Non toccate quella bambina!

Albina Mamprin
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La storia raccontata in questo libro è la vera storia della vita di Albina.
Attraverso la narrazione il libro vorrebbe servire a toccare tre temi sociali tra i più attuali e delicati.
Lo scopo del libro avrebbe la pretesa o il desiderio attraverso l'esperienza della protagonista facendosi testimone della propria vita, a servire raccontando argomenti come l'adozione, la malattia e la vecchiaia basandosi sulla propria esperienza.
La prima parte, l'abbandono dei genitori che l'ha condotta all'orfanotrofio con conseguente sofferenza, difficoltà, per arrivare all'adozione.
La seconda parte tocca l'argomento del male del secolo attraverso il racconto della morte. La morte della madre, la perdita della persona tra le più importanti della sua vita, Leila che la loro amicizia era straordinaria.
Il libro termina descrivendo il ritratto del padre in tutte le sfumature della complessa difficoltà del invecchiare trasformandosi da essere uomini, diventare vecchi per poi rimanere soli perché i figli non li capiscono, ma riescono a chiedersi mai se sono loro che non capiscono più i figli?
Quello che tenterei di spiegare è che credo nessuno, è escluso dall'abbandono, nessuno è escluso dalla malattia, nessuno è escluso dalla vecchiaia sopratutto vorrei dire o far capire che nessuno nascendo è escluso dalla morte ed è per questo che la vita merita essere amata per viverla imparando a sorriderle.
A mente vultus fingitur
L'espressione del viso prende forma dall'animo.
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5.0
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Additional Information

Publisher
Albina Mamprin
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Published on
Dec 20, 2013
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Pages
99
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ISBN
9788868853549
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Language
Italian
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Genres
Biography & Autobiography / Personal Memoirs
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Content Protection
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Pierre Berg
Nel 1943, il diciottenne Pierre Berg, membro della Resistenza francese, scelse il momento meno opportuno per visitare la casa di un amico, perché lo fece anche la Gestapo. Venne scaraventato a Drancy, un campo di prigionia parigino, poi deportato ad Auschwitz, Dora e Ravensbrück.
Scritto poco dopo la guerra, quando i ricordi di Berg erano più vividi, Una fortuna sfacciata racconta l’odissea di un ragazzo non ebreo in alcuni dei più brutali campi di concentramento nazisti. Il libro accompagna il lettore attraverso i dodici mesi di Berg ad Auschwitz, dove la barbarie era la norma accettata, il suo scampare ai bombardamenti Alleati, la straziante ‘‘marcia della morte’’ da Auschwitz a Dora, un altro campo di lavoro forzato in cui Berg fu impiegato nella produzione dei razzi nazisti V1 e V2. Infine, la sua fuga rocambolesca nel bel mezzo di una battaglia campale tra le forze tedesche e l’Armata Rossa.
Assolutamente franco e venato di ironia, irriverenza e umorismo macabro, il contributo di Berg si colloca per importanza tra i lavori degli altri compagni sopravvissuti, Elie Wiesel e Primo Levi. Mentre si avvicina rapidamente il giorno in cui non ci saranno più testimoni oculari viventi della ‘‘Soluzione Finale’’ nazista, questo memoriale rappresenta un ricordo bruciante e unico di come l’Olocausto colpì tutti noi.
Inesorabilmente poco sentimentale, tinta di graffiante ironia, la storia di Pierre Berg non solo offre una nuova prospettiva su alcuni dei più noti campi di sterminio nazisti, ma si distingue come qualcosa di completamente nuovo nella letteratura dei superstiti dell’Olocausto.
La descrizione di vita nei lager, le esecuzioni, la gasificazione, le selezioni, la malattia, il secco, terribile pragmatismo della sopravvivenza, il modo in cui i detenuti finiscono per collaborare con il sistema, la fame che riduce gli orizzonti a una puntura di spillo, fino ad indurre al cannibalismo, la vita che vale meno di niente, i morti gettati nei fiumi, i loro corpi usati come esche per attirare pesci, ogni cosa in questa testimonianza è orribile oltre ogni immaginazione umana, eppure è autentica. Non importa quante testimonianze abbiamo letto, non c’è nessuna catarsi. Leggere questo libro è un’esperienza unica. Ci si sente persino irrispettosi e blasfemi nel dirlo, ma le pagine scorrono via come in un thriller. Berg è disarmante, onesto, acuto, spesso autoironico. Una fortuna sfacciata è anche un inno alla forza dello spirito umano e alla sua ferrea volontà di resistere nei momenti più bui.

