La Grande Sciagura. Scrittori e prima guerra mondiale

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Cento anni fa, il 23 maggio 1915, l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria, entrando così nel primo conflitto mondiale. A questa infausta ricorrenza è dedicato il numero 1 di Giona, rivista-libro che sonda gli abissi della letteratura. "La grande sciagura" è un viaggio in tre atti nelle trincee reali e mentali della Grande Guerra.
"La paura" è un racconto di Federico De Roberto, al quale è ispirato l'ultimo film di Ermanno Olmi, "Torneranno i prati": sul fronte italo-austriaco, un cecchino nemico inizia a far fuori uno dopo l’altro i soldati italiani incaricati di fare il turno in una piazzola di guardia.
Di Carlo Stuparich, scrittore triestino arruolatosi come soldato volontario e uccisosi sull'altopiano di Asiago per non cadere in mano austriaca, pubblichiamo per la prima volta in digitale le sue "Lettere dal fronte" e il "Testamento", tratti da "Cose e ombre di uno", volume postumo apparso nel 1919 che raccoglie i suoi scritti e le sue lettere.
Chiude la trilogia l' "Esame di coscienza di un letterato", di Renato Serra, capolavoro della letteratura italiana del primo Novecento, riflessione lucida e tormentata di un intellettuale sulla guerra e sulle sue mistificazioni. Partito anche lui per il fronte, sarebbe morto sul Podgora il 20 luglio 1915.
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Additional Information

Publisher
Federico De Roberto
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Published on
May 5, 2015
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Pages
187
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ISBN
9786050377002
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Language
Italian
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Genres
Biography & Autobiography / Literary
Fiction / Literary
Fiction / War & Military
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Genere: Romanzo d’avventura/guerra - gran parte di realismo storico
Ambientazione: Caraibi, inizi del ‘700
Età consigliata: + 12 anni
Che libri hai letto ultimamente? Ti hanno lasciato dei significati profondi? Possibile di no. Discutendo con alcuni amici lettori, un argomento ha ravvivato la conversazione: molti libri recenti, talvolta anche di successo, non lasciano alcun messaggio particolare e profondo una volta che sono stati terminati. Leggendo invece L'ultimo dei pirati - La storia di Oliver Neville, questo non accadrà.
Il romanzo, raccontato in prima persona, narra di un marinaio inglese al servizio della più potente flotta al mondo: la Royal Navy. Di famiglia marinara, viene educato con una cultura ferrea in onore della Corona inglese e viene costretto a sposarsi con una moglie che non ama. Nella sua vita non c’è niente che lo renda felice, se non il suo unico figlio Tommy... tuttavia, lo riesce a vedere poco tra una guerra e l’altra.
In cuor suo, Oliver non si è mai sentito appartenente a quel mondo tirannico fatto di gerarchie. Ha sempre nutrito un forte desiderio inconscio di libertà e di giustizia.
Viene mandato in missione per scortare una nave mercantile nelle acque dei Caraibi, infestate dai pirati.. ma quel che ancora non sa, è che nel Nuovo Mondo incontaminato si sta per realizzare il suo grande destino.
Si tratta di un romanzo che piace un po’ a tutti: l’avventura viene armonizzata con la strategia di guerra navale, intervallata con l’azione e circondata da un pizzico di passione amorosa, con grande riguardo alla realtà storica e all’ambientazione dell’epoca. Vi è inoltre un’ampia varietà d’azione: camuffamenti, furti, combattimenti e fughe sono presenti all’interno della trama. E' pieno di colpi di scena che non danno mai noia al lettore.
Si tratta di un romanzo di pirati: non quelli raffigurati dalla cinematografia come avventurieri alla ricerca di tesori nascosti.. ma i veri pirati: fuorilegge e ricercati, che vivevano di razzie e arrembaggi ai danni del commercio dei grandi imperi coloniali. Lo stile di scrittura è molto scorrevole, basato sui fatti e senza troppe descrizioni, con lo scopo di lasciare libero sfogo alla fantasia.
Tratto dal capitolo 5:
“Derreck... sei inglese?”
“Sì, sono di Norwich... nell'Inghilterra dell'Ovest.”
“Ho presente dov'è Norwich. Da quanto tempo sei pirata?”
“Da quando lasciai la Royal Navy. Ero un quartiermastro.”
Rimasi stupito... come poteva quell'uomo esser stato un quartiermastro della Royal Navy? Fui molto incuriosito e gli chiesi il perché si fosse dato alla pirateria. Mi rispose:
“Beh per due motivi. Il primo è che la pirateria frutta molto più denaro della marina. Anche se i quartiermastri sono ben pagati, essere pirata fa guadagnare almeno il triplo”.
“Immagino... e invece il secondo motivo.. qual è?”
Lo vidi osservare il fuoco del falò con uno sguardo più vivo che mai. Mi fissò con quegli occhi ardenti e mi disse:
“Perché vivo da uomo libero.”
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