Dodici posti dove non volevo andare

Lettere Animate Editore
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Nel 1968 un giovane cantante americano, William Denver, dopo un fallimento clamoroso cerca rifugio nell'amicizia di un maestro di musica rinascimentale di Roma. Da qui parte una bizzarra saga famigliare in tredici racconti, dagli anni '50 ai giorni nostri, la storia di tre generazioni in lotta per affrontare le perdite e difendere una rete di affetti, cercando armi nella musica, nell'arte, nell'ironia o nell'eros. Sono personaggi fragili e tenaci, voci dell'ombra interiore, dell'anima dolente del mondo, che continuano a parlare e a farci ridere anche dopo morti.

Vincitore del I Premio Letterario Amarganta del 2015
"Una storia familiare (...) con un'ambientazione a volte cinematografica che non toglie nulla al valore della scrittura e della parola con cui l'autrice "gioca" molto bene. (...) La bellezza di Roma, superlativamente descritta dall'autrice, fa da sfondo alle vite dei personaggi, ben definiti nella loro interiorità, che si svelano protagonisti di una complessa saga familiare, celata sotto forma di racconti che solo all'apparenza sono isolati tra loro. In taluni passaggi riesce anche ad essere molto ironico, permettendo al lettore di godere di un ottimo ritmo narrativo"
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Publisher
Lettere Animate Editore
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Published on
Apr 7, 2014
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Pages
152
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ISBN
9788868821081
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Language
Italian
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Genres
Fiction / Family Life / General
Fiction / Literary
Fiction / Psychological
Fiction / Urban
Fiction / Women
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Content Protection
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Il giudice Arrigo Accorsi non ama le donne e per questo le evita da sempre, del resto ha un cane, Sally, con cui ha edificanti conversazioni.
Quando sua nipote, però, gli prende un appuntamento dalla nota sarta Delia Toschi perché gli confezioni un abito su misura, tutte le sue certezze saltano.

- Oh no, questi erano, come dicevo, i preliminari. Adesso prendiamo le misure - affermò con calma la signora e alzandosi aggiunse - Può cominciare a spogliarsi.
- In che senso?
- Nel senso che si leva tutto a parte calzini e mutande.
- Boxer - precisò lui.
- I miei preferiti. Lo spogliatoio e di là. Io l'aspetto qui.
Arrigo si diresse senza ribattere nello spogliatoio che era spazioso e arredato con tutti i comfort: specchio, appendiabiti, mensola, orologio a muro e una poltroncina imbottita rivestita di velluto azzurro polvere. Nell'aria un'essenza alla lavanda.
Come previsto si spogliò, piegò i pantaloni seguendo la piega ben stirata e li appoggiò alla spalliera della poltrona, maglione e camicia li appese, le scarpe le accostò appaiate al muro. Prima di uscire si guardò allo specchio: boxer grigi e maglietta bianca, senza macchie né odori strani. Si passò una mano nei capelli e si appuntò mentalmente di non acconsentire mai più a nessuna delle stravaganti pensate di sua nipote Sofia.
Considerò che fosse meglio uscire con passo deciso fingendo di essere vestito da capo a piedi, il fatto che la sarta fosse in piedi a braccia conserte e che lo squadrasse con occhio clinico non agevolò per niente la recita.
- Be' lei che fa ancora vestita? - provò a scherzare il giudice.
- Non compro niente a scatola chiusa - gli rispose.
- Mi aspettavo almeno una tutina di lattice...
- Ho il metro in lattice - e lo srotolò con l'abilità di Cat Woman proprio sotto i suoi occhi.
Per Isabella, anaffettiva militante, il lavoro di badante presso una malata di Alzheimer è il posto ideale: pare addirittura che la signora Paola apprezzi ore di lettura di Tolstoj in lingua originale e lunghe sedute di musica classica.
Potrebbe scivolare tutto in un perfetto e confortante immobilismo, se Isabella non captasse per caso una conversazione riguardante l'affascinante figlio della sua paziente...

"- Nonostante sia in una situazione molto critica – disse lui sedendosi nel bovindo di fronte a me (io ero alla scrivania e stavo scrivendo) – sono in debito con lei. Probabilmente finirà malissimo, ma se non succederà sarà solo merito suo -
- Non saprei... magari lei contrabbandava quel coso e finiva lì -
- Se il gioco gli riesce una volta non mollano... -
Continuò a guardarmi mentre rileggevo sottovoce quello che avevo tradotto.
- Se lei fosse una donna minimamente prevedibile le manderei dei fiori e le farei un regalo scontato, che so... una borsa di Prada o un gioiello... ma con lei, comprando una borsetta, non mi sdebiterei in nessun modo -
- Perché deve sdebitarsi, scusi? -
- Io sono molto prevedibile -
- Capisco -
- Mi aiuti, mi dica che cosa le farebbe piacere... -
- Niente davvero – mi sforzai di sorridere in modo da convincerlo.
- E' esasperante -
- Lo so. Me lo dice tutte le volte che ci parliamo -
Non so perché decisi di shoccarlo, forse volevo solo che si levasse di torno e la smettesse di volersi occupare di me e del mio benessere senza avere la minima idea di come fossi io e di che cosa costituisse realmente il mio benessere.
Lo guardai negli occhi. Mi piacevano molto i suoi occhi perché erano incredibilmente inespressivi eppure dentro vi guizzava sempre, per un attimo, quello che gli passava per la testa.
- Ci sarebbe una cosa... - insinuai.
- Sentiamo -
- Ho un po' bisogno di sesso -
Fu esattamente come nei cartoni animati, quando a un personaggio escono gli occhi dalle orbite attaccati a quelle ridicole molle.
L'avevo zittito."