Ho visto la testa di un uomo spaccata da una pala perché aveva la diarrea. Ho visto uomini impiccati per aver rubato un tozzo di pane con cui placare la fame, mentre i loro Kapò, assassini condannati, stupratori e ladri, scommettevano su chi di loro sarebbe soffocato prima. Ho guardato il Sonderkommando scaricare cataste di corpi, poi ho aiutato a consegnare sacchi di cemento pieni di ceneri di quelli che calcolai essere 1.200 esseri umani, che sarebbero servite per fertilizzare un campo di cavoli. Scampai a una selezione per le camere a gas di Birkenau, in quanto facevo un ottimo lavoro lavando le camicie del mio Blockälteste. Mi addormentai in un magazzino e fui accusato di aver tentato la fuga, e per questo condannato a morte, ma poiché all’uomo che mi aveva tatuato il braccio tremava la mano, i nazisti scambiarono un 9 per un 3 e così fu un altro al posto mio che venne impiccato. Trasportai il corpo di una Testimone di Geova fuori dal bordello del campo. Si era suicidata perché non poteva essere la puttana di nessuno. Vidi con i miei occhi due detenuti affamati mangiare il fegato direttamente dal cadavere di un loro compagno. Mi sedetti anch’io, stremato, sui cadaveri dei miei compagni per stare più comodo. Vidi morti gettati nei fiumi, i loro stomaci squarciati per fare da esca alle anguille. A stento, sopravvissi alla marcia della morte di Auschwitz e mi ritrovai poi a lavorare sui circuiti elettrici dei razzi V2 a Dora. Feci quel che potei per assicurarmi che non avrebbero mai funzionato. Mi innamorai di una ragazza in un campo a Parigi, Drancy, prima che fossimo spediti entrambi ad Auschwitz. Qui sognai lungamente di ricongiungermi con lei, ma dopo essere fuggito dai nazisti mi toccò recuperare il suo corpo martoriato dai topi e dai vermi in un villaggio tedesco.

Una storia straziante… Un contributo degno di essere avvicinato alle testimonianze di Primo Levi ed Elie Wiesel.
— Kirkus Reviews

Parte del potere [del libro] risiede nello stile narrativo che non nasconde nulla, offrendo il dramma in taglienti sfumature di umorismo macabro. L’effetto è agghiacciante. Questo libro è uno dei più importanti punti di riferimento della letteratura sull’Olocausto. Oltre al suo valore storico, è un’arma potente nella battaglia contro i negazionisti dell’Olocausto. Il fatto che sia stato scritto da un non ebreo e non da uno dei cinquecentomila ebrei sopravvissuti, lo rende unico.
— Livia Bitton-Jackson, sopravvissuta all’Olocausto e autrice di Ho vissuto mille anni.

Un viaggio incredibile attraverso l’inferno dei campi di sterminio nazisti di un giovane francese determinato ad uscirne vivo [...] I dettagli della schiavitù quotidiana di Pierre Berg e lo sforzo di sopravvivenza sono conturbanti.
— Richard Z. Chesnoff, editorialista del The New York Daily News; autore di Pack of Thieves – How Hitler & Europe Plundered The Jews.

L’incredibile testimonianza di Pierre Berg sui campi di concentramento nazisti pulsa di crudezza ed attenzione per i dettagli. È stata scritta subito dopo la guerra, quando i suoi ricordi si sono impressi con vividezza su ogni pagina. Con umorismo sagace, Berg narra una storia di fortuna, buona e cattiva, in un mondo impazzito. La sua avvincente storia di coraggio e la volontà di preservare la propria umanità nella più disumana delle condizioni è un importante contributo alla letteratura della Shoah e alla storia del XX secolo.
— Andrea Warren, autore di Surviving Hitler: A Boy in the Nazi Death Camps.

Pierre Berg merita un elogio per il suo avvincente racconto. Ha raggiunto un raro equilibrio di precisione e distacco, consentendo ai lettori di penetrare nei suoi ricordi senza bisogno di abbellimenti letterari estranei. Un contributo importante alla crescente libreria delle testimonianze sull’Olocausto.
— Joshua M. Greene, autore di Witness: Voices from the Holocaust.

