Governare ed educare. La politica culturale di un Comune rosso negli anni Settanta

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Questo libro ci porta a ragionare su un passaggio decisivo della nostra recente storia politica: il rapporto tra movimenti e governo locale, visto dal banco di prova della politica culturale. I nuovi soggetti sociali comparsi dopo il ’68 riuscirono a stimolare l’agire dei Comuni? Quali furono le risposte del sistema politico locale alle esigenze della società civile?

La politica culturale viene assunta qui come caso esemplare della capacità delle amministrazioni locali di recepire la domanda di nuovi valori “postmaterialistici” che settori di società, giovani soprattutto, rivolgevano alla politica. 

L’ambito della ricerca è un Comune rosso della Toscana nella seconda metà degli anni Settanta, Empoli, dove il partito egemone, il pci, non riuscì ad accettare le sfide di minoranze culturali che avevano già interessi definiti e aggregavano capacità disponibili.
Il fossato tra ceto politico e cittadini cominciò ad allargarsi da allora.

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Data pubblicazione
28 mag 2019
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Pagine
157
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ISBN
9788833632209
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Lingua
italiano
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Generi
Storia / Europa / Italia
Scienze politiche / Politica / Partiti politici
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Scrive Michael Mallet, il maggiore storico europeo della situazione militare italiana del Rinascimento, nel suo fondamentale studio sulla guerra nel Rinascimento italiano: Uno dei principali interlocutori della discussione umanistica che costituisce la cornice dell’Arte della Guerra di Machiavelli è Fabrizio Colonna. Il Colonna a suo tempo fu uno dei più illustri comandanti militari e uno dei principali autori della vittoria definitiva che la Spagna riportò nelle guerre d’Italia. Il medesimo autore poche pagine prima aveva affermato che il condottiero umbro Bartolomeo d’Alviano, capitano generale della Repubblica di Venezia, dopo aver sconfitto le truppe dell’imperatore Massimiliano I d’Austria nel 1508, aveva riportata una vittoria tale che aveva innalzata la fama del d’Alviano all’altezza dei fratelli (Prospero e Pompeo) Colonna e di Gian Giacomo Trivulzio (…). I condottieri ora nominati furono reputati tra i migliori del loro tempo. Eccettuato il Trivulzio, Fabrizio, Prospero, Pompeo Colonna e Bartolomeo d’Alviano avevano in comune l’aver combattuto nella battaglia tra Colonnesi e Orsini sotto Monte Celio il 12 aprile 1498. Oltre a loro vi si erano distinti condottieri come Antonello Savelli- che morì per le conseguenze delle ferite riportate nei combattimenti- Francesco Orsini duca di Gravina, che sarà strangolato da Cesare Borgia a Senigallia nel 1503 insieme a Paolo Orsini, Vitellozzo Vitelli e Olivierotto da Fermo, con la poco felice conseguenza di essere anch’egli, come Fabrizio Colonna, protagonista di uno scritto del Machiavelli, del Tradimento del duca Valentino al Vitellozzo Vitelli, Olivierotto da Fermo e altri. Bastino queste poche considerazioni per dare alla battaglia che si svolse il 12 aprile 1498 il posto che le spetta nella storia dell’Italia della fine del XV secolo.
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