Giulio Ferroni dichiara, fin da subito, che il libro nasce da una preoccupazione e da un disappunto: preoccupazione per il danno ambientale, storico, civile, che costituirebbe il progettato ponte sullo Stretto; disappunto (salvo poche eccezioni) per l'indifferenza degli intellettuali di fronte a questa violazione di un luogo capitale dell'identità italiana ed europea, del mito classico, della bellezza, della storia, del lavoro e del dolore umano. Il libro intende mostrare come l'idea stessa di un simile ponte, tanto più nelle tragiche circostanze che il mondo sta vivendo, rappresenti profanazione del lascito del passato e del presente. Non un 'volano dello sviluppo', come si sente ripetere, ma un'alterazione definitiva di un habitat naturale e storico, che va difeso fino in fondo. Mito, storia, letteratura, vengono convocate come segni necessari di resistenza alle offese che oggi aggrediscono la natura e la vita. Così, pagina dopo pagina, leggiamo alcuni dei più essenziali racconti e passaggi, immaginari e reali, che nel corso del tempo hanno toccato lo Stretto.
Giulio Ferroni è professore emerito di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma. Ha raccolto l'esperienza dello studio delle più diverse zone della letteratura italiana in un'ampiaStoria della letteratura italiana (Einaudi Scuola 1991, Mondadori Università 2012 e 2021). Ai problemi della scuola ha dedicato i libri La scuola sospesa. Istruzione, cultura e illusioni della riforma (1997), La scuola impossibile(2015) e Una scuola per il futuro (2021). Tra le altre sue recenti pubblicazioni: Gli ultimi poeti. Giovanni Giudici e Andrea Zanzotto (2013); La fedeltà della ragione (2014); L'Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (2019, premi Viareggio e Mondello); Natura vicina e lontana. Umanesimo e ambiente dagli antichi greci all'intelligenza artificiale (2024); Petrarca, la bellezza dimenticata (2025). Per Laterza è autore di Prima lezione di letteratura italiana (2009) e Scritture a perdere (2010).