Sedotta Da Due Biker

Babelcube Inc.
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Quando la macchina di Zoe Miller si ferma di colpo a tarda notte in una strada deserta, deve ringraziare il suo ex ragazzo motociclista e il suo migliore amico Joel, che vanno a soccorrerla... in molti modi!
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About the author

Scrittrice di Bestseller nelle classifiche del New York Times e USA Today, Jasmine Black vive a Minden Hills, in Ontario, Canada, circondata da quattro acri di natura incontaminata.
Adora fare giardinaggio, fare escursioni, andare in kayak, leggere e scrivere. È membro dell'associazione Romance Writers of America.

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3.2
5 total
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Additional Information

Publisher
Babelcube Inc.
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Published on
Apr 8, 2018
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Pages
442
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ISBN
9781547515424
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Language
Italian
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Genres
Fiction / Erotica / General
Fiction / Short Stories (single author)
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La carriera di Addison come fotomodella sta andando a picco. A soli ventinove anni lo spietato meccanismo delle agenzie di moda sta per espellerla e lei non sa che cosa fare della sua vita. Viene da una relazione difficile, non è mai stata così lanciata da avere un granché da parte, è demotivata e si sente senza valore. Per questo quando le propongono delle foto erotiche per un ricco committente anonimo si trova ad accettare. Dopo le foto viene un filmato, e dopo il filmato una proposta sconvolgente: diventare una delle sette professioniste sul libro paga del misterioso Signor K, professioniste destinate a intrattenerlo dal punto di vista sessuale, in cambio di una sistemazione di lusso e di una paga più che congrua.
Il Signor K è il rampollo di una dinastia industriale e ha da poco subito un grave lutto. È cinico, insensibile, maschilista... ma almeno non è brutto e le cose, con lui, sono sempre chiarissime. Addison scopre che accontentarlo non è difficile e che la vita con le sue nuove “colleghe” non è poi male. E l’autista del Signor K, Joel, ha una faccia da criminale, ma un animo pulito... sarà forse lui a insegnarle di nuovo a volersi bene?
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CONTIENE SCENE ESPLICITE - CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO
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"Non mi aspettavo che mi venisse ad aprire Mayer in persona. Cioè, il Signor K.
Fermo sulla porta, mi squadrò da capo a piedi. Era vestito in modo informale, con un dolcevita scuro e dei pantaloni sportivi.
«Addison» disse. «Felice di conoscerti. Puoi chiamarmi Signor K».
Bene, bene, mettiamo subito i dipendenti a loro agio, eh?
«Sì, Signor K».
Mi fece segno di seguirlo all’interno. Era un appartamento enorme, in penombra.
«Non è la mia residenza di famiglia, è chiaro. È un posto riservato che tengo per i momenti di svago. Tu sei un momento di svago, si spera». L’ultima frase l’aveva detta con un sospiro un po’ infastidito.
Cominciamo benissimo.
«Si spera» confermai.
Entrammo in un salone.
«È tutto bellissimo» mi sentii in dovere di dire.
«Sì? Sono felice che ti piaccia. Ora dovresti spogliarti».
Restai interdetta. Mi aspettavo un approccio più soft, forse. Oddio, non so che cosa mi aspettassi, ma non un invito a spogliarmi appena entrata in casa.
Comunque fosse... era quello per cui mi pagava, no? L’idea di andare a letto con lui non mi sorrideva in modo particolare, ma avevamo detto che potevo tirarmi indietro quando volevo... giusto?
Lasciai la mia giacca leggera su un divano. Poi mi sfilai le scarpe a tronchetto, la maglia, la gonna... iniziavo a essere in imbarazzo, anche perché K, lì, era rimasto vestito.
