Alle sorgenti dell'anima. Il ritorno della sapienza antica nell'esperienza della psicanalisi: ΛΟΓΟΣ & ובד

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A differenza della religione e di quella che sarà poi la filosofia, la sapienza è il modo di percorrere un pensiero che non costruisce l’illusione della salvazione, ma opera per costruire soluzioni linguistiche che permettano all’uomo di situarsi nel cosmo, di trovare un modo per abitarlo, benché non venga meno la sua scomodità.

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About the author

 

Giovanni Sias, psicanalista

Libri pubblicati:

Inventario di psicoanalisi (Bollati Boringhieri, Torino 1997); Fuga a cinque voci. L'anima della psicanalisi e la formazione degli psicoanalisti (Antigone ed.); Appunti per una nuova epistemologia (Zona Franca ed., Lucca 2008); La follia ritrovata (Alpes ed., Roma 2016) e, per Polimnia Digital Edition, Prospettive attuali della formazione degli psicanalisti (con F. Quesito e J. Nassif, Sacile 2017).

 

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Additional Information

Publisher
Polimnia Digital Editions
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Published on
Feb 8, 2018
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Pages
115
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ISBN
9788899193393
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Language
Italian
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Genres
Psychology / Movements / Psychoanalysis
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Content Protection
This content is DRM free.
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I Quaderni di Polimnia

«È proprio adesso che non sono più niente che sono un uomo?», afferma Edipo a Colono.

Al culmine dell’esperienza del tragico – dove non si è niente di più che un rebut de la société – sovviene alla lingua la parola “uomo”, ma scoperta in un nuovo significato. Nel momento della perdita radicale di ogni “sé stesso” – di ogni padronanza, di ogni bene, di ogni status sociale –, senza più un sembiante a cui identificarsi, quando il velo dell’ignoranza è caduto, che senso assume la parola “uomo” a cui gli antichi aggiungevano sempre l’aggettivo “mortale”? Quello di un sinonimo della parola “tragico”. La psicanalisi non garantisce la cognizione del tragico – questa scoperta dell’uomo intorno alla sua “umanità” –, ma crea per ciascuno le condizioni della sua possibilità. Ecco perché è assolutamente riduttivo pensarla come una “cura” che dovrebbe concludersi con il ripristino dello stato di salute precedente la “malattia”; in altri termini, con il ripristino dell’ignoranza di sé e del mondo precedente alla formazione di un sintomo che getta nello sconforto, nel dolore, nell’esilio, nel mistero, e che introduce, almeno per un momento, la scelta fra interrogare il sintomo o curarlo: tra il desiderio di sapere e la volontà di ignoranza, tra l’incominciare ad accorgersi dell’intollerabile “reale”, al centro di ogni questione che richiama il tragico, e l’adesione incondizionata ai protocolli e alle convenzioni della realtà.

I Quaderni di Polimnia, di cui presentiamo qui il primo numero, che stabilisce l’orizzonte di questioni (e che è offerto gratuitamente come tutti quelli che seguiranno), intendono riaprire un dibattito a più voci e a più lingue (i Quaderni saranno tradotti in inglese, francese tedesco, spagnolo) per rilanciare il gesto sovversivo della psicanalisi, considerata non come una professione medica – una psicoterapia di Stato – che si prefigge di normalizzare o, in alternativa, di reprimere o isolare, ma come un’esperienza eccezionale che ciascun analizzante rinnova nella “scoperta dell’uomo” che è. Quando non è più niente!

Chi condividesse, anche criticamente, almeno alcune delle questioni poste da questo primo numero dei Quaderni, può inviare un suo scritto a: info@polimniadigitaleditions.com che verrà pubblicato e tradotto in un prossimo numero dei Quaderni [massimo trenta cartelle in formato A4 con interlinea 1,15].

