La libertà interiore nella politica attiva. 
Per il popolarismo. Cultura moderna delle libertà


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Rilanciare la presenza dei cattolici sulla scena politica italiana, come Partito di Valori Umani, è oggi un compito improrogabile. Il popolarismo di Sturzo, agli inizi dello scorso secolo, la Democrazia Cristiana di De Gasperi e la riflessione di Aldo Moro su “la libertà interiore in politica” sono i fondamenti di questo progetto.

I princìpi della Costituzione e l’insegnamento sociale della Chiesa possono essere gli strumenti per interpretare il cambiamento epocale nell’economia, nella politica e nell’organizzazione dello Stato. I capisaldi di questo programma si fondano sul rilancio dei corpi intermedi della società e sulla ripresa dell’attenzione al pensiero di grandi uomini come Sturzo, De Gasperi, Moro e La Pira. Fondamentale è anche la rinascita del progetto europeo.

Dalla ricostruzione storica – dalle origini dei Comuni italiani fino alla concezione di Sturzo sulle autonomie – e dalla consapevolezza dei tratti antisociali e antisolidali dell’attuale organizzazione economica nasce il ripensamento sul ruolo dei territori. Un ruolo che tenga conto delle loro peculiarità geografiche, storiche, economiche e produttive.

Il rilancio della partecipazione democratica per mezzo delle associazioni e dei gruppi intermedi, in armonia con gli articoli 2 e 5 della Costituzione, promuoverà il bene comune e il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche di “quella povera gente” – parole di La Pira – verso una vita di dignità e di libertà che adesso è negata.

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Publisher
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Published on
Nov 21, 2019
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Pages
248
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ISBN
9788833632865
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Language
Italian
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Genres
Political Science / Political Process / General
Political Science / Political Process / Political Parties
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Come ha potuto Di Pietro subire di colpo la più cocente sconfitta della sua vita? Perché l'ex eroe di Mani pulite è stato politicamente annichilito? "Di Pietro ultimo atto. La caduta del Tribuno", cerca di rispondere a questo quesito. 

Di primo acchito la risposta è semplice: è stato Beppe Grillo a tagliargli l'erba sotto i piedi. E in effetti che la verve anti sistema del comico genovese fosse inarrivabile da parte dell'ex pm è sicuro. 

Con la sua radicalità il M5S in tempi di crisi ha offerto un messaggio sicuramente più penetrante di quello di un ex pm ed ex ministro comunque legato all'immagine dello Stato e dell'ordine costituito. 

Ma in realtà i motivi sono anche altri e lo tsunami di Grillo non spiega tutto. Intanto va considerato che a ridurre lo spazio di manovra di Di Pietro è stato anche il Grillo di destra, cioè Matteo Renzi. L'esplosione del fenomeno rappresentato dal sindaco di Firenze ha infatti impedito che il leader molisano potesse svariare a destra adottando gli stessi argomenti anticasta e rottamatori sui quali ha tanto insistito. (...) Ma oltre alla concorrenza di Grillo e Renzi a pesare nella debacle finale sono state anche le mosse di Di Pietro. 

Tra il 2009 e il 2012 il leader Idv ha resettato a sinistra le sue posizioni fino alla scelta di confluire nel cartello elettorale di "Rivoluzione civile" insieme a Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani. E questo è stato il primo dato che ha sconcertato perché contro quei partiti di sinistra Di Pietro aveva in passato lanciato veri e propri anatemi.

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