Costruire 'alla moderna'. Materiali e tecniche a Genova tra XV e XVI secolo

All’Insegna del Giglio
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Il volume offre uno spaccato sulla Genova di età tardo-medievale e moderna, vista attraverso le parole di coloro che l’hanno costruita e con gli occhi di chi, oggi, ne studia le testimonianze materiali. Parole e oggetti, documenti ed edifici sono quindi messi a confronto in modo sistematico, lungo un percorso che, partendo dai materiali da costruzione, arriva all’opera finita, prima scomposta nelle sue parti e infine letta come frutto intelligente dell’operato di committenti, ‘magistri’ ed operai. L’esame del ‘caso genovese’, esemplare sia per la riccchezza delle sue fonti d’archivio sia per il grande numero di case antiche ancora conservate, costituisce così un pretesto per proporre una chiave di lettura e di rivalutazione del costruito del passato, la cui ‘qualità diffusa’ è spesso sfuggita all’attenzione delle diverse storie dell’architettura.
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Publisher
All’Insegna del Giglio
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Published on
Jul 1, 2005
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Pages
166
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ISBN
9788878142121
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Best For
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Language
Italian
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Genres
History / General
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Questi atti sono contemporaneamente la realizzazione di due sogni, conoscere meglio e far conoscere meglio la figura di Monneret De Villard, prima cattedra di archeologia medievale a Milano, presso il Regio Istituto Tecnico Superiore nel 1913, cioè novant’anni fa – un sogno nato in una conversazione tra Maria Grazia Sandri e Maria Adelaide Lala Comneno, a margine del convegno del 1997 ‘Gli Armeni lungo le Strade d’Italia’ nella giornata torinese, e conoscere e far conoscere la basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano, sogno nato dall’occasione dei ponteggi nell’anno del Giubileo, che offrivano la possibilità di esplorare tangibilmente tutta la fabbrica, un sogno condiviso da don Augusto Casolo e Laura Fieni, cui si sono aggiunti via via molti altri, che qui hanno autorevolmente portato il loro contributo scientifico.Tra il 1912 e il 1917 Monneret riportò con ostinazione di appassionato indagatore di antichità, ma anche di consapevole cittadino, attento alle modifiche in atto o prevedibili, l’attenzione di colleghi e intellettuali sui destini di questa fabbrica, coinvolta pesantemente dal Piano Urbanistico Generale di Pavia-Masera, che avrebbe visto solo fra il 1939 e soprattutto dopo i danni bellici del 1943 sia l’attento restauro di Gino Chierici, che l’accrescersi drammatico dei problemi dell’intorno della Basilica, certo non terminati ad oggi, quando Monneret ormai lontano a Roma era per i più un riconosciuto studioso di arte copta e islamica in Italia e nel mondo.
Convegno e studi si sono lentamente costruiti nell’uno e nell’altro settore, senza potersi dire oggi conclusi, ma acquisendo un patrimonio di indagini, che, come spesso accade, sono motori di ulteriori ricerche. Per Monneret si sono aperti insieme interrogativi e risposte sulla cultura architettonica della Milano dei primi trent’anni del Novecento e dei suoi rapporti con la filosofia, la critica artistica e la storiografia non solo italiana, si è riproposto all’attenzione il suo non compiuto catalogo delle opere di arte islamica in Italia, che meriterebbe di trovare una conclusione.
Per San Lorenzo si stanno ora, dopo il convegno, identificando le stagioni della fabbrica medievale e rinascimentale, che offrono l’occasione unica di ricomprendere la cultura dell’antico a Milano nelle lunghe vicende della fabbrica e nelle sue ricostruzioni, non soltanto da un punto di vista antiquario, ma proprio come cultura operativa della costruzione e volontà di conservare memoria, anche attraverso altri monumenti milanesi. L’alto livello di conoscenza dei manufatti va oggi fatto, particolarmente nel caso di uno dei più straordinari edifici della cultura occidentale, quale San Lorenzo, con le più alte competenze tecnologiche; queste, integrandosi sia fra di loro che con l’interpretazione del dato storiografico ci portano a collocare la fabbrica e il suo volto, le sue complesse stratificazioni nella più attendibile cronologia, a costruire il presupposto interpretativo della durabilità dei materiali e delle tecniche, propedeusi insostituibile del suo mantenimento o restauro.
Nell’affidare questi atti alla stampa ringrazio l’amministrazione della Banca Popolare di Milano, per la generosità dimostrata, la Sovrintendente Regionale per i Beni e le Attività Culturali arch. Carla Di Francesco, all’inizio delle ricerche Sovrintendente per i Beni Architettonici e Ambientali, per i permessi accordati con cortesia e disponibilità scientifica, unitamente al suo ufficio.
Ringrazio il professor Cesare Stevan, allora Preside della prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, cui per primo esposi il progetto di Laura Fieni e mio, per la pazienza con la quale ci aiutò a realizzarlo, il prof. Tiziano Mannoni, che è stato punto di riferimento e maestro nelle indagini su San Lorenzo, e il suo ufficio; i colleghi che hanno voluto partecipare sia all’interno che all’esterno del Politecnico, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, cui il fratello di Monneret affidò il suo patrimonio librario e manoscritto, gli allievi, ora architetti Luigi Salemi e Davide Di Staso, che con le loro tesi di laurea hanno assolto compiti non piccoli di ricerca e tutti coloro che nei giorni dell’alluvione milanese e della chiusura del Politecnico, che coincisero con quelli del convegno, mi aiutarono nella ostinata volontà di rendere pubblici i risultati del lavoro di tanti.
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