La scrittrice morta

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Anna è una scrittrice di mezz’età che ha cresciuto sua figlia da sola. Ora Berta è cresciuta e i dubbi che comporterebbe conoscere suo padre, che ha visto solo in foto, sembrano sollevarsi proprio quando il rapporto col suo fidanzato entra in crisi. Hans lavora in fabbrica e ha una sorella, Clara, una ragazza incompresa che vive con l’ossessione per un ragazzo che guida una moto gialla.
Ma questa è, innanzitutto, la storia di Anna Flieder; quando decide di scrivere un’opera dallo stile più biografico, l’ispirazione le fa visita assumendo la forma dell’uomo che ha abbandonato molti anni prima.
"La storia riflette il processo creativo dell’autrice. [...] È un’opera rivolta a coloro che amano leggere e che si lasciano assorbire dalla lettura, lasciando grande spazio all’immaginazione e molto all’intuizione" –Recensione del quotidiano La Mañana.
Il romanzo catalano L'escriptora morta di Núria Añó è stato pubblicato in formato cartaceo da Editorial Omicron nel 2008.
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About the author

Núria Añó (Lleida, 10 febbraio 1973) è una scrittrice catalana e spagnola, traduttrice di testi, conferenze e simposi, in cui tratta di creazione letteraria, di cinema, di città o autori come Elfriede Jelinek, Patricia Highsmith, Salka Viertel, Alexandre Dumas (figlio), Franz Werfel o Karen Blixen (Isak Dinesen), presso l’università di Lleida (UdL), l’università di Tunisi, L’università di Jaén (UJA), l’università internazionale dell’Andalusia (UNIA), il Consiglio Nazionale Spagnolo di Ricerca (CSIC-Madrid), la libreria Sysmän Kirjasto in Finlandia, l’associazione degli scrittori di Shanghai (SWA), l’università Fudan in Cina, l’università normale della Cina Orientale, la mansione Sinan o l’istituto Cervantes di Shanghai, così come in librerie e scuole superiori.
Alcuni dei suoi racconti brevi e dei suoi saggi sono stati pubblicati e tradotti in spagnolo, francese, inglese, italiano, tedesco, polacco, lettone e portoghese.
Il suo primo romanzo, Els nens de l'Elisa ([I bambini di Elisa] Omicron, 2006), è arrivato terzo tra I finalisti del XXIV premio Ramon Llull, uno dei più prestigiosi premi della narrativa catalano, concesso da Editorial Planeta. L'escriptora morta ([La scrittrice morta] Omicron) è stato pubblicato nel 2008; Núvols baixos ([Nuvole basse] Omicron), nel 2009; La mirada del fill ([Lo sguardo del figlio] Abadia) nel 2012.
Il suo stile narrativo si incentrasulla psicologia dei suoi personaggi, che in genere sono degli antieroi. I personaggi sono l’elemento più importante delle sue opere, molto più della trama, grazie “all’introspezione, alla riflessione, non sentimentale ma femminile”. I suoi romanzi riguardano un’ampia gamma di argomenti, trattano problemi attuali di rilevanza sociale, come l’ingiustizia o la comunicazione scadente tra le persone. Spesso il nucleo delle sue storie rimane senza una spiegazione: Añó chiede al lettore di s

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Additional Information

Publisher
Babelcube Inc.
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Published on
Sep 7, 2018
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Pages
75
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ISBN
9781547542710
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Language
Italian
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Genres
Fiction / Family Life / General
Literary Criticism / Women Authors
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"Ciò che l’autrice ci presenta in questo libro è uno spaccato di vita reale, grazie al fine cesello della sua scrittura. In quest’opera c’è un grande lavoro per quanto riguarda il linguaggio e lo stile. Il romanzo è interessantissimo e rappresenta, dal mio punto di vista, una delle maggiori promesse della narrativa contemporanea della letteratura catalana". (Recensione del romanzo nella versione in catalano)
Sinossi: Gabriele è un’attrice che, ormai prossima alla fine della carriera, torna nella città in cui ha trascorso l’adolescenza. La sua visita inattesa coglie alla sprovvista due delle sue amiche, che la considerano una sorta di fuga da una quotidianità grigia e monotona. Grazie a loro, l’attrice può intuire a sua volta la vita che avrebbe potuto vivere. D’altro canto, la fama è gravata su di lei per quarant’anni e solo una cosa sembra evidente: questo viaggio risveglia vecchie passioni e cambia la vita di tutte le persone cui fa visita.
Sui personaggi femminili del romanzo:
Gabriele ha sessantadue anni, è stata sposata due volte ed è bisessuale.
Marianne è più anziana e a malapena ricorda l’attrice. Marianne soffre di Alzheimer. In questo libro viene ritratta con un ruolo passive. La vita che la circonda ormai è più importante della sua.
Silvia è una casalinga che da anni sente la monotonia del matrimonio. Qualche anno prima aveva detto a sua figlia che avrebbe potuto badare per un po’ ai nipotini, ma ora se ne deve prendere cura ogni giorno.
Diego Suarez è un interessante caso di statistica genetica.
Nato dall'incrocio tra una prostituta tossicodipendente e un violento spacciatore di origine argentina, sarebbe stato il candidato ideale ad aggiudicarsi una personalità su misura per la vita nei bassifondi, invece il patrimonio genetico dei suoi genitori lo ha colpito solo di striscio.
Con un'intelligenza superiore alla media, un sorprendente talento musicale e tanto cinismo da sopravvivenza, approda a otto anni nella vita di Maddalena Maschieri, la sua mamma adottiva. Insieme a lei e a Giovanni Dalfiume, il marito, trova un equilibrio e una stabilità che non credeva possibili. A sconvolgere di nuovo la sua esistenza sarà la nascita di Elena, figlia di Maddalena e Giovanni: l'amore della sua vita.

