La valle degli specchi di pietra: Storia esplorativa inedita della Val di Mello

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Il libro del 1979 cui questo si riferisce (senza esserne propriamente una riedizione) aveva sconcertato già con il titolo (il gioco-arrampicata?) i frequentatori dei monti della Masino che (come me) pensavano, quasi esclusivamente alle scalate sulle fiere vette della cresta di confine e consideravano le rocce di valle, per quanto imponenti e talvolta attraenti, solo come eventuale terreno di esercitazione. D’altra parte, gli stessi pionieri britannici dell’alpinismo non avevano forse frequentato le Alpi, anche le grandi montagne, come un terreno di gioco (the playground of Europe)? E anche in val di Mello il gioco di fondo valle non si era forse prolungato in difficili ascensioni sulle pareti della costiera di Arcanzo e di Cameraccio? (Già, i Britannici… proprio in quegli anni erano ricomparsi in val di Zocca, compiendo notevoli prime ascensioni con protezioni amovibili, i primi nut visti dalle nostre parti.) Molti anni dopo, dedicandomi ai libri di uno dei loro maestri, G. W. Young, maestro anche nell’arte di comunicare un’atmosfera, ho trovato un brano, in cui l’atmosfera comunicata mi è sembrata molto simile a quella che doveva essere stata l’atmosfera dell’arrampicata in val di Mello dei primi tempi: «Per noi le scalate erano preesistenti ma nascoste linee di possibilità inventate dalla natura e dal tempo su rupi erte e sconosciute. Per noi era una gioia e un privilegio scoprirle e seguirle, ciascuno nei limiti delle sue capacità naturali di sollevamento e di aderenza. Pensavo spesso che, proprio come Michelangelo vedeva le sue figure in essere dietro il velo della pietra e le scolpiva in tutto o in parte come statue, stava a noi scoprire le scalate velate nella roccia attraverso le età, e seguirle fino al loro completamento, dopo di che esse restavano in vista come entità. Poiché, ovviamente, era improbabile che la natura avesse inventato molti di questi concatenamenti accidentali di possibilità umane su ogni singola rupe, l’emozione di scoprire una “nuova via”, che aveva atteso lì per noi ignota attraverso gli evi, era intensa. Il parlarne dopo, interminabile ed entusiasta, non verteva tanto, come sarebbe oggigiorno, sui suoi astratti gradi di difficoltà, o sulla tecnica umana richiesta dai suoi ostacoli, quanto sulle caratteristiche o configurazioni naturali della particolare fessura o costola nella roccia. Discorrevamo, quindi, molto più della rupe o della montagna che stava dietro a tutto ciò, molto meno degli adattamenti fisici che PRESENTAZIONE – Giovanni Rossi richiedeva; di fatto, in termini moderni, molto più di passaggi, molto meno di chiodi» (Mountains with a Difference, cap. I - C’era una volta in Galles). Ora il lettore si troverà di fronte il quadro della situazione attuale in val di Mello e dintorni, un quadro in cui prevalgono le degenerazioni, quelle ambientali intraviste fin dall’inizio (specialmente da Monica) e quelle della tecnica di scalata (che già allora Ivan voleva esorcizzare). Starà al lettore giudicare se oggi le parole di Young abbiano solo il senso di un amaro ricordo o – come questo libro – contengano anche un invito al ritorno alle origini, nello spirito e nella tecnica, e quindi (nonostante tutto) un messaggio di conforto (non tutto è perduto).

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About the author

Ivan Guerini, nasce a Milano il 9 giugno 1954. Negli anni ’70 scopre la Val di Mello facendola conoscere in tutto il Mondo, con un piccolo libro caratterizzato da schizzi essenziali: “Il gioco - arrampicata della val di Mello”. In Val di Mello con la prima salita del Precipizio degli Asteroidi contribuisce all’apertura della scala delle difficoltà alpinistiche dal VII° in su. Ha esplorato in 5 decenni numerose pareti di catene alpine tra le quali: Centrali, Val Grande, Mesolcina, Orobie unitamente alle 10 grandi Falesie Prealpine sconosciute del territorio lariano, percorrendo migliaia di itinerari dal VII° al X° sempre in arrampicata Libera Esplorativa, superando la difficoltà naturale. Ha percorso in Libera Modificata (dalla presenza di mezzi tecnici) - sempre senza tentativi e senza preventive risistemazioni - numerosi itinerari storici saliti un tempo con mezzi di progressione artificiali. Sostenitore dal 1973 dell’arrampicata libera esplorativa senza mezzi tecnici a impatto ambientale (spit-fix), che pratica assiduamente con finalità di conoscenza e preservazione della natura verticale, può essere sostanzialmente considerato l’ideatore e il principale esponente della ECO CLIMBING. Negli anni ha tenuto numerose conferenze visuali e collaborato con le principali riviste di montagna. Le sue ricerche esplorative, sono caparbiamente descritte ed illustrate in libri, articoli, monografie. La sua prima biografia compare nel 1983 sulle pagine dell’Enciclopedia della Montagna dell’Istituto Geografico De Agostini. Un suo ritratto biografico è presente nel sito Intraisass e una videointervista si trova nel sito del Cervino Filmfestival. Ha partecipato al film sulla scoperta della val di Mello: Uomini e Sassi realizzato nel 2003 da Luigi Cammarota per la trasmissione RAI Geo&Geo, premiato nel 2010 all’Orobie FilmFestival. Nel 1999 per Alberti Editore è uscito il libro “Val Grande Mondo segreto di rocce e piante – Storia esplorativa del Parco Nazionale più selvaggio d’Europa” dove è comparso il logo Zone No Spit per la preservazione della natura verticale che ha rinnovato nel 2015. Nel 2013 in occasione del rifacimento del libro sulla “Val Grande - Storia esplorativa dei territori sconosciuti” - Alpinestudio (LC) ha ideato una sua collana: Valli-Valichi-Vette dove compariranno tutte le pubblicazioni espressamente legate alla Cultura della Verticalità Territoriale: scoperta, storia esplorativa e descrizione degli ambienti naturali alla luce di una visione non museale. Nel novembre 2015 è uscito on-line il libro “IL TRONO REMOTO - Storia esplorativa del Sasso Manduino e del Pizzo di Prata”. Prossimamente uscirà un libro sull’Etica fatto con Giovanni Rossi Non è: Accademico – Guida Alpina – Istruttore d’alpinismo – Sponsorizzato

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