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 Interazione e inferenza si inquadra nel campo della filosofia della scienza e dell’epistemologia scientifica. Il lavoro mira a proporre un’immagine della scienza, soprattutto fisica, che sia aderente alla sua pratica effettiva (tanto nella dimensione storica, quanto in quella attuale) e che si dimostri in armonia con gli sviluppi più recenti dell’epistemologia scientifica, recuperando al contempo alcune istanze feconde del pensiero di Ch. S. Peirce. Come il titolo suggerisce, il lavoro si incentra su alcune caratteristiche ritenute fondamentali del lavoro scientifico sia empirico (caratterizzato dall’interazionecon il mondo naturale) sia teorico (caratterizzato dal lavoroinferenziale che si articola, secondo Peirce, in momenti abduttivi, deduttivi ed induttivi).

Il lavoro mira a proporre, come suo risultato principale, una nozione di verità, “verità interazionista”, che sembra particolarmente adatta all’immagine della scienza che viene costruita nel corso dei capitoli. A tal fine, sono centrali tanto l’analisi dell’attività sperimentale tipica della scienza fisica (e il carattere intrinsecamente epistemologico dell’esperimento) quanto l’importanza dell’inferenza abduttiva (nodo cruciale della filosofia peirceiana). La nozione di verita interazionista permette di mantenere un atteggiamento moderatamente ma fondamentalmente realistico nei confronti della fisica, pur tenendo fermo il carattere fallibile che deve esserle attribuito. Si rivela pertanto utile al tentativo di superare la diatriba tra realismo e strumentalismo.

Il mondo economico è stato cambiato dal progresso tecnico; ed essendo la scienza dell’Economia reale la scienza della vita, dovrebbe essere la prima ad essere innovata. Non solo, anche la terza ondata della information technology sta sostituendo quasi per intero il capitale manuale, con la competenza al posto della specializzazione, cioè con la interconnettività, in sistemi complessi, dell’hardware, software, memorizzazione di informazioni, microprocessori e così via. Ormai l’impresa, cioè la funzione dinamica della struttura aziendale non esiste più, in quanto è l’intelligenza artificiale, strettamente connessa dalla cibernetica con la struttura aziendale, che elabora, controlla e segue l’avanzamento delle lavorazioni per la produzione dei nuovi prodotti, che Porter definisce intelligenti. Le idee, la descrizione dei processi, l’analisi della necessaria equivalenza, parte delle informazioni tecnologiche vengono sottomesse alla nostra disponibilità. Ma se tale disponibilità, che è teorizzata e creata dal capitale intellettuale, dovesse essere impiegata dall’attuale cultura della specializzazione e delle uguaglianze, che sono schemi e processi definitivamente superati con l’automazione, e non con la competenza culturale e umanistica perché no?, creatrice, assieme alla fantasia, di situazioni nuove e di strutture nuove, che si sovrappongono e si scavalcano continuamente nello scorrere del tempo, la suddetta disponibilità, come sta avvenendo, crollerà nel vuoto, crescente sempre più velocemente al battere delle mani dell’ignoranza. La lettura di quanto riportato nel libro è appena un piccolo segnale di quello che dovrebbe essere, e mi auguro lo sarà domani, l’economia reale.
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