Oltre il paradosso della produttività: Le tecnologie digitali al servizio della crescita

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Negli ultimi tempi l’attenzione verso la crescita e la produttività del Paese è tornata in maniera preponderante nei dibattiti di natura economica, politica e sociologica. Questo perché la produttività in Italia ristagna da circa un ventennio e l’interruzione di tale assopimento è conditio sine qua non per restituire un futuro al Paese. Detto ciò, è opportuno fare chiarezza sui concetti di crescita economica, sviluppo e produttività, il cui significato molto spesso è considerato, erroneamente, interscambiabile.

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La Rivoluzione digitale è una fase della Rivoluzione industriale avviata tra il 1750 e il 1850 e ancora oggi in atto. Una fase in cui i Paesi più progrediti affrontano – senza sapere come risolverle – significative ristrutturazioni sociali, culturali, economiche, finanziarie e politiche. L’evoluzione delle tecnologie, delle scienze e delle discipline economiche e sociali permette di risolvere problemi enormi del passato, debella malattie, fa uscire milioni di persone dall’indigenza ma, contemporaneamente, pone problemi nuovi di fronte ai quali si è di fatto impreparati. Dove si fermerà la ruota del cambiamento non è adesso immaginabile, ma sicuramente alla fine di questa grande trasformazione l’uomo sarà diverso: nonostante le paure e le preoccupazioni di vivere un passaggio così spaesante, molto probabilmente sarà migliore di quello di oggi. Più ricco culturalmente, socialmente, affettivamente.

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Informazioni sull'autore

Armando Sternieri, laureato in Fisica nell’indirizzo elettronico-cibernetico, ha svolto attività di ricerca e docenza universitaria nel campo dell’intelligenza artificiale. È stato docente di Economia e Gestione delle tecnologie dell’Informazione e della comunicazione al MBA della LUISS Guido Carli di Roma e consigliere di amministrazione delle case editrici Stamp e Diabasis. Attualmente è ad di Energee3 e di thedotcompany. Insegna Sistemi informativi e Gestione d’impresa all’Università di Parma dove è co-direttore del corso di perfezionamento in ICT Governance.

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Rita Mura è consulente aziendale in tema di sostenibilità e rendicontazione sociale per diverse aziende profit e non profit. Ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Economia e Finanza presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”. Ha svolto attività di didattica e di ricerca sui temi economico-aziendali presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” e la Birkbeck London University. È autrice e co-autrice di numerose pubblicazioni sulla governance e sulla sostenibilità aziendale.

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Editore
thedotcompany
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Data pubblicazione
13 dic 2016
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Pagine
80
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ISBN
9788899257248
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Lingua
italiano
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Generi
Saggistica per ragazzi / Computer / Generale
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"Parlare, come fa questo Rapporto, di ICT significa – oggi più di ieri – parlare di tecnologie di uso generale; ossia, di tecnologie che sono importanti per due ordini di motivi. Primo, perché costituiscono di per se stesse un’industria (o un settore industriale, che dir si voglia) a elevato contenuto tecnologico. Secondo, perché quest’industria - se adeguatamente sviluppata - è poi capace di manifestare i suoi effetti su tutto il sistema economico, e oltre. Non accidentalmente il Rapporto, quando analizza la diffusione delle ICT in Emilia-Romagna, lo fa su tre livelli: a) per le famiglie; b) per la pubblica amministrazione; c) per il mondo dell’impresa.
L’effetto congiunto di questi due motivi (importanza delle ICT in sé e applicazione di queste tecnologie alla generalità dei settori economici) si riflette poi - a livello macroeconomico - sull’andamento del saggio di produttività. Possiamo così spiegarci le differenze, negli ultimi anni (decenni), sia fra la crescita economica degli USA e dell’UE, sia quella verificatasi all’interno dell’UE con notevoli differenze tra i singoli Stati membri. Prevalgono sempre, nella velocità di crescita del Pil - trainata, a sua volta, da quella della produttività - i Paesi che più hanno investito in 'conoscenza'...".
(Dalla prefazione di Franco Mosconi)

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"È curioso per uno storico constatare come l’Italia, un paese che all’inizio del XX secolo fu in grado di dare una soluzione, almeno parziale, al problema energetico con la costruzione di ardite centrali elettriche, si sia fatta trovare impreparata nel momento in cui diventava necessaria la banda larga. Uno dei protagonisti della costruzione delle infrastrutture elettriche fino agli anni Trenta del Novecento fu certamente Alberto Beneduce, quando si trovò alla guida dell’Istituto di credito per le opere pubbliche - ICIPU - e anche al momento della costituzione dell’IRI. Seppe allora indirizzare il risparmio verso obbligazioni delle quali lo Stato era il sicuro garante. 
Oggi sarebbe necessaria la stessa preoccupazione per le sorti del paese, ma anche la fantasia finanziaria di un grande servitore dello Stato come Beneduce. Siamo certi che tutta l’Italia verrà “cablata”. Non ne possono fare a meno, questa volta sì, i nostri 'capitani coraggiosi', gli industriali italiani".  
(Dalla prefazione di Franco Amatori)

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