La Corte di giustizia dell’Unione europea. Un motore per l’integrazione dei popoli

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Quando si dice che la Corte di giustizia dell’Unione europea è il “motore dell’integrazione europea” lo si fa a ragion veduta. Essa, infatti, è stata l’istituzione europea che, più delle altre, ha saputo dare seguito alle intenzioni dei Padri fondatori volte alla creazione di uno spazio comune che non fosse solo economico, ma anche sociale e valoriale.

Infatti, la sua opera di armonizzazione degli ordinamenti nazionali, si è rivelata, con il tempo, uno degli strumenti più potenti di coesione dei popoli. E ciò anche nei momenti di stallo politico.

Questo saggio si propone di far emergere come questa sapiente opera si sia realizzata mettendo in luce essenzialmente il metodo di lavoro della Corte. In particolare si descriverà il dialogo tra i giudici europei e i giudici nazionali nella formazione del diritto europeo e delle tradizioni costituzionali comuni e si analizzeranno le tecniche utilizzate dalla Corte di giustizia per bilanciare le esigenze di integrazione e le istanze sociali e giuridiche degli Stati membri.

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Publisher
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Published on
May 13, 2019
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Pages
110
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ISBN
9788833632124
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Language
Italian
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Genres
Law / Constitutional
Political Science / World / European
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«Certamente, l’azione dello Stato dovrebbe essere attenta a evitare che pochi, e male, si giovino della spesa pubblica, indirizzandola verso il massimo allargamento collettivo dei suoi effetti positivi sulla domanda aggregata nazionale. Ma questa “ottimizzazione” non è stabilita a piacimento dei governi: essa, piuttosto, risponde alla superiore indicazione contenuta proprio nella Costituzione».

La collisione tra il modello della democrazia costituzionale e la società oligarchica immaginata (e dissimulata tatticamente) nella “costruzione europea” non nasce dalla crisi economica degli ultimi anni. Si tratta di una contrapposizione che risale al momento stesso in cui, a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, vengono elaborate le teorie federaliste europee, da un lato, e i principi di democrazia economica che prenderanno corpo nella Costituzione, dall’altro.
Le teorie federaliste sono, fin dalla nascita, il vettore della restaurazione neoliberista rispetto ai modelli di società pluriclasse e di democrazia partecipata incentrati sul welfare, inteso come sistema costituzionalizzato di risoluzione del conflitto sociale: tutta la costruzione europea si snoda lungo una linea di riaffermazione dell’atipica sovranità, internazionalistica, delle leggi del mercato, in contrapposizione, irriducibile, alla sovranità democratica nazionale dei diritti sociali, cioè ai paradigmi di democrazia affermati nelle Costituzioni.
All’iniziale prevalenza della Costituzione, nell’immediato dopoguerra contrassegnato dal tentativo di realizzare la democrazia del lavoro, è seguita, nei decenni successivi, una strategia di contenimento che, irresistibilmente, proprio attraverso il federalismo europeo, ha condotto alla rivincita del modello sociale ed economico del capitalismo finanziarizzato e liberoscambista.
Oggi, la situazione è giunta a un drammatico redde rationem: la stessa Costituzione del 1948 rischia di venire cancellata nella sua effettività e, con essa, tutte le conquiste della democrazia sostanziale ottenute dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.

Luciano Barra Caracciolo, già magistrato ordinario, poi di Tar e dal 1993 consigliere di Stato, attualmente è presidente di Sezione. Per due volte membro dell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa, ha scritto libri e pubblicazioni in materia di diritto amministrativo e costituzionale; negli ultimi anni ha approfondito gli aspetti economici e fiscali dei trattati europei in relazione all’assetto socioeconomico contenuto nella Costituzione del 1948. Relativamente alla ricerca denominata “Analisi economica del diritto pubblico” cura il blog orizzonte48, che in pochi anni ha raggiunto migliaia di contatti.
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