A carte scoperte: I flussi di denaro nel gaming tra riciclaggio e criminalità organizzata

LIT EDIZIONI
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Il mercato dei giochi ha registrato negli ultimi anni una rapidissima espansione, sia attraverso la rete fisica sia a distanza, con una raccolta complessiva aumentata da 15 miliardi di euro del 2003 a 61,4 miliardi del 2010, corrispondenti al 4% circa del PIL. Non solo, le corrispondenti entrate erariali si sono attestate a 9,9 miliardi di euro (9,4 miliardi nel 2009) e i dati pubblicati dall'Aams confermano il trend positivo anche per il 2011. La crescita del mercato ha trovato, inoltre, impulso anche nella progressiva riduzione del carico fiscale - in media, dal 19% all'attuale 4,25% - e dall'anticiclicità del comparto all'accentuarsi della crisi. Un mercato molto vivace quello del gioco, che tuttavia presenta delle criticità marcate sul fronte della criminalità organizzata. Come rilevato dalla Commissione Antimafia, il settore rappresenta ormai un grande bacino utilizzato per l'attività di riciclaggio del denaro sporco da parte delle mafie. Gli enormi flussi finanziari che lo caratterizzano e una farraginosità di regole imposte dall'Aams finiscono per rendere abbastanza semplice l'attività di riciclaggio, rendendolo il marketplace ideale per questo tipo di attività illecita. L'obiettivo di questo libro è appunto approfondire, con contributi di spessore da parte di tutti i soggetti che a vario titolo partecipano a questo mercato, il legame esistente tra i flussi di denaro generati dall'attività di gaming e i possibili modi per renderli più trasparenti e tracciabili.
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Additional Information

Publisher
LIT EDIZIONI
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Published on
Jul 3, 2012
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Pages
190
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ISBN
9788868265854
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Language
Italian
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Genres
Social Science / Criminology
True Crime / Organized Crime
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Fabrizio Spagna
23 luglio 1993. Secondo la ricostruzione ufficiale quella mattina Raul Gardini, uno dei più grandi industriali italiani del dopoguerra, si sveglia presto nella sua abitazione milanese. Ha un appuntamento a cui non vuole mancare: lo aspettano i giudici del pool di Mani Pulite Antonio Di Pietro e Francesco Greco. Il «Corsaro», così era soprannominato, doveva essere sentito in merito alla maxitangente Enimont. Ma in Procura non arriverà mai. Un proiettile della sua Walther PPK calibro 7,65 gli trapassa il cervello. Per la famiglia solo un biglietto con scritto «grazie ». Tutto fa pensare a un suicidio. Eppure, come aveva ripetuto ai suoi avvocati, di cose da dire ne aveva parecchie. Forse troppe. Anni di indagini non hanno stabilito con certezza che cosa sia accaduto quella mattina e a distanza di anni l’episodio rimane avvolto nel mistero. Tre giorni prima, infatti, Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni e amico di Gardini, si toglie la vita in circostanze misteriose nel carcere di Opera a Milano. Anche lui è coinvolto nell’affare Enimont. Una coincidenza? Non bisogna dimenticare che tra il 1992 e il 1994 l’Italia vive una svolta epocale ancora non del tutto compresa e spiegata. Dopo la caduta del Muro di Berlino alcuni importanti accordi internazionali che coinvolgono il nostro Paese dal dopoguerra improvvisamente saltano. Si modifica radicalmente la geografia politica mondiale. Servono nuovi equilibri. Il vecchio sistema politico non garantisce un’adeguata governabilità. Servono interlocutori nuovi. La morte di Raul Gardini – l’imprenditore che con la chimica voleva conquistare il pianeta – avviene proprio in questo contesto storico. Un’altra coincidenza? L’inchiesta di Fabrizio Spagna apre scenari nuovi e consegna al pubblico aspetti inediti sulla figura di Gardini e sulle aziende del Gruppo Ferruzzi-Montedison. Un lavoro di ricostruzione che si avvale anche di alcuni documenti mai pubblicati prima d’ora.