Affascinante, devastante, ossessionante, Una fortuna sfacciata è coinvolgente come Schindler’s List. La storia di Berg è un monumento allo spirito umano che prevale al di là di ogni tentativo autoritario di schiacciarlo. Che Berg sia sopravvissuto per raccontare la storia è sorprendente e miracoloso quanto il libro stesso. È una lettura appassionante, un libro che non si riesce più a posare, un’esperienza indimenticabile. Dovrebbe diventare un testo obbligatorio in ogni classe di Storia del ventesimo secolo che osi affrontare l’Olocausto.
— Duff Brenna, autore de The Book of Mamie, AWP Award-winner Best Novel.

‘‘Nel mezzo del cammin di nostra vita…’’, nonostante Dante, io e voi non possiamo andare all’Inferno e ritornare a questa esistenza. Ma Pierre Berg, ancora adolescente, ha fatto proprio questo. La qualità cinematografica della sua narrazione ci proietta dentro l’abisso di Auschwitz, che inferno lo è stato veramente. Saremmo sopravvissuti? L’abilità di Berg gli fu utile, ma ci furono molti casi in cui ci andò vicino. Nel suo libro c’è suspense — davvero tanta — ironia, cinismo, lealtà e amore. I fatti lo dimostrano. Al di là delle fonti archivistiche naziste, questa è una storia vera, in cui non vengono risparmiati dettagli in nome del buon gusto e della delicatezza.
— Steven F. Sage, autore di Ibsen and Hitler.

Il suo libro di memorie è uno dei pochi disponibili in inglese scritti da un detenuto di Auschwitz non ebreo, e rappresenta una cronaca ancora più rara delle esperienze presso l’impianto di Dora. La comprensione del funzionamento del mercato nero di Auschwitz e delle dinamiche relazionali dei Kapos verso i prigionieri politici e religiosi aiuta a far luce sull’effetto corruttivo della brutalità nazista sui prigionieri. Il viaggio personale di Berg — dallo sconvolgimento emotivo della cattura in una retata tedesca a Nizza fino alla progressiva morte delle sue emozioni, mentre cercava di sopravvivere tra i peggiori campi di concentramento — è una lettura avvincente… Altamente consigliato.
—Library Journal

Ad ogni pagina troverete voi stessi immersi nei ricordi di Pierre, come se egli stesse raccontando la storia solo a voi…
Probabilmente il miglior libro di memorie mai scritto da un non ebreo, una parte vitale della letteratura sull’Olocausto e un testo classico.
— The Manila Times

È la fusione di allegria ed orrore che distingue questo libro da tanti altri che ho incontrato sull’Olocausto. Mescolati alle condizioni di lavoro brutali, agli atti casuali di violenza, alle percosse, agli assurdi omicidi… ci sono momenti di meraviglia, persino di bellezza.
— Ralph Magazine

Lo straordinario libro di memorie di Pierre Berg non è solo un contributo prezioso a una storia che non dobbiamo mai dimenticare, ma si distingue anche per la verve, la vitalità e lo spirito ironico con cui l’autore racconta la sua storia. Stimolante come un racconto d’avventura, impreziosito da toccanti riflessioni, Una fortuna sfacciata è una lettura emozionante e indimenticabile.
— Jenna Blum, autrice di Those Who Save Us.

Questa è la storia, con tutti i pregi e i difetti, dell’incarcerazione di un prigioniero politico diciottenne come schiavo-operaio nell’abisso di Auschwitz… Il mio libro dell’anno.
— William Bemister, vincitore di un Emmy; corrispondente e produttore di The Hunter And The Hunted e The Search For Mengele.

Una fortuna sfacciata racconta come sia stata vissuta la sopravvivenza, un passo alla volta, un momento per volta, un respiro per volta… È un libro straordinario. E dice la verità. Non può esserci lode più alta…
— Philip Kingry, autore di The Monk And The Marines.

Berg offre ai suoi lettori la prospettiva affascinante di un adolescente saggio per la sua età, non-ebreo e non credente, che è stato testimone e vittima della Soluzione Finale. Anche se è praticamente impossibile dire che si goda nel leggere una memoria di Auschwitz, Berg mi ha portato fino alle lacrime, ma mi ha fatto anche ridere. Un lavoro importante che sarà letto per molto tempo.
— Michael Berenbaum, direttore del Sigi Ziering Institute ed ex direttore del progetto dell’United States Holocaust Memorial Museum.