Fece una cosa strana. Prese un cuscino dal divano e lo buttò per terra, su un tappeto persiano sui toni del bordeaux. Non capii subito che cosa volesse.
Poi ci arrivai.
«Oh» dissi. «Scusi».
Mi inginocchiai sul cuscino. Così com’ero, in slip e reggiseno. Era tutto piuttosto inquietante.
K si avvicinò a me e mi trovai il cavallo dei suoi pantaloni davanti alla faccia.
Non mi diede una buona sensazione. Era troppo intimo, iniziare con una fellatio. Capivo che mi pagava per fare quello che andava a lui, ma non ero solo un buco da fottere. Ero una sua dipendente... e ai dipendenti devi anche mostrare un po’ di rispetto, no? Potevo alzarmi e andarmene – vaffanculo i soldi.
Ma K non se lo tirò fuori. Mi posò una mano sulla testa e mi accarezzò i capelli come se fossero il pelo di un animale domestico."
Samantha, detta Sam, è tornata dall’Africa da pochi mesi e Brooklyn le sembra un paese ostile e straniero. Ha problemi di ansia e il lavoro che le ha trovato la ONG per cui lavorava in Kenya la deprime profondamente. Immaginava il suo futuro in modo diverso.
La prima notte nella nuova casa, per di più, viene svegliata da dei rumori inconfondibili nell’appartamento accanto: la testiera di un letto che batte contro il muro e gli ululati di piacere di una donna. Il giorno seguente conosce un tipo simpatico nella lavanderia del palazzo e solo alla fine si rende conto che è lui, il vicino di casa che le ha dato quel benvenuto così particolare.
Nell’arco di qualche settimana capisce che Asher è un seduttore seriale, che si libera delle conquiste subito dopo aver fatto sesso con loro. E che lei ha il dubbio privilegio di poter sentire attraverso il muro buona parte delle sue “prodezze”. Se Asher fosse solo questo Sam cambierebbe stanza alla propria camera da letto e la finirebbe lì. Ma quel ragazzo bello e amichevole ha dentro delle ombre che conoscere non è facile e un passato doloroso che, in un certo senso, rispecchia quello della stessa Sam...
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CONTIENE SCENE ESPLICITE - CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO
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Qualcosa sbatteva contro il muro. Tump-tump-tump, e così via a ritmo regolare, quasi ipnotico. Sentii un lamento, poi dei gemiti sempre più forti. Gemiti femminili. Una voce che diceva cose che non capivo per intero e che comunque non volevo...
Okay, cose che capivo quasi per intero, in realtà, perché la signorina, chiunque fosse, voleva comunicarle all’intero palazzo. Cose tipo: “Oh, sì, scopami, sfondami con quell’arnese gigante”; e tipo: “Oh, sì, ancora, sei così grosso, non resisto più, ti prego continua”.
Scusate se non riesco a rendere l’enfasi. Era piuttosto enfatica.
Lui, il possessore dell’arnese gigante, non emetteva un suono. Immaginavo che fosse il responsabile del tump-tump-tump ritmico, e che il tump-tump-timp fosse la testiera del letto che sbatteva contro il muro, ma non ne avevo le prove. Sembrava solo l’ipotesi più ragionevole.
La faccenda andò avanti per una decina di minuti, poi la tizia emise una serie di veri e propri ululati e i colpi sul muro finirono.
La donna disse qualcosa ridendo, lui sempre muto. O, insomma, parlava a voce troppo bassa perché potessi farmi i fatti suoi.
Mi chiesi chi vivesse nell’appartamento accanto al mio, è ovvio. Mi chiesi anche se fosse una coppia (in quel caso forse era meglio che spostassi la mia camera da letto) o una single. Speravo per loro che scopassero così tutte le sere, ma speravo per me che fosse solo una cosa occasionale.
Certo che ci avevano dato dentro.
Mmm... erano millenni che non mi capitava, e comunque non l’avevo mai fatto con quella foga, ne ero sicura.
Non so quanto tempo passò. Stavo di nuovo per addormentarmi, quando un nuovo gemito mi mise sul chi vive.
A seguire, i mugolii sempre più forti della mia nuova vicina e del suo focoso ragazzo. Il quale, per quel che ne sapevo, poteva anche essere muto.
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