Diego si era seduto sul letto a guardare intensamente il muro.
Ogni volta era peggio.
Ogni volta che tornava a casa, la marea si alzava, da lì all'annegamento non mancava poi molto.
- Si può sapere che hai? - domandò lei. Gli si era piantata davanti.
Tutto e niente.
- Isobel. Mi devi dare una mano con lei, Elena.
Era parte del problema, un'aggravante, diciamo.
Lei si appoggiò allo stipite della porta del bagno e gli sorrise di traverso, come se stesse fiutando un vantaggio.
Era scalza e i suoi piedi magri e bianchissimi spuntavano dai jeans aderenti che salivano fino a confinare con una maglietta rosa un po' troppo scollata e un po' troppo trasparente. E anche troppo corta, a voler essere pignoli.
- Mettiamo le cose in chiaro, Maschieri, per me non è cambiato niente in questi dieci anni.
Diretta e spietata. Lo erano tutti in famiglia, la cosa aveva i suoi vantaggi, ma le tranvate sui denti non mancavano mai.
Diego deglutì.
- Sono innamorata di te e credo che la cosa non sia destinata a modificarsi, per cui se mi vuoi intorno è a tuo rischio e pericolo.
Vittorio è sposato da vent'anni con Anna, ma da tredici sì e no si rivolgono la parola nonostante continuino a vivere insieme.
È quindi abbastanza singolare che lui perda il lume della ragione quando lei gli comunica che vuole divorziare... e che decida di riconquistarla.

“Aprì l'armadio. Era un po' più vuoto, ma c'era ancora la maggior parte dei suoi vestiti.
C'era l'abito rosso che aveva messo a Natale per la festa dello studio.
Con quello aveva fatto girare la testa a tutti i soci e anche a diversi clienti.
Per una settimana non avevano fatto altro che ripetergli che gran gnocca fosse sua moglie, tutti laureati, eh, mica buzzurri!
E lui a incassare con superficialità, perché quella gran gnocca non la toccava da tredici anni e a momenti nemmeno ci parlava.
E volendo essere proprio puntigliosi, sua moglie non era una gran gnocca, sua moglie era la donna più bella e affascinante che avessero mai visto, quei deficienti trogloditi!... solo che quando si vestiva di rosso poteva indurre un monaco evirato a gettare il saio alle ortiche.
Prese mentalmente nota di evirare il tizio con cui voleva uscire Anna. Il programma era semplice: scoprire chi fosse e castrarlo. A volte la soluzione di enormi problemi è a dir poco elementare.
Si costruì nella mente l'immagine di Anna com'era la sera prima seduta nel suo studio.
I jeans chiari le fasciavano le gambe snelle, la maglietta scollata mostrava quel bel seno che se ne infischiava della forza di gravità, il cardigan grigio si appoggiava appena sulle spalle esili. Aveva sempre avuto una classe fuori dal comune ed era sempre stata di una bellezza abbacinante.
Che Anna fosse così maledettamente bella era stata la sciagura, madre di tutte le sciagure.
[...]
Non riusciva nemmeno a guardarla.
Non la guardava da talmente tanto tempo e improvvisamente sentiva un desiderio spasmodico di imprimersi il suo viso negli occhi, di toccare il suo corpo, di prendere qualcosa da tenere per ricordo. Come faceva lei a essere così fredda?
Quando era diventata così spietata?
- Da quanto tempo ci pensi? - le chiese.
- A cosa? -
- A lasciarmi -
- Non stiamo più insieme da almeno tredici anni -
- Tredici anni un mese e sette giorni – precisò lui. Lei sgranò gli occhi. Era evidente che lui si riferiva all'ultima volta che erano stati a letto insieme. Arrossì.
Un uomo comune, una donna particolare.

