Gynoid. Duecento anni di donne artificiali

Lucius Etruscus
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Nel 1815 E.T.A. Hoffmann scrive di getto la bozza di un racconto destinato a fama imperitura, in cui dà vita alla più inquietante delle donne artificiali: Olympia, la bambola di legno che irride chi ancora non ha capito che il Romanticismo è finito e siamo tutti nell’Era della Macchina. Dopo cento anni Thea Von Harbou crea la sua Maria meccanica proprio mentre l’invenzione della catena di montaggio sta trasformando gli uomini in robot, e da allora le Donne Artificiali sono state piegate ad ogni tipo di preconcetto maschile, nel tentativo di neutralizzare la loro potenza. -
Bambole, manichini, ballerine, robot, mogli, amanti, assassine... Molti i ruoli assunti dalle ginoidi, esseri “a forma di donna” creati dagli uomini per dare sfogo alla propria contorta creatività: ecco un breve viaggio... che dura duecento anni. -

Lucius Etruscus è vice-curatore di ThrillerMagazine e redattore di SherlockMagazine, gestore del database “Gli Archivi di Uruk” e di vari altri blog come il CitaScacchi (blog e sito). Scrive saggi su riviste on line, ha partecipato (sia come giuria che come autore) al romanzo corale “Chi ha ucciso Carlo Lucarelli?” (Bacchilega Editore) e su ThrillerMagazine ha iniziato a raccontare le indagini del detective bibliofilo Marlowe... non “quel” Marlowe, i cui retroscena sono presentati nel blog NonQuelMarlowe.
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Additional Information

Publisher
Lucius Etruscus
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Published on
Mar 5, 2015
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Pages
117
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ISBN
9786050362480
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Language
Italian
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Genres
Computers / Human-Computer Interaction (HCI)
Literary Criticism / Science Fiction & Fantasy
Performing Arts / Film / Guides & Reviews
Performing Arts / Film / History & Criticism
Social Science / Anthropology / Cultural & Social
Social Science / Feminism & Feminist Theory
Social Science / Folklore & Mythology
Social Science / Women's Studies
Technology & Engineering / Robotics
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Gli eventi “caldi” degli anni Cinquanta giapponesi spingono alcuni autori a rispolverare una figura storica poco apprezzata, e anche poco studiata, per trasformarla e distorcerla fino a creare un personaggio immaginario totalmente slegato da quello storico. Il successo dell’operazione, dichiaratamente faziosa, esplode e in pochissimo tempo il fenomeno sfugge di mano agli stessi autori: nasce così quello che noi ancora oggi chiamiamo ninja, del tutto alieno a ciò che nei più di mille anni precedenti è stato per le cronache storiche. Contagiando i media di USA, Cina e sud-est asiatico, e quindi anche l’Europa, il fenomeno in pochi anni ha conquistato il mondo e ancora oggi la parola “ninja” ha acquisito significato internazionale.
Questo saggio, assolutamente unico nel suo genere, ripercorre dati alla mano il contagio dell’idea nata fra un ristretto gruppo di scrittori ed esplosa in ogni forma di comunicazione - dalla TV ai fumetti, dai libri ai videogiochi, ma soffermandosi in maniera particolareggiata sul cinema, grande veicolo di contagio in questo caso - sottolineando ovviamente le differenze che ha assunto in ogni Paese in cui è arrivata. Per portare luce su un fenomeno ancora oggi pressoché ignoto per cui una spia ed assassino del Giappone medievale è diventato un eroe moderno e mondiale.
Il saggio è completato da una “Guida al cinema ninja internazionale”, una luce nell’ombra che ricopre un genere pluridecennale. -

