A me piace il Sud: Riflessioni, interviste e proposte sulla questione meridionale

Armando Editore
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  Un libro onesto, crudo nella disanima dei problemi e coraggioso nel proporre soluzioni. Non ci sono altre parole per definire questo saggio. I due autori ci raccontano il Sud per come è. Non imbrogliano quando spiegano, per esempio, che le organizzazioni mafiose vengono spesso viste da molti cittadini non come nemiche, ma come soggetti in grado di sostituirsi a uno Stato che non c’è.  Non fingono quando raccontano  come il nostro Mezzogiorno abbia bisogno non tanto o non solo di investimenti, ma di una classe politica in grado di non rubare e di immaginare un futuro diverso. In A me piace il Sud le straordinarie opportunità offerte da queste regioni vengono elencate tutte. Questo libro indica una strada. Conviene a tutti pensare di seguirla.
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About the author

  Alessandro Cannavale (Bari, 1977) è ingegnere e ricercatore universitario nel campo dei nanomateriali e dei dispositivi innovativi per l’efficienza energetica.

 Andrea Leccese è nato a San Severo (FG) nel 1976 e vive a Bari. Tra le sue pubblicazioni: Le basi morali dell’evasione fiscale (2008), Innocenti evasori  (2012), Inciucio forever (2014), Maffia & Co. (2016). Nel 2009 ha vinto il Premio Nazionale “Paolo Borsellino”.

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Additional Information

Publisher
Armando Editore
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Published on
Jun 23, 2017
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Pages
128
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ISBN
9788869922374
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Best For
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Language
Italian
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Genres
Social Science / Anthropology / Cultural & Social
Social Science / Sociology / General
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 Secondo una celebre definizione di Peter Brown il santo, a partire dalla fine del IV secolo, cominciò a porsi come un “compagno invisibile” e ideale, un protettore con cui si stabiliva una relazione di “clientela” e che diventava «quasi un’estensione verso l’alto dell’individuo stesso». Così era accaduto per il rapporto tra Paolino di Nola e San Felice, come nel caso di Sulpicio Severo e Martino di Tours. Tuttavia, la definizione di Brown, ormai diventata classica, si può “rovesciare” per dire che caratteristica dei santi è anche quella del loro essere e farsi visibili, dei “compagni” che custodiscono, proteggono e guariscono per mezzo di elementi concreti e tangibili, quali le immagini e le reliquie, che accompagnano la vita dei fedeli. Il santo, presente in una qualità non soltanto spiritualizzata e restituito non solo sotto specie di “visione”, si vede e si tocca, si bacia, in taluni casi persino si “assume” per via corporea. E per il tramite degli oggetti sacri che lo “rappresentano” si produce una sorta di “doppio movimento”: un andare al santo (verso i luoghi del suo culto, verso le sue reliquie, verso la sua tomba) e un portare con sé il santo, di cui le immagini benedette, nelle loro svariate forme, costituiscono senz’altro l’elemento “fisico” più evidente. Da questo punto di vista, presenza e potenza sono i termini che meglio designano il ruolo che i santi ricoprono quando, “incarnandosi” nei loro succedanei iconici e materiali, si rendono vicini ai fedeli. 
Tale presenza dei santi post-mortem è lungamente preparata dalle loro gesta in vita, molto spesso un autentico prologo in terra di quel che accadrà una volta in cielo. L’eroismo delle loro virtù, il rigore delle penitenze, la strenua e convinta lotta con le pulsioni corporee, il duro confronto con la natura, tutto ciò che si potrebbe racchiudere in quella particolare disposizione rubricata sotto il nome di ascesi, anticipa e fa da propedeutica a una “esistenza” dopo la morte la cui potentia certamente trae beneficio e si collega a quanto il santo ha sperimentato in vita: santi che guariscono mediante l’acqua anche perché essa già era stata luogo di esemplari esercizi ascetici; santi che hanno temprato il loro carattere e forgiato la loro virtus nella quotidiana rinuncia al cibo; santi il cui isolamento, nella selvatica asperità degli elementi naturali poco coinvolti nei processi di “umanizzazione”, è il contrassegno più visibile di una vocazione che attende soltanto il dies natalis della morte per realizzarsi nella sua compiutezza.

Di questa multiforme realtà I compagni visibili, utilizzando gli strumenti dell’antropologia e della storia, presenta anche, più in dettaglio, alcuni casi, a loro modo esemplari, quali quelli di San Bruno di Colonia e di San Domenico in Soriano, certamente tra gli episodi notevoli della santità nell’Italia meridionale tra medioevo ed età moderna. Figure eminenti della religiosità occidentale che hanno dato vita a istituzioni plurisecolari e che sono state al centro di riti, si pensi alla guarigione dalla possessione diabolica attribuita a San Bruno, in cui “alto” e “basso”, “colto” e “popolare”, si sono intrecciati, collocando queste vicende “mediterranee” dentro una più ampia storia europea. E ci si trova dinanzi, alla fine, a una riflessione sul passato che per il suo tessersi intorno ai temi della fenomenologia dei culti religiosi, del sacro e della morte non cessa di proiettarsi sul nostro presente.
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