Alvaro e la Grande Guerra: Stratigrafia di «Vent’anni»

Sapienza Università Editrice
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Frutto di una lunga incubazione, Alvaro e la Grande Guerra ricostruisce con rigorosa indagine critico-filologica la genesi di Vent’anni (1930), l’esito italiano di più alto respiro espressivo che sia stato originato dal conflitto mondiale. Con rapide contestualizzazioni nell’itinerario alvariano, si ripercorre la complessa storia testuale del romanzo attraverso una raffinata applicazione variantistica della filologia d’autore. Il trauma insuperato dell’evento bellico diviene incisivamente, nella scrittura alvariana, la parabola traumatica di tutta una generazione, dalla retorica interventista allo scontro con la realtà orrida della guerra; mentre la revisione testuale del 1953, operata da Alvaro con tagli massicci e snaturanti, tenta di fare di Vent’anni un docu-romanzo, ma deprivandolo delle sue parti più vitali e, soprattutto, del suo essere un emblematico specchio epocale.

Aldo Maria Morace, ordinario di letteratura italiana nell’Università di Sassari, ha pubblicato saggi su Dante, sui Fioretti, sull’Aspramonte quattrocentesco, su Tasso, su Campanella, sulla tragedia dal Cinque al Settecento, su Gravina, su Antonio Piazza, sull’Ottocento (Sestini, Berchet, Manzoni, Varese, Guerrazzi, Verga, Capuana, De Roberto, il «Conciliatore», la novella romantica, la mitografia del Tasso, il romanticismo calabrese, il romanzo storico) e sul Novecento (d’Annunzio, Deledda, Pirandello, Montale, D’Arzo, D’Arrigo, Consolo, Ongaro, Salvatore Satta). Socio ordinario dell’Arcadia, è presidente delle Commissioni per l’Edizione Nazionale di Capuana e di De Roberto e della Deledda; è segretario dell’Edizione Nazionale di Pirandello e membro di quella tassiana; è segretario-tesoriere dell’Associazione Degli Italianisti, presidente della Fondazione «Corrado Alvaro» e direttore del dipartimento di Studi umanistici e sociali.
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Publisher
Sapienza Università Editrice
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Published on
Mar 26, 2018
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Pages
160
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ISBN
9788893770583
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Best For
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Language
Italian
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Genres
History / Europe / Italy
History / Military / World War I
Literary Criticism / European / Italian
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Nella complessa vicenda della storia di Genova, se se ne approfondiscono gli elementi economici, politici e soprattutto antropologici, si capisce subito che non sarebbe stato possibile passare da un regime comunale a una signoria o a un principato, come invece avvenne in molti altri casi, come per una sequenza naturale. A Genova nessuno avrebbe sopportato un “capo”, un signore assoluto: l’oligarchia delle famiglie patrizie non lo avrebbe tollerato.
Lo capì perfettamente il più famoso e importante dei Doria, Andrea, che pure passa alla storia e ancor oggi alla toponomastica cittadina come il Principe per eccellenza. Il grande ammiraglio, fine tessitore dell’ardua politica del XVI secolo, fu di fatto il padrone di Genova, ma non dette vita a una dinastia, pur riservando un ruolo di rilievo alla propria famiglia che, nei suoi vari rami che sopravvivono, gode ancora di grande prestigio. Usciti dall’oscurità dell’XI secolo, i Doria sono ovunque presenti con il loro stendardo dall’aquila nera dalle ali spiegate, accanto alla croce rossa del vessillo di San Giorgio. La congiura dei Fieschi contro Andrea Doria resta l’episodio storico più famoso anche per le ampie risonanze letterarie e artistiche che ispirò. Dogi, cardinali, mecenati, ma anche sensibili alla Rivoluzione Francese, sino al Risorgimento, alle nuove idee e al cambiamento della politica, i Doria sono la rappresentazione d’un inimitabile spaccato storico: “dinastia” informale in un contesto di assoluta “diversità”, per dirla con Dante, nella storia italiana.
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