I peccati dei padri. Negazionismo turco e genocidio armeno

goWare & Edizioni Guerini e Associati
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Nel 1915 il governo dell’Impero Ottomano cominciò a scacciare gli armeni dalle terre dove i loro antenati avevano vissuto da tempi immemorabili. Gli uomini furono uccisi; donne, vecchi e bambini furono deportati nella parte più inospitale del deserto siriano, del tutto inadatta al vivere umano.

Ma la pulizia etnica nell’Armenia occidentale era solo una parte del progetto dei Giovani Turchi per l’intera Anatolia. Lo scopo finale era in realtà di trasformare quelle terre nella «terra avita del popolo turco» (il cosiddetto vatan), un luogo dove la cultura, l’economia e la gente fossero tutti turchi. Questo progetto fu attuato su larga scala in ogni direzione, con impressionante determinazione e violenza.

La Turchia odierna sta ancora cercando di costruire il suo vatan, proseguendo così il genocidio iniziato dai turchi ottomani, e continuando a negare, di fatto, che questo abbia avuto luogo. Coprire un crimine vuol dire prolungarne gli effetti.

In I peccati dei padri Nash-Marshall mette in rapporto l’assoluto disprezzo dei fatti e delle genti, del territorio e della storia che è caratteristica comune sia del genocidio nel 1915 che dell’attuale negazionismo turco, con la vacua sprezzante indifferenza alla realtà fattuale che si diffonde sempre di più nel mondo moderno. p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.5px Helvetica} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 10.5px Helvetica; min-height: 12.0px}
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Publisher
goWare & Edizioni Guerini e Associati
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Published on
Oct 10, 2018
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Pages
337
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ISBN
9788881953073
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Language
Italian
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Genres
History / Essays
History / Middle East / Turkey & Ottoman Empire
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“Preistoria e Storia di Sardegna” è un’opera completa divisa in tre volumi che offre l’opportunità di conoscere in modo semplice ed approfondito la lunga storia dell’isola con decine di fotografie, ricostruzioni e tabelle. Questo secondo volume parte dal periodo romano che ha influenzato per secoli l’isola dal punto di vista sociale e linguistico fino ai regni Giudicali: l’età storica più importante della Sardegna contraddistinta da una vera autonomia politica ed economica.
Nell’ambito del periodo romano l’autore dà particolare rilievo alla figura di Sant’Efisio, il martire al quale è dedicata l’importante e originale processione del primo maggio con la sua statua e migliaia di figuranti in costume che sfilano per le vie di Cagliari tra ali di folla quando inizia il pellegrinaggio verso Nora, luogo del supplizio del santo.
Il periodo giudicale è descritto con ampi capitoli con dovizia di particolari e la storia di tutti i giudici che hanno regnato nei quattro giudicati: Calari, Arborea, Torres o Logudoro e Gallura.
Il volume esamina inoltre, con dovizia di particolari, il momento della nascita di questi regni Giudicali, ancora avvolto nel mistero, tentando di dare delle spiegazioni logiche che giustifichino la loro creazione. Ampio spazio è riservato anche al periodo Vandalico quando l’isola cadde sotto il controllo del temibile popolo barbarico che espugnò e saccheggiò Roma. Importanti pagine descrivono la Sardegna sotto i Bizantini con le loro peculiarità e la loro esosa amministrazione, con la chiesa isolana che risentì del rito orientale nonostante l’autocefalia e la dichiarazione di dipendenza da Roma.
Nella complessa vicenda della storia di Genova, se se ne approfondiscono gli elementi economici, politici e soprattutto antropologici, si capisce subito che non sarebbe stato possibile passare da un regime comunale a una signoria o a un principato, come invece avvenne in molti altri casi, come per una sequenza naturale. A Genova nessuno avrebbe sopportato un “capo”, un signore assoluto: l’oligarchia delle famiglie patrizie non lo avrebbe tollerato.
Lo capì perfettamente il più famoso e importante dei Doria, Andrea, che pure passa alla storia e ancor oggi alla toponomastica cittadina come il Principe per eccellenza. Il grande ammiraglio, fine tessitore dell’ardua politica del XVI secolo, fu di fatto il padrone di Genova, ma non dette vita a una dinastia, pur riservando un ruolo di rilievo alla propria famiglia che, nei suoi vari rami che sopravvivono, gode ancora di grande prestigio. Usciti dall’oscurità dell’XI secolo, i Doria sono ovunque presenti con il loro stendardo dall’aquila nera dalle ali spiegate, accanto alla croce rossa del vessillo di San Giorgio. La congiura dei Fieschi contro Andrea Doria resta l’episodio storico più famoso anche per le ampie risonanze letterarie e artistiche che ispirò. Dogi, cardinali, mecenati, ma anche sensibili alla Rivoluzione Francese, sino al Risorgimento, alle nuove idee e al cambiamento della politica, i Doria sono la rappresentazione d’un inimitabile spaccato storico: “dinastia” informale in un contesto di assoluta “diversità”, per dirla con Dante, nella storia italiana.
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