Simbolo e narrazione in Marco: La dimensione simbolica del secondo Vangelo alla luce della pericope del fico di Mc 11, 12-25

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Partendo da una duplice intuizione - la prima più generale sull'importanza spesso trascurata della matrice simbolica dei vangeli, l'altra più specifica sulla natura simbolica del gesto di Gesù nei confronti del fico in Mc 11,12-25 - il presente studio esplora la dimensione simbolica del vangelo di Marco alla luce di un episodio che ha talvolta inquietato, se non sconcertato, diversi lettori e studiosi. Di questa pericope si offre una lettura sostanzialmente nuova, mostrando come inadeguata la designazione tradizionale di "maledizione del fico e purificazione del tempio" e illuminando allo stesso tempo un particolare spessore del racconto marciano nel suo insieme. L'attenzione alla dimensione simbolica fa risaltare alcune traiettorie squisitamente teologiche del secondo vangelo, evidenziando come il ricorso a tale linguaggio non rappresenti una pura strategia retorica, ma si radichi nella particolare concezione cristologica propria di Marco.
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About the author

Lorenzo Gasparro cssr, nato nel 1974, è membro della Congregazione del SS. Redentore. Dopo aver ottenuto il Baccellierato presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (sez. San Luigi), ha conseguito nel 2002 la licenza presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, e nel 2011 il dottorato in Scienze Bibliche presso l’Ecole Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme. Dal 2005 è docente di Sacra Scrittura nell’Università Cattolica del Madagascar (UCM Ambatoroka-Antananarivo).

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Publisher
Gregorian Biblical BookShop
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Published on
Dec 31, 2012
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Pages
682
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ISBN
9788876531989
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Best For
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Language
Italian
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Genres
Bibles / General
Religion / Biblical Criticism & Interpretation / General
Religion / Biblical Studies / General
Religion / Christianity / Catholic
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Il nesso fra la liturgia e l'ultimo libro della Bibbia e un dato ormai diffusamente accolto nell'ambiente degli studi neotestamentari. La presente ricerca muove dall'assunto che l'Apocalisse, chiedendo di essere letta ad alta voce in pubblico (cfr Ap 1,3), trovi la sua fruizione originaria in un'assemblea liturgica cristiana. Un'introduzione raccoglie i diversi e consistenti segni che, considerati alla luce dell'ambiente storico, rivelano questo dato di partenza. L'esegesi di quattro passi, commentati nei loro contesti, mostra la fecondita anche euristica che emerge dall'attenzione alla vocazione originaria dell'opera.Lo studio dell'Apocalisse nel suo ascolto in liturgia cristiana, quando quest'ultima venga compresa con le coordinate che essa pare avere alla sua nascita e comunque in buona parte dell'era patristica, permette di cogliere nel testo una logica interna e un potere trasformante di immeditezza e concretezza particolari. Il libro che chiude la Bibbia, cosi denso di riferimenti sia agli altri libri della Scrittura sia all'esistenza della comunita che lo ascolti, mira a incarnare nella vita, fin dal suo semplice ascolto, la rivelazione di Gesu Cristo che consegna. Apre cosi un modo con il quale accostare ed ascoltare anche tutti i libri che nel Canone lo precedono. Non appare allora casuale che tanta iconografia degli edifici ecclesiastici dei primi secoli abbia attinto al suo ricco immaginario. Anche oggi, in un mondo dell'immagine come quello in cui viviamo, questo libro puo ancora nutrire la visione di Dio del popolo che Dio stesso ha redento.
 L’antica traduzione siriaca dei vangeli detta Vetus Syra riappare dopo secoli di latitanza grazie alla pubblicazione di due mss. superstiti nel XIX sec. Dopo l’iniziale entusiasmo pareva caduta di nuovo nell’oblio, fino a quando il recente interesse della critica testuale per il mondo scribale che produce i testi ha riaperto prospettive interessanti anche per lo studio della Vetus Syra. Come funziona la sintassi di una lingua semitica rispetto al greco? E’ possibile riprodurre le strutture di un’altra lingua in forma non meccanica? E’ lecito espandere il testo evangelico desumendo informazioni dal contesto? In queste pagine vengono affrontati analiticamente 300 passi del vangelo di Luca in cui la versione siriaca presenta letture che si discostano dal greco in modo significativo. Tali devianze sono state classificate secondo i processi che le hanno presumibilmente generate, cercando di stabilire quali fossero i meccanismi in atto al momento di procedere alla traduzione del testo. Alla prova dei fatti, la Vetus Syra si rivela una buona traduzione, più preoccupata di rendere il senso del testo che non la sua letteralità. Isolando i fattori che provocano la maggior parte delle varianti, tra i quali l’assimilazione interna e sinottica, si è in grado di individuare alcuni fattori ermeneutici che sono stati significativi per i traduttori: il confronto con le scuole esegetiche del tempo, l’accentuazione della centralità della figura di Cristo, la ridefinizione di alcuni personaggi minori che assumono valore paradigmatico per i credenti, ecc…
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