Uomini e macchine: Scenari tecnologici e culturali

Armando Editore
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 Ciò che caratterizza ogni discussione sulla tecnologia è l’estrema eterogeneità delle premesse dalle quali le varie prese di posizione prendono le mosse. Il tempo in cui si pensava che la tecnologia fosse sostanzialmente una questione che riguarda gli ingegneri è ormai lontano e ognuno di noi porta con sé chiavi interpretative che pretendono da un lato di definire la tecnologia nella sua vera e definitiva “natura” e, dall’altro, di circoscriverne gli sviluppi augurabili separandoli nettamente da quelli indesiderabili. In questo libro, il lettore troverà un’ampia vetrina di ambedue le finalità sopra citate.
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About the author

 Massimo Negrotti ha insegnato Sociologia e Metodologia presso l’Universita' di Parma e, dal 1980, come Professore Ordinario, Sociologia della conoscenza a Genova.

 

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Additional Information

Publisher
Armando Editore
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Published on
Oct 30, 2017
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Pages
272
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ISBN
9788869922688
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Best For
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Language
Italian
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Genres
Science / Philosophy & Social Aspects
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Maria Luisa Villa
Vincitore del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2016

La scienza e le sue applicazioni tecnologiche permeano la vita quotidiana, entrano nelle città e nelle case e invadono il dibattito pubblico. Pochi sono però preparati a comprenderne il modo di operare, perché la divulgazione privilegia la semplice illustrazione dei fatti, a discapito dei principi generali che danno senso ai fatti stessi. 


La scienza si fonda sull’evidenza, ma è la decisione della comunità scientifica a stabilire se questa evidenza è sufficiente per fare accettare una nuova ipotesi e una nuova scoperta. Il consenso, codificato dalla revisione dei pari (peer review), conferisce alle conoscenze scientifiche un’autorità che trascende quella dei singoli scienziati.

Pur non avendo certezze assolute, la scienza è il mezzo più potente di cui l’uomo dispone per discernere tra fatti e fantasie, tra razionale e irrazionale.

Familiarizzare tutti con i criteri di accreditamento dell’evidenza scientifica è un compito urgente: gli scienziati non possono semplicemente spiegare quello che conoscono, ma devono dire come lo conoscono, in modo che diventi chiaro che la fiducia nella scienza non è cieca ma è basata sulla valutazione critica delle prove. Se questa consapevolezza non è sufficientemente diffusa, il dialogo con il pubblico si trasforma in uno sterile scontro che alimenta polemiche devastanti, come quelle recenti sull’uso dei vaccini o sui rischi del riscaldamento globale.



Maria Luisa Villa ha insegnato fino al 2010 come professore ordinario di Immunologia presso l’Università degli Studi di Milano, dove ha organizzato e diretto per molti anni la Scuola di Dottorato in Medicina Molecolare. Consapevole del mutamento del ruolo della scienza nella società attuale, ha inserito nel percorso formativo dei dottorandi seminari e tavole rotonde su temi di comunicazione scientifica, di trasferimento tecnologico e creazione di impresa. Dal 2009 è associata di ricerca all’Istituto di Tecnologie Biomediche (ITB) del CNR, sezione di Segrate. Dal 2013 è socia corrispondente dell’Accademia della Crusca. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo L’inglese non basta. Una lingua per la società (Milano 2013).

Danilo Paglino
Oggi siamo circondati da tecnologie e siamo abituati a dilettarci con congegni che dovrebbero semplificarci la vita, ma siamo poco propensi a riflettere su cosa ci renderebbe realmente felici. Le relazioni umane sembra proprio che siano state sostituite del tutto da feticci, che ci fanno sempre più somigliare a dei robot privi di emozioni e sentimenti; tendiamo a giudicare superficialmente i comportamenti degli altri, senza provare a capire in realtà, cosa si nasconde dietro di essi.
L'idea di fare un trattato sull'egoismo nasce da anni di riflessioni maturate a seguito del mio lavoro di psicoterapeuta, grazie al quale ho avuto modo di constatare come il malessere esistenziale, il più delle volte, sembra essere strettamente correlato all'angoscia della perdita di controllo. Quest'ultima, intesa nello specifico, come paura di un cambiamento nella propria vita che possa minare le certezze raggiunte attraverso l'educazione e la cultura. Ma anche come terrore verso un'idea innovativa o un comportamento che non riusciamo a decifrare nell'immediato; paura generalizzata verso il nuovo e il diverso.
Il bisogno di controllo tuttavia è qualcosa che ci appartiene e che si è evoluto nelle generazioni, grazie al nostro modo di adattarci in maniera strategica ed egoista alle varie situazioni che si presentavano nell’ambiente di vita. Questi adattamenti egoisti, hanno una matrice biologica e nel tempo si sono tramutati in tutti quei comportamenti, che oggi automaticamente mettiamo in atto all'interno della nostra società egoista.
Diventa fondamentale al fine di iniziare un percorso introspettivo, per ognuno di noi, servirci di discipline solo in apparenza distanti tra loro, come biologia, filosofia, sociologia, antropologia e psicologia, per poi provare ad analizzare criticamente i nostri “corrotti” modi di pensare ed agire nel mondo.
Provando a tracciare il nostro percorso evolutivo, possiamo trovare molte risposte sul perché dei comportamenti egoisti di oggi, infatti, al fine di privilegiare la sopravvivenza del singolo e quella della comunità rappresentante, i nostri antenati per milioni di anni hanno affinato schemi comportamentali, che nel tempo hanno assunto caratteristiche sempre più strutturate e definite, che in questo libro identifico come i residui caratteristici dell’evoluzione.
Seppur il testo a volte presenta tecnicismi, esso è comunque adatto anche alla lettura di un pubblico di non esperti, ma comunque amanti del genere. Con questo libro intendo sensibilizzare i lettori ad un'attenta riflessione sui processi interattivi e competitivi tra organismo ed ambiente, che nel corso dell'evoluzione hanno fatto si che gli esseri umani si siano dovuti adattare all’interno di società egoiste sempre meglio articolate, al punto da non lasciare spazio ad una presa di coscienza sui bisogni autentici dell’individuo e della sua comunità di riferimento.
Massimo Negrotti
The human ambition to reproduce and improve natural objects and processes has a long history, and ranges from dreams to actual design, from Icarus’s wings to modern robotics and bioengineering. This imperative seems to be linked not only to practical utility but also to our deepest psychology. Nevertheless, reproducing something natural is not an easy enterprise, and the actual replication of a natural object or process by means of some technology is impossible. In this book the author uses the term naturoid to designate any real artifact arising from our attempts to reproduce natural instances. He concentrates on activities that involve the reproduction of something existing in nature, and whose reproduction, through construction strategies which differ from natural ones, we consider to be useful, appealing or interesting.

The development of naturoids may be viewed as a distinct class of technological activity, and the concept should be useful for methodological research into establishing the common rules, potentialities and constraints that characterize the human effort to reproduce natural objects. The author shows that a naturoid is always the result of a reduction of the complexity of natural objects, due to an unavoidable multiple selection strategy. Nevertheless, the reproduction process implies that naturoids take on their own new complexity, resulting in a transfiguration of the natural exemplars and their performances, and leading to a true innovation explosion. While the core performances of contemporary naturoids improve, paradoxically the more a naturoid develops the further it moves away from its natural counterpart. Therefore, naturoids will more and more affect our relationships with advanced technologies and with nature, but in ways quite beyond our predictive capabilities.

The book will be of interest to design scholars and researchers of technology, cultural studies, anthropology and the sociology of science and technology.
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