopo anche la voce di Elisa. Altra generazione di artisti italiani. Altra storia.
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