Raccontare la guerra. La memoria organizzata

Bruno Mondadori
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Raccontare la propria storia è, per ogni paese, un momento chiave nella costruzione dell'identità nazionale e nella messa in opera dei complessi meccanismi della memoria collettiva. A maggior ragione, raccontare di una guerra perduta è un procedimento rischioso e doloroso: coinvolge i testimoni (i reduci, i loro famigliari, le organizzazioni degli ex combattenti); quindi, via via, coloro che rielaborano a vario titolo la memoria, facendone racconto orale letteratura, cinema o documentari; infine gli storici. Un caso emblematico di questi processi è il discorso pubblico sulla campagna di Russia così come si è sviluppato, nel dopoguerra, sia in Italia che nella Germania Occidentale e, con diversa valenza, anche nella DDR. Questo libro ripercorre per la prima volta, sulla base di un vasto campione letterario (narrativa, memorialistica, scrittura autobiografica), modi in cui la campagna di Russia e il suo esito disastroso sono stati narrati, dal 1945 alla metà degli anni sessanta, nella fase culminante della Guerra fredda. Ne ricostruisce i modelli e i luoghi comuni dominanti. Mette infine in luce analogie e differenze nella percezione e nelle strategie interpretative di ciascun paese.
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Additional Information

Publisher
Bruno Mondadori
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Published on
Jul 3, 2012
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Pages
272
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ISBN
9788861597303
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Language
Italian
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Genres
History / Europe / General
History / Historiography
History / Military / World War II
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Anus Mundi è una delle più preziose testimonianze oculari dell’Olocausto perché registra l’orrore dei campi di sterminio nazisti dalla loro nascita, nel 1941, fino alla liberazione. Considerato il libro più completo su Auschwitz, ha vinto due premi letterari nazionali quando è stato pubblicato nella sua edizione originaria polacca, nel 1972, divenendo qualche anno dopo un bestseller nella Germania Ovest.
Il mondo di Auschwitz descritto da Wieslaw Kielar è così paralizzante e sconvolgente che Horst von Glasenapp, il giudice che presiedeva ai processi di Auschwitz contro i criminali di guerra, definì il libro una delle maggiori opere intellettuali emerse nella Germania del dopoguerra.
La tragica massa degli ebrei europei arrivati ai campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz dal 1941 al 1945 portavano con sé solo le proprie vite condannate, nient’altro. Si presentavano lentamente davanti alle SS e il loro destino era appeso al gesto di una mano di un ufficiale.
Il giovane Kielar, numero 290, imprigionato dai nazisti per attività clandestina insieme ai suoi compagni, venne precipitato nell’universo infernale di Auschwitz e dovette sopravvivere giorno per giorno, ora per ora, anche minuto per minuto. Le storie e le immagini che Kielar ci racconta sono indelebili. Il famigerato dottor Mengele, con la sua morbosa ossessione per i gemelli, diventa un personaggio demoniaco ritratto con fredda precisione. Le lugubri melodie dell’orchestra di Auschwitz, le cui note accompagnavano migliaia di uomini, donne e bambini nella loro ultima passeggiata per le camere a gas, risuonano durevoli ed echeggiano inquietanti. Ma i cari amici e i sofferenti compagni di Kielar sono i più eclatanti: la giovane zingara che si esibisce in cambio di mozziconi di sigaretta vicino alle recinzioni elettrificate, e finisce per bruciare; la giovane ragazza ebrea, un amore di Kielar, inviata alla camera a gas; Edek Galiński e Mala Zimetbaum (i cosiddetti ‘‘Romeo e Giulietta’’ di Auschwitz) torturati e impiccati per aver tentato la fuga; i compagni polacchi che più di una volta aiutano Kielar miracolosamente a fuggire a un’ingloriosa e brutale morte.
Kielar non omette alcun dettaglio. Anus Mundi è un punto di riferimento della letteratura sull’Olocausto. È un libro vivido e bruciante come nessun’altra memoria di Auschwitz fino ad oggi.

Il racconto impietoso di un prigioniero polacco — tra i primi ad arrivare ad Auschwitz e l’ultimo ad abbandonarlo — dei suoi cinque anni trascorsi in un campo di concentramento nazista. Il duro lavoro, la fame, le malattie, il congelamento, i pidocchi, le percosse, le selezioni, le gasazioni, le fucilazioni. Una lettura tanto tagliente e senza risparmi che si può quasi sentire il sapore di quello che mangiavano, l’afrore nauseante dei corpi bruciati e di quelli in decomposizione accatastati davanti ai blocchi, le grida di coloro che venivano ingannati nelle camere a gas. Kielar non omette nessun dettaglio, fino a quando le truppe americane arrivano a liberare quelle ombre superstiti dalle rovine dei campi.  Kirkus Reviews

 

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