
Primavera Contu
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Ho letto l'antologia tutta d'un fiato: perché si fa leggere, piacevolmente, fatta eccezione per qualche pagina un poco più ardua e meno scorrevole di altre. Avrei voluto scriverne una recensione a caldo, poiché, a distanza di più di un mese, le sensazioni non sono più così vivide; tuttavia, ricordo perfettamente di aver pensato una cosa, con un po' di sorpresa: la seconda persona nasconde numerose insidie, alcune delle quali, per me, inaspettate. Ho scoperto per esempio che non è facile evitare l'effetto “spiegazione”: l'uso del “tu” può portare a pensare che serva inserire un'esposizione del contesto, forse poiché chi parla è troppo coinvolto nel dialogo e manca (o, meglio, sembrerebbe mancare) quella narrazione distaccata tipica della terza (o anche della prima) persona. La cosa può risultare un po' pesante e superflua, come quando, in un dialogo teatrale, vengono affidati alla voce del personaggio un eccesso di dettagli che dovrebbero invece appartenere al visivo (e quindi alle didascalie). Se questo è il caso, in parte, di alcuni dei racconti proposti, altri riescono perfettamente a rivolgersi al lettore senza alcuna ridondanza. Personalmente ho apprezzato molto “In questa valle di Lacrime”, “Un prato senza tomba” e “È la carriera, Baby”; ma, aldilà dei singoli pezzi, è stato bello e interessante saltare con curiosità da uno stile all'altro, da un “tu” all'altro, da un intimo colloquio con un personaggio all'altro. Complimenti ai curatori e agli autori per la loro voglia di sperimentare.
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