Breve storia dell’editoria italiana (1861-2018) con 110 schede monografiche delle case editrici di ieri e di oggi. Dai fratelli Treves a Jeff Bezos

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Questo libro ha tutto quello che serve a chi intenda avvicinarsi per professione, aspirazione, o spinto semplicemente da curiosità intellettuale, al mondo dell’editoria libraria italiana dall’Unità ai nostri giorni. Nel 1861 fu fondata a Milano la casa editrice Fratelli Treves, che rinnovò profondamente il panorama editoriale nazionale e inaugurò in Italia l’editoria di massa. Oggi è la tecnologia ad aver fatto irruzione nel settore con il carico di trasformazioni, innovazioni e conseguenze, non solo tecnologiche, che si porta appresso ovunque irrompa.

Attraverso una sintetica ed efficace ricostruzione del percorso dell’editoria nazionale, dei suoi impresari, delle sue espressioni e dei suoi talenti, Michele Giocondi, storico e scrittore, traccia un quadro esaustivo della ricchezza e dell’originalità dell’esperienza italiana. Lo fa, soprattutto, con 110 schede monografiche sulle più significative realtà editoriali, sulla loro evoluzione imprenditoriale, sulla personalità dei loro iniziatori, sul dna culturale della casa editrice e sugli autori pubblicati.
Queste informazioni sono anche una guida per iniziare a conoscere per bene l’editoria italiana, il primo passo di un lungo cammino per scrittori, aspiranti scrittori, operatori culturali e chiunque ami i libri. E siamo tanti.
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Editore
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Data pubblicazione
14 nov 2018
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Pagine
429
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ISBN
9788833631196
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Lingua
italiano
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Generi
Business ed economia / Storia economica
Storia / Europa / Italia
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Questo libro si rivolge a tutti - anche a chi non si intende minimamente di economia - in quanto è giunto il momento di capire sul serio cosa si nasconde dietro alla parola "debito pubblico". Oggi tutti gli Stati del mondo - o quasi - sono indebitati: come è possibile che ciò accada? Forse c'è qualcosa che non va a monte, nel sistema stesso: nel meccanismo del credito anziché del debito. Il testo intende letteralmente "smascherare" tutti i retroscena che si nascondono dietro agli esorbitanti numeri del debito pubblico, retroscena che sono ancora occulti alle masse. Viene denunciato in modo molto semplice e concreto un sistema di creazione del denaro che è del tutto artefatto, denaro che non esiste in quanto solo digitale, ma che le varie banche centrali - titolari dell'emissione della moneta - addebitano agli Stati, i quali, ogni volta, devono emettere titoli di debito per il medesimo valore - BOT, CCT, BTP - ovvero delle vere e proprie "cambiali" che vengono messe sul mercato pagando per giunta un ulteriore interesse agli acquirenti tramite il meccanismo delle aste. Una partita di giro, insomma, in cui chi perde siamo sempre e solo noi cittadini. Ma il testo, dopo aver denunciato e dettagliato questi meccanismi, va anche oltre: ripercorre la storia della "privatizzazione" del denaro che nasce negli Stati Uniti, analizza i veri problemi della attuale crisi economica - globalizzazione economica e finanziaria -, e spiega chiaramente come da tutto ciò ci stiano guadagnando solo grandi corporations bancarie e multinazionali.
Nella complessa vicenda della storia di Genova, se se ne approfondiscono gli elementi economici, politici e soprattutto antropologici, si capisce subito che non sarebbe stato possibile passare da un regime comunale a una signoria o a un principato, come invece avvenne in molti altri casi, come per una sequenza naturale. A Genova nessuno avrebbe sopportato un “capo”, un signore assoluto: l’oligarchia delle famiglie patrizie non lo avrebbe tollerato.
Lo capì perfettamente il più famoso e importante dei Doria, Andrea, che pure passa alla storia e ancor oggi alla toponomastica cittadina come il Principe per eccellenza. Il grande ammiraglio, fine tessitore dell’ardua politica del XVI secolo, fu di fatto il padrone di Genova, ma non dette vita a una dinastia, pur riservando un ruolo di rilievo alla propria famiglia che, nei suoi vari rami che sopravvivono, gode ancora di grande prestigio. Usciti dall’oscurità dell’XI secolo, i Doria sono ovunque presenti con il loro stendardo dall’aquila nera dalle ali spiegate, accanto alla croce rossa del vessillo di San Giorgio. La congiura dei Fieschi contro Andrea Doria resta l’episodio storico più famoso anche per le ampie risonanze letterarie e artistiche che ispirò. Dogi, cardinali, mecenati, ma anche sensibili alla Rivoluzione Francese, sino al Risorgimento, alle nuove idee e al cambiamento della politica, i Doria sono la rappresentazione d’un inimitabile spaccato storico: “dinastia” informale in un contesto di assoluta “diversità”, per dirla con Dante, nella storia italiana.
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