Ridurre i temi della prassi analitica alle regolamentazioni nazionali è inadeguato, ed è anacronistico rispetto ai problemi presenti. Questa è la questione in gioco oggi in Europa. Restare imprigionati nel discorso legislativo, a proposito della psicanalisi, come per esempio nel caso italiano, è il modo migliore per arrivare alla scomparsa dello psicanalista, e dunque della psicanalisi che non può esistere senza lo psicanalista.
Tanto più che nella vecchia Europa gli Stati sembrano passarsi parola affinché la psicanalisi non solo non sia più consentita ma anche che sia sempre più interdetta, soprattutto tenendo conto della rinascita del fascismo in Europa, che già si vede anticipata nelle attuali legislazioni degli Stati europei.
D’altronde, la psicanalisi, non può aspirare a essere riconosciuta dallo Stato o dalla società. Tutto ciò che la psicanalisi può fare per la sua esistenza dipende dalle conquiste teoriche di cui può essere capace, dunque di quelle attività di ricerca di cui gli psicanalisti possono rendersi idonei per rimettere in gioco il loro sapere nel discorso psicanalitico.
Questo libro è la prima testimonianza di una discussione teorica che si sta svolgendo da qualche tempo in Europa fra le associazioni aderenti a un Inter-Associatif che si vuole sia di psicanalisi sia europeo. E in cui la scommessa della «traduzione» e l’incontro fra le lingue diventa la misura del possibile rilancio della teoria nella psicanalisi e della formazione degli psicanalisti. Tutto ciò implica la ricostruzione teorica della psicanalisi onde trarla al di fuori di tutto ciò che l’ha ridotta ad essere l’applicazione di una qualunque tecnica psicologica, ovvero una psico-igiene sociale.

I Quaderni di Polimnia

«È proprio adesso che non sono più niente che sono un uomo?», afferma Edipo a Colono.

Al culmine dell’esperienza del tragico – dove non si è niente di più che un rebut de la société – sovviene alla lingua la parola “uomo”, ma scoperta in un nuovo significato. Nel momento della perdita radicale di ogni “sé stesso” – di ogni padronanza, di ogni bene, di ogni status sociale –, senza più un sembiante a cui identificarsi, quando il velo dell’ignoranza è caduto, che senso assume la parola “uomo” a cui gli antichi aggiungevano sempre l’aggettivo “mortale”? Quello di un sinonimo della parola “tragico”. La psicanalisi non garantisce la cognizione del tragico – questa scoperta dell’uomo intorno alla sua “umanità” –, ma crea per ciascuno le condizioni della sua possibilità. Ecco perché è assolutamente riduttivo pensarla come una “cura” che dovrebbe concludersi con il ripristino dello stato di salute precedente la “malattia”; in altri termini, con il ripristino dell’ignoranza di sé e del mondo precedente alla formazione di un sintomo che getta nello sconforto, nel dolore, nell’esilio, nel mistero, e che introduce, almeno per un momento, la scelta fra interrogare il sintomo o curarlo: tra il desiderio di sapere e la volontà di ignoranza, tra l’incominciare ad accorgersi dell’intollerabile “reale”, al centro di ogni questione che richiama il tragico, e l’adesione incondizionata ai protocolli e alle convenzioni della realtà.

I Quaderni di Polimnia, di cui presentiamo qui il primo numero, che stabilisce l’orizzonte di questioni (e che è offerto gratuitamente come tutti quelli che seguiranno), intendono riaprire un dibattito a più voci e a più lingue (i Quaderni saranno tradotti in inglese, francese tedesco, spagnolo) per rilanciare il gesto sovversivo della psicanalisi, considerata non come una professione medica – una psicoterapia di Stato – che si prefigge di normalizzare o, in alternativa, di reprimere o isolare, ma come un’esperienza eccezionale che ciascun analizzante rinnova nella “scoperta dell’uomo” che è. Quando non è più niente!

Chi condividesse, anche criticamente, almeno alcune delle questioni poste da questo primo numero dei Quaderni, può inviare un suo scritto a: info@polimniadigitaleditions.com che verrà pubblicato e tradotto in un prossimo numero dei Quaderni [massimo trenta cartelle in formato A4 con interlinea 1,15].

