Chiamami! Prevenire la depressione e il suicidio con l’helpline telefonica

Digital Index Editore
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 Stando all’ultimo resoconto del World Health Organization (WHO), oltre 800.000 persone muoiono ogni anno a causa di un suicidio e a questi si aggiungono quanti hanno tentato di realizzarlo. Considerando familiari, parenti e amici, l’esperienza del suicidio e del lutto coinvolge di fatto moltissime persone.

Si tratta di un fenomeno che può coinvolgere persone di tutte le età ma è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15-19 anni a livello globale.

È presente in tutte le nazioni del mondo ed è la 15a causa di morte nel mondo (rappresenta l’1,4% di tutti i decessi mondiali).

Secondo il WHO interventi efficaci possono essere realizzati su tutta la popolazione, a tutti i livelli per prevenire i tentativi di suicidio e il suicidio stesso.

La prevalenza di caratteristiche e metodi di comportamento suicidario variano notevolmente tra le diverse comunità, in diversi gruppi demografici e nel tempo. Di conseguenza la sorveglianza aggiornata di suicidi e tentativi di suicidio è un elemento essenziale per la prevenzione al suicidio a livello sia nazionale che locale.

Fra i Paesi OCSE, l’Italia registra uno dei più bassi livelli di mortalità per suicidio.

Ma cos’è effettivamente il fenomeno del suicidio e perché deve avere una sua prevenzione specifica?

Questo testo affronta la questione e in particolare la modalità più efficace per gestire meglio i numerosi serivizi di prevenzione telefonici in Italia: le help-line.

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About the author

Chiara Madeddu, è laureata nella triennale in Servizio Sociale e laureata nella magistrale in Metodologia, Organizzazione e Valutazione dei servizi sociali.
La sua passione per la scrittura nasce ed accresce durante gli anni dell’università. Sempre in quel periodo accresce la sua passione per la ricerca sociale, un ambito ancora poco conosciuto per la professione dell’assistente sociale ma che potrebbe essere e diventare un abile strumento e metodo per migliorare i servizi che vengono offerti ai cittadini.
Questo libro rappresenta la fusione tra la sua passione per la scrittura e la ricerca sociale pur affrontando una tematica non semplice e spesse volte così sconosciuta a molti.
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Additional Information