Con dettagli sorprendenti degni di un thriller di fantascienza, Una fortuna sfacciata è crudo, stridente e straziante quanto il taglio di una frusta. L’estenuante lotta quotidiana di Berg per sopravvivere al successivo pestaggio, al successivo gelido appello, al successivo sadico nazista armato di pistola è più che reale. Berg non mira a porre o a dare risposte a grandi questioni filosofiche, ma offre la dura moneta dell’esperienza di una persona comune che ricorda mentre ancora è viva e cruda la memoria. Nel modo ‘rassicurante’ in cui Berg ha affrontato le necessità fisiche ed emotive sotto una pressione inimmaginabile — come ha elaborato la perdita, il dolore e la realtà contorta dei nazisti — si trova tutta la sua onestà.
— Elinor J. Brecher, reporter del Miami Herald e autrice di Schindler’s Legacy: True Stories of the List Survivors.

 

Wieslaw Kielar
Anus Mundi è una delle più preziose testimonianze oculari dell’Olocausto perché registra l’orrore dei campi di sterminio nazisti dalla loro nascita, nel 1941, fino alla liberazione. Considerato il libro più completo su Auschwitz, ha vinto due premi letterari nazionali quando è stato pubblicato nella sua edizione originaria polacca, nel 1972, divenendo qualche anno dopo un bestseller nella Germania Ovest.
Il mondo di Auschwitz descritto da Wieslaw Kielar è così paralizzante e sconvolgente che Horst von Glasenapp, il giudice che presiedeva ai processi di Auschwitz contro i criminali di guerra, definì il libro una delle maggiori opere intellettuali emerse nella Germania del dopoguerra.
La tragica massa degli ebrei europei arrivati ai campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz dal 1941 al 1945 portavano con sé solo le proprie vite condannate, nient’altro. Si presentavano lentamente davanti alle SS e il loro destino era appeso al gesto di una mano di un ufficiale.
Il giovane Kielar, numero 290, imprigionato dai nazisti per attività clandestina insieme ai suoi compagni, venne precipitato nell’universo infernale di Auschwitz e dovette sopravvivere giorno per giorno, ora per ora, anche minuto per minuto. Le storie e le immagini che Kielar ci racconta sono indelebili. Il famigerato dottor Mengele, con la sua morbosa ossessione per i gemelli, diventa un personaggio demoniaco ritratto con fredda precisione. Le lugubri melodie dell’orchestra di Auschwitz, le cui note accompagnavano migliaia di uomini, donne e bambini nella loro ultima passeggiata per le camere a gas, risuonano durevoli ed echeggiano inquietanti. Ma i cari amici e i sofferenti compagni di Kielar sono i più eclatanti: la giovane zingara che si esibisce in cambio di mozziconi di sigaretta vicino alle recinzioni elettrificate, e finisce per bruciare; la giovane ragazza ebrea, un amore di Kielar, inviata alla camera a gas; Edek Galiński e Mala Zimetbaum (i cosiddetti ‘‘Romeo e Giulietta’’ di Auschwitz) torturati e impiccati per aver tentato la fuga; i compagni polacchi che più di una volta aiutano Kielar miracolosamente a fuggire a un’ingloriosa e brutale morte.
Kielar non omette alcun dettaglio. Anus Mundi è un punto di riferimento della letteratura sull’Olocausto. È un libro vivido e bruciante come nessun’altra memoria di Auschwitz fino ad oggi.

Il racconto impietoso di un prigioniero polacco — tra i primi ad arrivare ad Auschwitz e l’ultimo ad abbandonarlo — dei suoi cinque anni trascorsi in un campo di concentramento nazista. Il duro lavoro, la fame, le malattie, il congelamento, i pidocchi, le percosse, le selezioni, le gasazioni, le fucilazioni. Una lettura tanto tagliente e senza risparmi che si può quasi sentire il sapore di quello che mangiavano, l’afrore nauseante dei corpi bruciati e di quelli in decomposizione accatastati davanti ai blocchi, le grida di coloro che venivano ingannati nelle camere a gas. Kielar non omette nessun dettaglio, fino a quando le truppe americane arrivano a liberare quelle ombre superstiti dalle rovine dei campi.  Kirkus Reviews

 

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