Avvisiamo la gentile clientela

Enrico Mattioli
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Perché un soprannome è più indicativo del nostro nome? Le generalità sono il frutto della scelta di altri, presto o tardi, quando entreremo nel mondo del lavoro, quelle lettere diventeranno numeri. Un nomignolo, invece, è legato a un fatto realmente accaduto o a una caratteristica personale e in qualche maniera rivela la nostra reale identità.
Nella società dei consumi, dove tutti gli echi sono adulterati - Karl Marx è quello della cioccolata con lo strato di caramello e Che Guevara ha ucciso l’Uomo Ragno - l’identità diventa un tema centrale. Mantenerla ed essere coinvolti il meno possibile dall’ossessione di dover comprare, è una faccenda primaria.
Leopoldo Canapone, protagonista di Avvisiamo la gentile clientela, assiste quotidianamente alla processione di clienti infatuati dagli spot e dalle offerte promozionali. È anche uno che di soprannomi se ne intende, soprattutto, aveva un’identità. Aspirante attore, era sicuro che alla fine, sarebbe entrato negli Studi di Cinecittà. Sbagliò di poche centinaia di metri: anni dopo, timbrava il cartellino nel supermercato adiacente agli stabilimenti cinematografici, ma in fondo, era arte anche quella perché come addetto vendite, doveva indossare una maschera e sorridere al pubblico.

“Il cliente è un cliente fottuto e non un fottuto cliente” - Leopoldo Canapone.
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Additional Information

Publisher
Enrico Mattioli
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Published on
Jun 2, 2016
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Pages
79
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ISBN
9786050450194
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Language
Italian
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Genres
Fiction / Urban
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Content Protection
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Qual è l’attività principale nell’esistenza? Crescere? Affermarsi nella società? Trovare una strada propria?
Qualunque sia questo compito, Emilio Santini - il protagonista della storia - e i suoi amici, non vogliono saperne di andare avanti. Tengono duro, l’unica strada da loro conosciuta è quella del portone di casa, dove vivono fin dagli anni ’70, quando erano ragazzini, in un quartiere periferico di Roma. Sullo sfondo del clima segnato dalle tensioni sociali, essi osservano scorrere la vita con indifferenza, convinti che darsi da fare non serva in questo sistema perché niente potrà cambiare. Hanno motivazioni sterili, hanno giustificazioni puerili, la vita gli va bene com’è, nel grigiore quotidiano si sono accomodati in prima fila per assistere al cambio delle stagioni.
Nella cronaca disordinata di eventi riportati che conducono al passaggio tra la prima e la seconda repubblica in Italia, Emilio e gli amici di sempre, si apprestano a vivere il nuovo corso appoggiando l’ascesa di un politico rampante. Il calcio e la musica rock sono le loro uniche ragioni di vita, ma credono di trovare nell’onorevole Andrea Franzoni, loro caro, vecchio amico, una scorciatoia alle difficoltà dell’umano vivere.
Emilio - un appassionato dei Beatles - guadagna pochi soldi come insegnante di chitarra, il Taciturno lavora quando ha voglia distribuendo volantini pubblicitari, il Bestemmia opera nella salumeria di un parente dopo le dieci e mai oltre le tredici, il Cobra si arrangia come autista in lavoretti poco leciti e Rigatone è un fotografo di musica rock.
C’è un conto in sospeso, però, che tutti hanno con l’uomo politico e questo li desterà dal lungo sonno regalando un assist per la rivalsa e arginare il cinismo maturato.
Storia di una generazione afflitta dal morbo di Pete Best.

“ Nessuno potrebbe essere John, Paul, George o Ringo, ma tutti siamo Pete Best e in una maniera o nell’altra ci siamo dovuti adattare con quel che era rimasto ”.
Emilio Santini
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