La società cattiva

In questo volume l'autore analizza le varie componenti per le quali si può parlare della società cattiva, un sistema sociale, di relazioni di fatto che creano disagio, sofferenze, tanto nel mondo del lavoro come in quello famigliare, alle donne oppure ai bambini. Dall'invidia alla pedofilia, dal femminicidio al cyber-bullismo omicida, tanta parte della nostra società dimostra cattiveria. Il problema non è solo giudirico, di principio: Roberto Di Molfetta pensa alle sofferenze che una società insieme cattiva, indifferente, che insegue il consumo e non i rapporti umani come centralità, sofferenze che sono il problema eterno dell'uomo, che teme i suoi simili come un trauma o una malattia. Il libro si chiude nella speranza del pensiero positivo nei confronti della vita, perché rimaniamo umani, sempre umani, al di là di chiunque.
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Additional Information

Published on
Jun 12, 2016
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Pages
95
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ISBN
9786050456431
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Features
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Language
Italian
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Genres
Philosophy / Good & Evil
Social Science / Essays
Social Science / Violence in Society
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Roberto Di Molfetta
Secondo il prof. Giulio Sandini, che scrive nei suoi appunti di fisiologia nel 2002, “nell’uomo esistono recettori meccanici, recettori chimici, recettori di temperatura, foto recettori e recettori del dolore. Alcuni animali hanno anche recettori di campi elettrici e recettori di radiazioni infrarosse. La trasformazione delle diverse forme di energia in energia elettrica (elettrochimica) avviene variando la permeabilità della membrana del recettore.”

Quindi secondo la scienza, diversi tipi di ricettori possono influenzare la trasmissione elettrochimica del cervello. Quello che io sostengo in questo libro non per specialisti, è che la parte inconscia di cui parla Freud, quella profonda fatta di impulsi, costituisce, grazie ad una sorta di ricezione elettromagnetica del campo elettromagnetico creato dall’attività celebrale altrui, un destinatario naturale di informazioni, che la scienza attuale non prende in considerazione direttamente; l’esperienza umana classifica questo come sesto senso, ed intuito a livello di tipologia percettiva.
In sostanza, se esistono negli animali ricettori elettrici, è probabile che il nostro cervello si possa comportare come antenna, dei campi elettromagnetici generati dagli altri cervelli.

Scientificamente, nel dettaglio, non posso fornire attualmente prove inoppugnabili di questa mia idea. Ma, basandomi sul materiale citato da questo libro, e dal meccanismo elettrochimico di funzionamento del cervello umano, in parte ancora inesplorata come macchina pensante, posso supporre che scienziati e neuroscienziati in futuro potranno creare un solido apparato teorico-scientifico, da porre al vaglio di esperimenti circostanziati e validi oggettivamente per la comunità scientifica tutta.

Questo libro è un germoglio, che, forse, un giorno avrà di fronte a sé un nuovo Freud per le neuroscienze e per la psicologia, che lo vedrà trasformarsi in un nuovo albero della scienza.
Roberto Di Molfetta
Ho scritto questo libro animato da un singolo ma determinante pensiero: dimostrare con il ragionamento come sia fallace pensare che il mondo sia una cosa evidente per tutti, che tutti conosciamo il mondo per quello che è. In realtà è come se ognuno di noi su questa Terra, dal più illuminato degli intelletti ai mammiferi più semplici, vivesse in un suo pianeta, dove l'orizzonte e le cose appaiono diverse alle diverse menti, conoscenze, abitudine, caratteristiche mentali e fisiche.
Ci sono animali che si orientano con dei sonar naturali, ma noi guardandoli pensiamo usino gli occhi come fonte principale di informazioni sul loro viaggio nell'ambiente circostante. Quante cose crediamo e pensiamo che sono altro? Un'infinità, così il prossimo uomo fa la stessa cosa, ma in modo diverso, perché diverso è il suo carattere, le sue priorità, la sua vita quotidiana, la sua intelligenza e la sua cultura, e tutto l'insieme delle sue esperienze.
Ognuno ha un suo pianeta da vivere. Lontano da me il voler dare un punteggio a queste visioni del mondo, la mia discussione verte sulla possibilità per voi di prendere in considerazione queste differenze, per far cadere facili illusioni.
Nel libro prendo in considerazione il pensiero e l'opera di un grande letterato e drammaturgo italiano, Luigi Pirandello.
Egli tratta l'argomento di questo libro specialmente nella sua opera Uno, nessuno e centomila. Un uomo, da un commento della moglie, scopre la relatività delle visioni del mondo e delle cose, come ogni visione che hanno le persone di lui, è diversa, per cui si può dire che egli non ha una precisa identità, in quanto è diverso e molteplice ai molteplici interpreti che lo incontrano e lo conoscono.
Questa è la condizione non solo del singolo uomo, ma della vita, del mondo, dell'Universo. Il pianeta dove viviamo è conosciuto in tante maniere quanti sono gli uomini che ci vivono. La persona coltissima di scienza, ha una visione oggettiva per questo aspetto, ma magari non è esperta di aree del mondo dove non è stato. La casalinga vede il mondo con gli occhi della TV. Il ragazzo studente ha una sua personale visione, così l'impiegato, il muratore, il poliziotto, l'avvocato, il farmacista. Difficile poter sostenere che tutti vivono su questo mondo conoscendolo. Piuttosto, nella nostra fugace apparizione su questo atomo della via Lattea, ci affanniamo ad avere certezze incrollabili sul destino, sulle cose, sulla Natura, sulle persone, per scoprire che magari il nostro vicino ha una visione completamente diversa di tutto ciò.
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