“E perché non ti piace il sesso?” A Giorgio sembrava di essere Socrate che interrogava i discepoli.
“È troppo umido.”
Quel che restava del ghiacciolo di Giorgio si staccò dallo stecchino e si abbatté al suolo.
C'erano mille modi con cui Giorgio avrebbe potuto reagire, e tra questi c'era anche scoppiare a ridere, ma si trattenne e optò per continuare a fare il Socrate curioso.
“Umido? In che senso?” domandò.
“Sperma, fluidi vaginali, sudore, saliva...”
“Ah in quel senso.”
Rimanere seri stava diventando un’impresa.
“A me tutto quel bagnato non piace molto” precisò Agata.
“Pare però che tutto quel bagnato sia fondamentale per la buona riuscita della ehm… faccenda. Almeno, così ho sentito dire.”
“Come sarebbe che hai sentito dire? Hai un figlio, lo saprai per certo, no?”
“Era per dare autorevolezza all'informazione. Sono abbastanza sicuro che un buon tasso di umidità sia indispensabile.”
Agata sembrava perplessa.
Aveva sperato che Giorgio la pensasse come lei. Non che avesse intervistato molta gente sull'argomento, ma aveva la sensazione che agli altri tutta l'umidità coinvolta nel sesso piacesse parecchio. Insomma, tanto per cambiare, quella strana era lei.
Anche il ghiacciolo di Agata era finito, Giorgio le sfilò di mano lo stecchino senza sfiorarle nemmeno le dita e li posò uno sopra l'altro sul bracciolo del dondolo.
“Visto che siamo in vena di confidenze” proseguì lui, “sei per caso vergine?”
“Ma no!” esclamò lei, scandalizzata. “Ho trentadue anni!”
“Non sarebbe mica un crimine.”
“L'ho già fatto tre volte…” Il tono un po' spavaldo era decisamente fuori luogo, ma tutta Agata era così, per cui non c'era niente di nuovo.
“Addirittura tre!” Colpo di tosse. Ridere stava diventando un bisogno impellente.
“...e con tre uomini diversi. È stato appiccicoso e molliccio. Conclusione: non fa per me.”
“Il molliccio non mi torna.”
Giorgio s'era messo due dita negli occhi per resistere.
“Sai quando sei lì... e l'altro trema...”
“Mh...”
“Non è molliccio?”
“Dipende.”
“Comunque, immagino sia soggettivo” concluse Agata.
“Sì. Decisamente soggettivo” confermò Giorgio.

Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l'agronomo ed è divorziato.
L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo.
Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.


Sono passati otto anni da quando Elia e Chiara si sono conosciuti ed è stata una vera e propria agnizione, uno di quegli incontri che sigilla il cuore e strega il destino.

- Non devi farti idee su di me – lo avvisò.
- Quali idee? -
- Idee romantiche -
- Mai avuto idee romantiche su di te – mentì lui.
- Che balla -
- Avevo, e ho, idee erotiche su di te -
- Sono stata sposata con un attore: o menti come si deve o lasci perdere -
- Facciamo così, – propose lui sempre ridendo – stessa regola per entrambi: niente programmi oltre le dodici ore -
- Hai intenzione di provare a sedurmi? - il buio aiutava parecchio.
- Non nelle prossime dodici ore -
- Quindi non è un'erezione quella che sento contro la mia schiena... -
- No, quella è un'erezione... devi solo non farci caso... -
- Tu non ci fai caso? - si voltò per guardarlo anche se sapeva che non avrebbe visto niente, sentì però il suo fiato più vicino, lo sentì sulla punta del naso e sulle labbra.
- Non dico che sia facile, ma ho dovuto farci l'abitudine, perché non sono ancora riuscito a far capire al tizio che tengo nelle mutande che non deve drizzarsi tutte le volte che ti vedo... o ti penso... -
- Io sono troppo depressa per provare desiderio sessuale – gli confessò in quel buio che rendeva tutto quasi facile.
- Lo so. Passerà... la depressione, intendo -
Il vento ululò tra i rami una sorta di richiamo, si udì la porta del rifugio sbattere.
- In montagna si va a letto presto – disse Elia spostandosi di più verso di lei.
- Sono le nove e mezza, se pensi che possa addormentarmi adesso, devi essere ubriaco -
- Scommettiamo? -
Chiara non rispose perché, per la prima volta dopo la morte di Lorenzo aveva sonno senza pillole.

"Endorfine" segue in ordine cronologico le vicende narrate in "Re Artù, Ginevra, Coso e la sgualdrina", le due storie possono però essere lette separatamente.
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