Lucius Etruscus è vice-curatore di ThrillerMagazine e redattore di SherlockMagazine, gestore del database “Gli Archivi di Uruk” e di vari altri blog, come “Fumetti Etruschi” (recensioni di fumetti di ogni genere), “Il Zinefilo” (dedicato al cinema di serie Z), il “CitaScacchi” (citazioni scacchistiche da ogni forma di comunicazione) ed altri ancora. Scrive saggi su riviste on line, ha partecipato (sia come giuria che come autore) al romanzo corale “Chi ha ucciso Carlo Lucarelli?” (Bacchilega Editore) e su ThrillerMagazine ha raccontato le indagini del detective bibliofilo Marlowe... non “quel” Marlowe, i cui retroscena (ed altro ancora) sono narrati nel blog “NonQuelMarlowe”.
 Secondo una celebre definizione di Peter Brown il santo, a partire dalla fine del IV secolo, cominciò a porsi come un “compagno invisibile” e ideale, un protettore con cui si stabiliva una relazione di “clientela” e che diventava «quasi un’estensione verso l’alto dell’individuo stesso». Così era accaduto per il rapporto tra Paolino di Nola e San Felice, come nel caso di Sulpicio Severo e Martino di Tours. Tuttavia, la definizione di Brown, ormai diventata classica, si può “rovesciare” per dire che caratteristica dei santi è anche quella del loro essere e farsi visibili, dei “compagni” che custodiscono, proteggono e guariscono per mezzo di elementi concreti e tangibili, quali le immagini e le reliquie, che accompagnano la vita dei fedeli. Il santo, presente in una qualità non soltanto spiritualizzata e restituito non solo sotto specie di “visione”, si vede e si tocca, si bacia, in taluni casi persino si “assume” per via corporea. E per il tramite degli oggetti sacri che lo “rappresentano” si produce una sorta di “doppio movimento”: un andare al santo (verso i luoghi del suo culto, verso le sue reliquie, verso la sua tomba) e un portare con sé il santo, di cui le immagini benedette, nelle loro svariate forme, costituiscono senz’altro l’elemento “fisico” più evidente. Da questo punto di vista, presenza e potenza sono i termini che meglio designano il ruolo che i santi ricoprono quando, “incarnandosi” nei loro succedanei iconici e materiali, si rendono vicini ai fedeli. 
Tale presenza dei santi post-mortem è lungamente preparata dalle loro gesta in vita, molto spesso un autentico prologo in terra di quel che accadrà una volta in cielo. L’eroismo delle loro virtù, il rigore delle penitenze, la strenua e convinta lotta con le pulsioni corporee, il duro confronto con la natura, tutto ciò che si potrebbe racchiudere in quella particolare disposizione rubricata sotto il nome di ascesi, anticipa e fa da propedeutica a una “esistenza” dopo la morte la cui potentia certamente trae beneficio e si collega a quanto il santo ha sperimentato in vita: santi che guariscono mediante l’acqua anche perché essa già era stata luogo di esemplari esercizi ascetici; santi che hanno temprato il loro carattere e forgiato la loro virtus nella quotidiana rinuncia al cibo; santi il cui isolamento, nella selvatica asperità degli elementi naturali poco coinvolti nei processi di “umanizzazione”, è il contrassegno più visibile di una vocazione che attende soltanto il dies natalis della morte per realizzarsi nella sua compiutezza.

