La virtù della povertà. Cristo e il cristiano dinanzi ai beni materiali

goWare, Leonardo Facco
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Il significato da dare alla virtù cristiana della povertà ha sempre avuto carattere estremamente problematico nell’intera vita della Chiesa. Per accostarsi ad un’interpretazione distante da ogni visione utopica e da ogni impostazione ideologica occorre riferirsi all’intero bagaglio dell’intelligenza teologica e del buon senso naturale. Il primo patrimonio dell’intelligenza teologica è offerto dal modo con cui Gesù si è rapportato ai beni materiali mentre dal buon senso naturale il cristiano recepisce quel realismo che non rappresenta alcuna riduzione della fede, ma l’ambito stesso della verifica umana dell’esperienza cristiana.
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Editore
goWare, Leonardo Facco
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Data pubblicazione
25 set 2017
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Pagine
235
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ISBN
9788867976751
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Lingua
italiano
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Generi
Religione / Vita cristiana / Generale
Religione / Teologia cristiana / Etica
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Lo studio di Saverio Finotti approfondisce un argomento piuttosto nuovo nel panorama culturale in generale e di quello teologico in particolare: l’etica sacramentale.
La trattazione dell’etica sacramentale attraverso l’opera di Dostoevskij serve per rendere più chiara la materia stessa. Infatti la notorietà di Dostoevskij è garanzia per la sua storia che appare agli occhi nostri come un vero e proprio romanzo intendendo con questo termine l’impressione che la sua vita, come quella dei suoi personaggi, abbia un senso chiaro solo al termine di un preciso e travagliato percorso e che qualcuno e non lui stesso, sia il timoniere dei fatti della sua esistenza.
L’insieme degli avvenimenti della vita di ciascuno forma la storia ed essa si rivela come salvifica nel suo stesso dispiegarsi, in quanto aperta sempre a nuove possibilità che rimandano a un senso pieno e ultimo. In questo dispiegarsi storico l’etica assume un ruolo fondamentale; essa contempla il valore dell’agire umano come giustizia e come liberazione: il primo aspetto ne determina l’origine e il secondo il fine.
«In un momento storico come il nostro in cui la teologia morale è chiamata a recuperare il suo statuto propriamente teologico, ossia di un discorso che parla di Dio, l’opera di Saverio Finotti è opportuna perché la sacramentalità dell’etica di cui tratta il testo non fa riferimento ai sette sacramenti della Chiesa, ma alla trasparenza del Dio rivelatosi in Gesù Cristo, che ogni proposta morale che si vuol chiamare cristiana deve mediare» (Diego Alonso Lasheras, docente di Teologia morale presso l’Università Gregoriana).
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