Angela Camuso
Una vicenda criminale che non smette di porre interrogativi inquietanti e le cui propaggini arrivano fino ad oggi, come svelato dall’inchiesta Mafia Capitale sulla nuova cupola capeggiata da Massimo Carminati. È la storia della banda della Magliana, un gruppo nato alla fine degli anni Settanta e composto ai suoi primordi da malavitosi di borgata, figli maledetti del popolo e della miseria ma scaltri abbastanza per mettersi al servizio di poteri occulti, della mafia e delle frange eversive che miravano a destabilizzare il Paese. Scritto con il ritmo narrativo del romanzo e con una rigorosa aderenza ai fatti, questo libro di Angela Camuso ripercorre le tappe di un sodalizio che ancora ai nostri giorni occupa un posto di rilievo nell’olimpo della malavita imprenditoriale. L’autrice, che ha attinto per il suo lavoro a centinaia di documenti giudiziari, compresi quelli di Mafia Capitale, fa parlare i protagonisti senza omettere nomi, luoghi e circostanze in una sequenza agghiacciante di delitti e misteri: dall’omicidio del giornalista Mino Pecorelli al sequestro Moro, al rapimento di Emanuela Orlandi alla misteriosa morte, nel 2012, di Angelo Angelotti, il bandito che tradì Renatino De Pedis. Una storia che dura da quarant’anni grazie a una rete di insospettabili complici: prelati, magistrati, esponenti di forze dell’ordine e politici. Nonostante una catena di clamorosi «pentimenti» e faide sanguinose, quelli della Magliana non sono mai usciti di scena ma hanno compiuto una rapida scalata sociale, come dimostra la presa del Campidoglio da parte del nuovo Re di Roma, er Pirata Carminati, ex militante dei Nar e già membro della vecchia banda.
Fabio De Paquale
Palermo come Beirut. Estate 1983: la Cupola di Cosa nostra con un'autobomba sconvolge la città e l'Italia intera. Strade sventrate, scenari da guerra civile. Il tritolo, usato per la prima volta per un delitto eccellente, uccide un giudice antimafia, il "capo" di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il consigliere dell'Ufficio istruzione aveva esagerato, doveva essere punito e fermato prima che scoprisse troppo. Rocco Chinnici dava la caccia alla mafia militare, ma soprattutto ai colletti bianchi, per stanare il terzo livello, quello degli intoccabili. Aveva ideato il pool antimafia, rivoluzionato il metodo investigativo, scardinato le casseforti delle banche, per mettere il naso sui patrimoni sospetti. Stava per chiudere il cerchio attorno ai mandanti e agli esecutori dei delitti di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Carlo Alberto dalla Chiesa, per i quali pensava ci fosse un'unica regia. La storia gli darà ragione. Il suo lavoro istruttorio confluirà infatti nel primo maxiprocesso alla mafia, iniziato dopo la sua morte e concluso nel 1987. Storia di una strage annunciata e di un uomo condannato dal "tribunale" della mafia e da quello della giustizia "sonnolenta". Caterina, Elvira e Giovanni Chinnici, dopo trent'anni, rivelano i retroscena: "Papà fu lasciato solo, offerto ai suoi carnefici". Testimonianze, nuovi documenti e risvolti inediti. Il giallo del processo sulla presunta corruzione del giudice messinese che assolse mandanti e killer... Prefazione di Pietro Grasso.
Pasquale Ragone
Fabrizio Spagna
23 luglio 1993. Secondo la ricostruzione ufficiale quella mattina Raul Gardini, uno dei più grandi industriali italiani del dopoguerra, si sveglia presto nella sua abitazione milanese. Ha un appuntamento a cui non vuole mancare: lo aspettano i giudici del pool di Mani Pulite Antonio Di Pietro e Francesco Greco. Il «Corsaro», così era soprannominato, doveva essere sentito in merito alla maxitangente Enimont. Ma in Procura non arriverà mai. Un proiettile della sua Walther PPK calibro 7,65 gli trapassa il cervello. Per la famiglia solo un biglietto con scritto «grazie ». Tutto fa pensare a un suicidio. Eppure, come aveva ripetuto ai suoi avvocati, di cose da dire ne aveva parecchie. Forse troppe. Anni di indagini non hanno stabilito con certezza che cosa sia accaduto quella mattina e a distanza di anni l’episodio rimane avvolto nel mistero. Tre giorni prima, infatti, Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni e amico di Gardini, si toglie la vita in circostanze misteriose nel carcere di Opera a Milano. Anche lui è coinvolto nell’affare Enimont. Una coincidenza? Non bisogna dimenticare che tra il 1992 e il 1994 l’Italia vive una svolta epocale ancora non del tutto compresa e spiegata. Dopo la caduta del Muro di Berlino alcuni importanti accordi internazionali che coinvolgono il nostro Paese dal dopoguerra improvvisamente saltano. Si modifica radicalmente la geografia politica mondiale. Servono nuovi equilibri. Il vecchio sistema politico non garantisce un’adeguata governabilità. Servono interlocutori nuovi. La morte di Raul Gardini – l’imprenditore che con la chimica voleva conquistare il pianeta – avviene proprio in questo contesto storico. Un’altra coincidenza? L’inchiesta di Fabrizio Spagna apre scenari nuovi e consegna al pubblico aspetti inediti sulla figura di Gardini e sulle aziende del Gruppo Ferruzzi-Montedison. Un lavoro di ricostruzione che si avvale anche di alcuni documenti mai pubblicati prima d’ora.
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