L’altra Brexit

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Nel secondo anniversario del voto per la Brexit, Bepi Pezzulli ricostruisce tutti gli elementi che hanno portato alla vittoria del Leave, con episodi inediti, citando testimonianze dirette e ritraendo i principali esponenti di quelle élite che hanno spinto verso la decisione di lasciare l’Ue. Descrivendo anche come l’Italia può trarre il miglior beneficio dalla Brexit, soprattutto se saprà realizzare il disegno di associare Milano alla City di Londra per sostenere il disegno Global Britain, e che cosa cambierà nella vita di tutti i giorni per coloro che già vivono e studiano in UK o che desiderano farlo.
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Additional Information

Publisher
Class Editori
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Published on
Jul 23, 2018
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Pages
175
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ISBN
9788831991148
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Features
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Language
Italian
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Genres
Political Science / Commentary & Opinion
Political Science / Political Ideologies / Nationalism & Patriotism
Political Science / Political Process / Political Parties
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 Un instant book, rapida ed eclettica eco della stampa – all’inizio fu tutto un fremere e batter d’ali dei media, un orgasmo vero e non solo ruffiano, com’è d’uso – un instant senza pretese né di troppa politica né di analisi storica ma pura fenomenologica captatio di un evento sismico-generazionale del potere italiano, una foto scattata su Matteo Renzi al momento dell’ascesa, e cronaca di un renzismo in corso d’opera, quando il fenomeno si profilò nel febbraio 2014, allorché con balzo prodigioso dalla poltrona fiorentina di Palazzo Vecchio il sindaco divenne premier, a un anno dopo, in mezzo a una tempesta mediatica di odi e amori, consensi di massa e feroci dissensi di parte, nel gorgo di una crisi economico-occupazionale, irrisolta ma anestetizzata da iniezioni d’ottimismo metodico in cui il terapeuta eccelle, all’attimo del suo capolavoro politico, l’elezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di cui il Matteo da Rignano è stato l’astuto e lucido king maker, intestandosi anche il Colle fra le benemerenze di precoce statista. Se solo Gadda lo avesse conosciuto, questo rampollo machiavello dell’antica Florentia, forse avrebbe scritto che lautamente i suoi diti sapevano come pochi altri diti arraffare potere in ogni landa della un tempo fertile contrada d’Ausonia. Nel frattempo sono usciti altri saggi (David Allegranti, Davide Vecchi, Giuliano Ferrara), ma questo libretto, dopo la prima edizione andata esaurita, conserva l’aura di giovinezza, il focus prima dei quarant’anni, al principio del bing bang. Renzi o il sogno capovolto della gerontocrazia italiana.
Come ha potuto Di Pietro subire di colpo la più cocente sconfitta della sua vita? Perché l'ex eroe di Mani pulite è stato politicamente annichilito? "Di Pietro ultimo atto. La caduta del Tribuno", cerca di rispondere a questo quesito. 

Di primo acchito la risposta è semplice: è stato Beppe Grillo a tagliargli l'erba sotto i piedi. E in effetti che la verve anti sistema del comico genovese fosse inarrivabile da parte dell'ex pm è sicuro. 

Con la sua radicalità il M5S in tempi di crisi ha offerto un messaggio sicuramente più penetrante di quello di un ex pm ed ex ministro comunque legato all'immagine dello Stato e dell'ordine costituito. 

Ma in realtà i motivi sono anche altri e lo tsunami di Grillo non spiega tutto. Intanto va considerato che a ridurre lo spazio di manovra di Di Pietro è stato anche il Grillo di destra, cioè Matteo Renzi. L'esplosione del fenomeno rappresentato dal sindaco di Firenze ha infatti impedito che il leader molisano potesse svariare a destra adottando gli stessi argomenti anticasta e rottamatori sui quali ha tanto insistito. (...) Ma oltre alla concorrenza di Grillo e Renzi a pesare nella debacle finale sono state anche le mosse di Di Pietro. 

Tra il 2009 e il 2012 il leader Idv ha resettato a sinistra le sue posizioni fino alla scelta di confluire nel cartello elettorale di "Rivoluzione civile" insieme a Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani. E questo è stato il primo dato che ha sconcertato perché contro quei partiti di sinistra Di Pietro aveva in passato lanciato veri e propri anatemi.

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