Sono passati otto anni da quando Elia e Chiara si sono conosciuti ed è stata una vera e propria agnizione, uno di quegli incontri che sigilla il cuore e strega il destino.

- Non devi farti idee su di me – lo avvisò.
- Quali idee? -
- Idee romantiche -
- Mai avuto idee romantiche su di te – mentì lui.
- Che balla -
- Avevo, e ho, idee erotiche su di te -
- Sono stata sposata con un attore: o menti come si deve o lasci perdere -
- Facciamo così, – propose lui sempre ridendo – stessa regola per entrambi: niente programmi oltre le dodici ore -
- Hai intenzione di provare a sedurmi? - il buio aiutava parecchio.
- Non nelle prossime dodici ore -
- Quindi non è un'erezione quella che sento contro la mia schiena... -
- No, quella è un'erezione... devi solo non farci caso... -
- Tu non ci fai caso? - si voltò per guardarlo anche se sapeva che non avrebbe visto niente, sentì però il suo fiato più vicino, lo sentì sulla punta del naso e sulle labbra.
- Non dico che sia facile, ma ho dovuto farci l'abitudine, perché non sono ancora riuscito a far capire al tizio che tengo nelle mutande che non deve drizzarsi tutte le volte che ti vedo... o ti penso... -
- Io sono troppo depressa per provare desiderio sessuale – gli confessò in quel buio che rendeva tutto quasi facile.
- Lo so. Passerà... la depressione, intendo -
Il vento ululò tra i rami una sorta di richiamo, si udì la porta del rifugio sbattere.
- In montagna si va a letto presto – disse Elia spostandosi di più verso di lei.
- Sono le nove e mezza, se pensi che possa addormentarmi adesso, devi essere ubriaco -
- Scommettiamo? -
Chiara non rispose perché, per la prima volta dopo la morte di Lorenzo aveva sonno senza pillole.

"Endorfine" segue in ordine cronologico le vicende narrate in "Re Artù, Ginevra, Coso e la sgualdrina", le due storie possono però essere lette separatamente.
Incontrarsi quando il dolore è così prepotente che non concede spazio alle regole, fa sì che tra Manrico e Miriam nasca un'amicizia profonda e senza filtri, un'intimità priva di cose non dette e infine un amore straordinario.


"- Come va col sesso in generale? - chiese lei arrivando come al solito al nocciolo della questione.
- Calma piatta. E tu? -
- Calma piatta -
- Ma ti manca? -
- Mi manca mio marito. Devo ricambiare mano -
Miriam tornò sul lato destro e rioccupò la tasca destra con la mano sinistra. Manrico gliela strinse intrecciando le dita.
- Sono piuttosto riservato. Il sesso occasionale non mi ha mai interessato, diciamo non dopo i venticinque anni, prima andava benissimo anche quello, è che non ce la faccio ad andare con una donna solo per scaricarmi... -
- Sei praticamente una donna... -
- Non sfottermi -
- Scusa-
- Mi ricordo bene cosa mi hai detto tempo fa... che mi manca l'intimità. È che non riesco creare intimità. Tengo tutti, ma quello non sarebbe un ostacolo, e tutte a debita distanza -
- So cosa intendi... lo faccio anche io -
Era successo che all'improvviso tutte le persone erano diventate entità sbiadite. Come ombre cinesi su uno sfondo che non avevano niente a che fare con la realtà... solo che la realtà era stranamente deserta.
- Il mio problema Miriam – continuò Manrico - è che l'unica donna con cui ho una relazione umanamente significativa in questo momento, sei tu -
Quella frase la colpì come una raffica di vento. Il cuore pompò sangue più in fretta, il freddo diminuì rapidamente.
- Vuoto il sacco del tutto? - continuò lui.
Lei annuì, non era sicura di voler sentire la propria voce. Ma voleva sentire quella di lui.
- Diciamo che in linea teorica, se potessi, vorrei venire a letto con te -
- Andare a letto con qualcuno in linea teorica, Manrico, è un ossimoro -
- Volevo solo prenderla larga. Togli pure la linea teorica -
Miriam non rispose, gli strinse però di più la mano nella tasca.
- Ma non te lo sto chiedendo. È che casualmente tu e la sola persona con cui riesco parlare coincidete. E tengo molto di più alla tizia con cui posso parlare -
Lei gli accarezzò le dita col pollice. Guardò le stelle. Un refolo di vento le soffiò sul viso.
Forse passò del tempo. Forse ci fu un lungo silenzio perchè Miriam pensò molte cose prima di parlare, ma forse sembrò così lungo quel silenzio solo perchè lei in pochi istanti superò una distanza che aveva impiegato una vita a costruire.
- Se te lo chiedessi io, cambierebbe qualcosa? - chiese lei continuando a guardare la notte.
A quel punto fu il cuore di Manrico a fare le capriole."
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