Ridurre i temi della prassi analitica alle regolamentazioni nazionali è inadeguato, ed è anacronistico rispetto ai problemi presenti. Questa è la questione in gioco oggi in Europa. Restare imprigionati nel discorso legislativo, a proposito della psicanalisi, come per esempio nel caso italiano, è il modo migliore per arrivare alla scomparsa dello psicanalista, e dunque della psicanalisi che non può esistere senza lo psicanalista.
Tanto più che nella vecchia Europa gli Stati sembrano passarsi parola affinché la psicanalisi non solo non sia più consentita ma anche che sia sempre più interdetta, soprattutto tenendo conto della rinascita del fascismo in Europa, che già si vede anticipata nelle attuali legislazioni degli Stati europei.
D’altronde, la psicanalisi, non può aspirare a essere riconosciuta dallo Stato o dalla società. Tutto ciò che la psicanalisi può fare per la sua esistenza dipende dalle conquiste teoriche di cui può essere capace, dunque di quelle attività di ricerca di cui gli psicanalisti possono rendersi idonei per rimettere in gioco il loro sapere nel discorso psicanalitico.
Questo libro è la prima testimonianza di una discussione teorica che si sta svolgendo da qualche tempo in Europa fra le associazioni aderenti a un Inter-Associatif che si vuole sia di psicanalisi sia europeo. E in cui la scommessa della «traduzione» e l’incontro fra le lingue diventa la misura del possibile rilancio della teoria nella psicanalisi e della formazione degli psicanalisti. Tutto ciò implica la ricostruzione teorica della psicanalisi onde trarla al di fuori di tutto ciò che l’ha ridotta ad essere l’applicazione di una qualunque tecnica psicologica, ovvero una psico-igiene sociale.

Réduire les questions d’une praxis analytique au débat sur les réglementations nationales est inadéquat et devient de plus en plus anachronique, les enjeux soulevés étant joués à l’avance. Telle est la question qui se pose dans les temps que nous traversons en Europe. Rester emprisonnés dans des discours législatifs, à propos de la psychanalyse, et comme cela ressort encore davantage dans le cas italien, c’est la meilleure façon d’arriver à la disparition du psychanalyste et donc de la psychanalyse, étant donné qu’il ne peut pas exister de psychanalyse sans psychanalyste.
D’autant plus qu’actuellement les États de la vielle Europe ce donnent le mot pour faire en sorte que la psychanalyse, non seulement ne soit plus permise, mais se voie de plus en plus interdite, d’autant qu’il y a lieu de tenir compte de la renaissance du fascisme en Europe, que l’on peut voir anticipé dès aujourd’hui aux États-Unis.
Par ailleurs, la psychanalyse ne peut pas aspirer à être reconnue par l’État ou par la société, si elle ne se réduit pas à une psychothérapie, redevenant ce qu’elle a toujours été : le savoir retrouvé du désir inconscient qui est tragique. Tout ce qu’elle peut donc faire pour son existence dépend des conquêtes d’ordre théorique dont elle pourra se montrer capable, c’est-à-dire, des activités de recherche auxquelles les psychanalystes peuvent se consacrer pour remettre en jeu leur savoir dans un discours.
Ce livre est le premier témoignage d’un débat théorique qui, depuis quelques temps, se tient au niveau européen entre les associations membres d’un Inter-Associatif qui se veut de Psychanalyse et qui se dit Européen. Et il en ressort que c’est le pari de la « traduction » et de la rencontre entre les langues qui devient la mesure d’une possible relance de la théorie de la psychanalyse et partant de la formation du psychanalyste.
Tout cela implique que l’on s’efforce de reconstruire théoriquement cette discipline, afin de l’extraire de tout ce qui l’a réduite à n’être qu’une forme d’application d’une quelconque technique psychologique, aboutissant, à vrai dire, à en faire une psycho-hygiène sociale.


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