La mia Libia. Diario di guerra 1941-1942

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Conoscere il passato, le vicende delle precedenti generazioni che si sono trovate ad affrontare sfide e scelte e che hanno lottato e sofferto per sogni, ideali, interessi, può aiutarci a dare un significato nuovo alla contemporaneità che ci circonda; senza fornire illusorie soluzioni, consente di avere stimoli, suscitare emozioni, approfondire conoscenze per affrontare l’oggi con le sue complesse dinamiche.

Per questo è importante la scelta di pubblicare questo breve diario di guerra. Le pagine scritte da Michele Miraglia sulla sua esperienza bellica sul fronte africano nel corso del secondo conflitto mondiale ci permettono di guardare con una diversa profondità all’attualità, a partire dai tragici eventi che segnano il Mar Mediterraneo e le coste libiche. A fronte della concretezza della sua narrazione – sviluppata in un linguaggio asciutto e chiaro, privo di ogni retorica – la guerra ritrova il suo pregnante significato proprio nella concreta esperienza di un uomo che, sottratto alla famiglia e alla quotidianità, al lavoro e ai sogni della giovinezza, si trova a dover affrontare la durezza della vita militare e l’imprevedibile possibilità dell’incontro con la morte; prima in mare, quindi sulla linea del fronte o sotto i bombardamenti degli aerei nemici. E al tempo stesso, come ogni documento storico, queste pagine ci spingono a fare i conti con il nostro passato, con le strategie imperialiste e belliciste del regime fascista, nella consapevolezza che nessun popolo possa crescere nello sviluppo civile – prima ancora che materiale – senza un’adeguata assunzione delle responsabilità del proprio passato.

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Data pubblicazione
20 lug 2016
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Pagine
114
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ISBN
9788899257170
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Lingua
italiano
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Generi
Storia/Militare/Guerre e conflitti (altro)
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Perché scrivere un libro sulla morte di Mussolini?
Perché proprio ora?
Con quali metodi di esposizione tratterò quest’argomento?
Partiamo dall’ultima domanda, premetto subito che non è attraverso testimonianze confidenze o indiscrezioni, senza i crismi di una vera e propria deposizione con tanto di responsabilità penali, che a distanza di molto tempo, si può risolvere il mistero della morte di Benito Mussolini e della sua amante, Clara Petacci detta Claretta; e neppure con delle congetture e supposizioni, sia pure suffragate da elementi di riscontro molto interessanti, sono in grado di farlo.
Ma è chiaro che quando tali elementi facciano pensare, nel modo più libero, di poter interpretare fatti non ancora accertati, questo da adito ad arbitri a congetture e perché no, ad azzardi di ipotesi di verità non assolute, diciamo pure, certezze personali.
La "tesi storica" o per meglio dire ufficiale, oramai è letteralmente stata confutata da prove oggettive e di tipo indiziario che indicano, senza ombra di dubbio alcuno che Mussolini non venne fucilato alle 16,10 davanti villa Belmonte, ma precedentemente da qualche altra parte ed è da qui che inizia la congettura che potrebbe indurre a riflettere su come andarono realmente i fatti di una vicenda che ci appartiene e che dovrebbe farci, quanto mai, riflettere non tanto sulla morte di due persone che già di per se è un fatto importantissimo, ma sulla possibile sovrastruttura occulta che vi è stata – secondo me – dietro tale operazione.
Purtroppo non possiamo esattamente sapere, con quali modalità e da parte di chi venne ucciso Mussolini, perché infatti allo stato attuale si potrebbe arrivare, in tal senso ad una eventuale verità per così dire, processuale, fatta cioè di elementi indiziari e seppur concretamente valutati, credo in questa vicenda, non con i crismi della verità assoluta. In pratica la sola che ci resta quindi.
Per quanto riguarda il perché scrivere un libro del genere è molto semplice, leggo molti libri storici, vedo tantissimi documentari sul genere e soprattutto mi appassionano molto i casi irrisolti o comunque poco chiari; non so ancora come andrà la stesura ed il risultato di questa mia indagine e narrazione degli eventi oggetto dell’attenzione del libro, ma credo di trattare a breve altri casi simili, primo fra tutto, la morte di J.F. Kennedy, la morte di Hitler il caso Moro e Ustica.
Sarà un mio punto di vista sulla vicenda, legata a questi casi che vi offro dopo aver esaminato attentamente il materiale che sono riuscito a consultare.
Altra domanda, con quali metodi di esposizione tratterò quest’argomento?
Non lo so, scriverò pensando di parlare di questo fatto ad un amico.
La Comunità San Michele di Firenze rende omaggio al suo fondatore don Mario Lupori (a dieci anni dalla scomparsa) pubblicando questo volume che raccoglie gli appunti delle lezioni di Storia della Chiesa da lui tenute presso il Seminario Maggiore della Diocesi di Firenze a partire dagli anni ‘50. Un modo per ricordare le parole e le riflessioni (sulla disciplina nella quale si era specializzato) che hanno accompagnato per 40 anni quei preziosi momenti di incontro e approfondimento che sono state le conversazioni con i sammichelini. “La Storia della Chiesa è la disciplina teologica che si prefigge di delineare un quadro d’insieme, scientificamente motivato, dell’evoluzione esteriore e interiore compiuta, nello spazio e nel tempo, da quella istituzione salvifica fondata da Gesù Cristo che si chiama Chiesa. È teologia a causa del suo oggetto di origine divina a opera di Gesù Cristo, per il suo ordinamento teologico e sacramentale, per l’assistenza promessa dallo Spirito Santo che preserva la Chiesa dall’errore, che la santifica e ne conserva la santità, che inizia la sua assistenza visibile con la Pentecoste e si conclude con il ritorno finale del Signore. È storia perché per assolvere il proprio compito la Storia della Chiesa si serve del metodo storico, che ricerca e raccoglie le fonti, verifica la loro autenticità, ne esamina il contenuto storico anche se, nel suo insieme, la Storia della Chiesa può venire compresa soltanto sotto il punto di vista della Storia della Salvezza e il suo significato ultimo può venire afferrato soltanto dalla fede”.
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