Kósmos. Daniele Salvalai

Studio 361*

 L'ebook è il catalogo dell'omonima mostra di Daniele Salvalai allestita nella primavera 2017 in occasione del conseguimento, da parte dell'artista, della prima edizione del "Premio Paolo VI per l'arte contemporanea", promosso dalla Collezione Paolo VI - arte contemporanea di Concesio (il museo che raccoglie e presenta al pubblico il patrimonio artistico riconducibile alla figura di Giovanni Battista Montini).

L’intensa cifra spirituale delle opere di Salvalai si condensa in un percorso di visita organico ed articolato, in cui l’esplorazione dei domini della trascendenza – che costituisce, coerentemente con l'identità e la mission del museo bresciano, il nucleo fondamentale dell’esposizione curata dal Direttore del museo Paolo Sacchini, e che emerge con forza sin dal primo sguardo ai singoli pezzi – si accosta e si interseca con una riflessione trasversale sull’odierno concetto di "fare scultura".

Daniele Salvalai (Iseo, 1979) è attualmente docente di Scultura, e coordinatore del corso di riferimento, presso l'Accademia di Belle Arti di Verona. Dopo la formazione presso l'Accademia di Brera, inizia ben presto ad ottenere prestigiosi riconoscimenti, tra cui spiccano il Premio di Scultura Antonio Canova (2011), il Premio Arti Visive San Fedele (2011), il Premio Cramum (2013) e il Premio Paolo VI per l'arte contemporanea (2016). Vive e lavora tra Zone (Bs) e Verona.

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Daniele Salvalai (Iseo, 1979) è attualmente docente di Scultura, e coordinatore del corso di riferimento, presso l'Accademia di Belle Arti di Verona. Dopo la formazione presso l'Accademia di Brera, inizia ben presto ad ottenere prestigiosi riconoscimenti, tra cui spiccano il Premio di Scultura Antonio Canova (2011), il Premio Arti Visive San Fedele (2011), il Premio Cramum (2013) e il Premio Paolo VI per l'arte contemporanea (2016). Vive e lavora tra Zone (Bs) e Verona. 

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Additional Information

Publisher
Studio 361*
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Published on
Aug 22, 2017
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Pages
35
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ISBN
9788898867196
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Language
Italian
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Genres
Art / Collections, Catalogs, Exhibitions / General
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In campo matematico-geometrico e filosofico Il fascino per l’incommensurabilità dura da almeno 2500 anni e, direttamente o indirettamente, ha coinvolto anche il campo artistico. Il problema in sé e la ricerca di una risposta razionale mise in crisi a tal punto i principi filosofico-matematici elaborati dai pitagorici, che lo scoprirono per primi, da spingerli a minacciare di morte chiunque ne avesse fatto trapelare l’esistenza all’esterno della “setta”. La minaccia non avrebbe intimidito Ippaso da Metaponto, considerato il capo degli acusmatici di quella scuola. Costui osò rivelarlo ma, dopo poco, intorno al 500 a.C., morì misteriosamente in mare.

In pratica, la scoperta che diagonale e lato del quadrato, come anche diagonale e lato del pentagono ecc. non ammettessero un “punto misurabile” come sottomultiplo comune, costrinse gli studiosi a prende-re atto che le due misure erano incommensurabili e ciò equivalse ad un vero e proprio attentato agli assunti matematici fino ad allora dati per acquisiti.

Se in un segmento geometrico non poteva più esserci un numero definito di punti ma sempre e comunque un numero infinito di essi ne conseguiva che il punto non era più misurabile come si credeva e, avendo dimensione nulla, non poteva essere più preso come unità di misura.

Per i pitagorici I numeri erano solo quelli naturali (1,2,...9), quelli esprimibili come rapporti del tipo 3/4, 5/8, ecc., similmente a quelli esistenti nei rapporti degli accordi musicali.

Ma il teorema di Pitagora, applicato al triangolo equilatero-isoscele di un quadrato di lato unitario, stabilendo che la diagonale è l li costrinse a prendere atto che dovevano esistere altri infiniti numeri intermedi tra due interi successivi.

Infatti, la radice di 2, non essendo un numero intero o il rapporto di due numeri interi o una frazione, introduceva necessariamente un altro campo numerico definito, appunto, irrazionale.

Altri rapporti irrazionali erano comunque già noti tra cui P greco e il numero aureo phi, ricorrendo implicitamente nei rapporti geometrici utilizzati dagli architetti per la costruzioni dei grandi monumenti pubblici e religiosi del passato, tra cui la piramide di Cheope.

La concezione, quindi, di un Universo tutto armonico e lo stesso concetto di armonia basati su rapporti numerici tra interi doveva ora fare i conti con la scoperta di questi nuovi numeri che costringeva a rivisitare anche il concetto stesso di infinito.

Tali conoscenze non tardarono ad influenzare il mondo dell’arte spalancandole un nuovo universo nell’ambito dell’espressione e della comunicazione “astratto geometrica”.

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