Di questa multiforme realtà I compagni visibili, utilizzando gli strumenti dell’antropologia e della storia, presenta anche, più in dettaglio, alcuni casi, a loro modo esemplari, quali quelli di San Bruno di Colonia e di San Domenico in Soriano, certamente tra gli episodi notevoli della santità nell’Italia meridionale tra medioevo ed età moderna. Figure eminenti della religiosità occidentale che hanno dato vita a istituzioni plurisecolari e che sono state al centro di riti, si pensi alla guarigione dalla possessione diabolica attribuita a San Bruno, in cui “alto” e “basso”, “colto” e “popolare”, si sono intrecciati, collocando queste vicende “mediterranee” dentro una più ampia storia europea. E ci si trova dinanzi, alla fine, a una riflessione sul passato che per il suo tessersi intorno ai temi della fenomenologia dei culti religiosi, del sacro e della morte non cessa di proiettarsi sul nostro presente.
Il misterioso scrittore di successo che si firma solo Madian organizza un’intervista esclusiva con l’indagatore dell’occulto Daniele Arena, durante la quale gli mostra la propria mano destra e rivela... che quella non è la sua mano.
Inizia una storia oscura in cui ci sono mani che creano, come quelle di uno scrittore, e mani che distruggono, come quelle dell’assassino che (forse) sta colpendo delle donne che hanno un solo punto in comune: hanno tutte partecipato ad una traduzione misteriosa.
Ci sono mani che traducono e mani che sfogliano libri alla ricerca della finzione più grande di tutte: la verità. Sono le mani dell’investigatore bibliofilo Marlowe (no, non “quel” Marlowe), che viene ingaggiato perché solo chi studia la finzione letteraria potrà capire realtà.
Per la prima volta il personaggio nato sulle pagine di ThrillerMagazine appare in un romanzo, alla ricerca di una verità che giace sanguinante... nelle mani di Madian. -

La ristampa del 2015 presenta in chiusura un saggio da leggersi DOPO il romanzo, per non rischiare di rovinarsi dei colpi di scena. -

Lucius Etruscus è vice-curatore di ThrillerMagazine e redattore di SherlockMagazine, gestore del database “Gli Archivi di Uruk” e di vari altri blog, come “Fumetti Etruschi” (recensioni di fumetti di ogni genere), “Il Zinefilo” (dedicato al cinema di serie Z), il “CitaScacchi” (citazioni scacchistiche da ogni forma di comunicazione) ed altri ancora. Scrive saggi su riviste on line, ha partecipato (sia come giuria che come autore) al romanzo corale “Chi ha ucciso Carlo Lucarelli?” (Bacchilega Editore) e su ThrillerMagazine ha raccontato le indagini del detective bibliofilo Marlowe... non “quel” Marlowe, i cui retroscena (ed altro ancora) sono narrati nel blog “NonQuelMarlowe”.
RIVISTA (68 pagine) - FANTASCIENZA - Lo speciale del numero 178 di Delos Science Fiction è dedicato al film Deadpool, ma ospita anche articoli su David Bowie, Lo chiamavano Jeeg Robot e il nuovo romanzi di Umberto Rossi

Il numero 178 di "Delos Science Fiction" che si apre con l'editoriale del curatore Carmine Treanni dedicato alla recente scomparsa di Umberto Eco. Come è noto, il professore di filosofia è stato un lettore non saltuario di fantascienza e del genere letterario si è sempre occupato anche nei suoi articoli e saggi, come testimoniano alcuni dei suoi libri più famosi come "Apocalittici e integrati", "Diario minimo", "Il secondo diario minimo" e "Sugli specchi e altri saggi". Ma pochi, forse, sanno che Eco è stato anche uno scrittore di fantascienza, grazie ad una cospicua produzione di racconti. Lo speciale di "Delos" è, invece, dedicato al film "Deadpool", ossi al supereroe più irriverente e anticonformista del fumetto mondiale. Ad Umberto Rossi, invece, nome conosciuto dagli appassionati in quanto traduttore, critico e di Philip K. Dick è dedicata un'ampia intervista, realizzata in occasione dell'uscita per Delos Digital del suo primo romanzo dal titolo "L'uomo che ricordava troppo". Un altro servizio è dedicato al film rivelazione di questo inizio d'anno, ossia Lo chiamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti con protagonista Claudio Santamaria. Il titolo stesso è rivelatore dell'omaggio che regista e sceneggiatori hanno voluto fare ad uno dei cartoni più amati degli anni Settanta. Nello spazio dedicato alle nostre rubriche vi offriamo la nostra personale classifica delle eroine del cinema di fantascienza con più... "attributi" e un succulento articolo sui fumetti di fantascienza degli anni Sessanta che avevano come tema principale il viaggio nell'Universo. Il racconto è di Fabio Calabrese.

Rivista fondata da Silvio Sosio e diretta da Carmine Treanni.
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