Publisher
Digital Index Editore
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Published on
Feb 10, 2017
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Pages
90
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ISBN
9788897982760
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Language
Italian
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Genres
Psychology / Psychopathology / Depression
Psychology / Suicide
Self-Help / Compulsive Behavior / General
Self-Help / Mood Disorders / Depression
Young Adult Nonfiction / Social Topics / Depression & Mental Illness
Young Adult Nonfiction / Social Topics / Suicide
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Andrea Pompele
Gianni lascia Giulia dopo una storia d’amore durata dieci anni. La notte stessa cade in un profondo sonno nel quale crede di parlare con un angelo. Il dialogo che s’instaura tra i due affronta il tema dell’amore: “Dove finisce l’amore, quando finisce?”, gli chiede l’angelo. Gianni non comprende la domanda. Il confronto, in tutte le sue implicazioni, gli appare assurdo. Assurdo e frastornante, come la malinconia che lo tormenta fin da quando era bambino. In questo incipit dialogico, preludio al racconto vero e proprio, s’impone prepotentemente il tema conduttore di tutta la narrazione: la malinconia. Nelle parole di Gianni emerge la gravità di quel male di vivere, capace di aggredire in modo totalizzante e ineluttabile la sua intera esistenza.
Nel susseguirsi delle vicende, in una serie di flashback che coprono lo spazio temporale di poche settimane, entrano nel vivo tutti i personaggi della storia: Carlo, che intrattiene relazioni fugaci e superficiali con molte donne; Sofia, amica di Carlo, con la quale Gianni ha una breve ma profonda relazione dopo la rottura con Giulia; Emma, donna che Gianni conosce in un incontro di preghiera organizzato da Don Simone; infine Sabrina, ragazza che Gianni e Carlo incontrano in un locale alla periferia di Verona: città questa, dove si svolge l’intera vicenda.
Su ogni circostanza, come un’aura che tutto avvolge, aleggia la malinconia, e con essa la tragicità della sua mancata comprensione. Nell’episodio del suicidio di uno dei personaggi in particolare, si coglie lo iato incolmabile tra la fine volontaria dell’esistenza di un individuo e l’impossibilità ontologica di capirne il senso. Accade così che, mentre il corpo esanime di un uomo si trova appeso al ramo di un albero, i personaggi impegnati nel maldestro tentativo di slegarlo, danno vita ad una commedia nel dramma. Ne nasce un quadro tanto assurdo quanto plausibile, dove la malinconia e il senso dell’esistenza rimangono sullo sfondo di una comicità tragica, senza possibilità di emergere e di essere capiti. La vita, nonostante tutto, continua imperterrita e frettolosa, palesando l’ironia che si mostra all’orizzonte del suo concludersi: la difficoltà (impossibilità?) dell’uomo di comprendere se stesso.
“Il prezzo dell’eterno” racconta la malinconia. Vorrebbe farlo con leggerezza, senza troppe congetture patetiche, nel tentativo d’instillare un moto di ricerca nell’animo del lettore: chi è l’uomo malinconico? Cos’è la malinconia in rapporto alla depressione? Quale dovrebbe essere il ruolo della chimica nello “spiegare” l’essere dell’uomo? Perché narcisismo e malinconia sono spesso così collegate? Da dove nasce il male oscuro? Quale significato acquistano l’arte e la bellezza, in riferimento alla natura malinconica dell’individuo? Questo racconto contiene il tema della malinconia. Non lo risolve, non ne scioglie il nodo: lo contiene. Lo fa senza proposito di soluzione alcuna, ma con l’idea che l’uomo non possa essere “spiegato”, prescindendo da esso.
Terence Nardo
Je suis Terence
Fui contattato dalla mamma di Terence.
“Mio figlio scrive, qualsiasi cosa. Scrive sempre. Chissà un giorno avesse il coraggio di mandarle qualcosa da leggere…”
Mi arrivò questo testo.
Un atto di coraggio.
Aveva ragione la mamma.
Questo libro rappresenta una restituzione e un testimonianza tanto rara quanto preziosa.
Non si legge.
Si vive
Assieme a Terence.
Je suis Terence.
Ci siamo tutti noi in queste pagine.
Perché è il rapporto con la realtà che viene messo a nudo.
E ci sentiamo senza riparo anche noi man mano che i capitoli rilevano e rivelano.
Terence parla di sè, ma le sue parole parlano di noi.
Come di fronte ad un’opera d’arte possiamo decifrare, definire, dove siamo , a che punto siamo, qual è il nostro posto in questo mondo.
Quello di Terence è un altrove che in qualche parte, in qualche tempo, in qualche misura abbiamo trascorso anche noi, attraversato e poi lasciato e dimenticato.
Lui no.
Le sue parole ci indicano che per alcuni di noi questa terra di nessuno, estrema , faticosa, tiene in ostaggio quotidianamente.
Le parole di Terence bruciano.
E lasciano il segno del nostro vivere .

Giovanni Tommasini

Dopo
Sono Cesare.. Tutto Bene di Giovanni Tommasini
Nata Scalza - Io, mamma figlia dell'autismo di Flavia Lanteri
Cuore e Mente - Autismo, la storia di una vittoria di Marco Ghilardi

LA VOCE DI TERENCE - Autobiografia di un ragazzo Asperger

Ero un bambino iperattivo, curioso e irrequieto, con la mania di mangiare le spugne; all'età di quattro anni mi fu diagnosticato un ritardo psicomotorio e da lì sarebbero iniziate molte mie disavventure.
Durante i primi tre anni di scuola elementare, passavo le giornate nell'aula di sostegno a disegnare le strade sui quaderni e solo dopo iniziai a studiare, anche se con poca frequenza e senza dedicarmi ai compiti per casa.
Tra la quarta elementare e la terza media avevo provato a legare con i miei compagni di classe, ma ne trassi delle amare delusioni, cosa che, alle scuole superiori, mi portò a divenire più distaccato nei confronti dei compagni.
A quindici anni, scoprii dell'esistenza di una condizione chiamata sindrome di Asperger, che riportava molti dei miei comportamenti, e ne ebbi consapevolezza dopo circa qualche anno, quando, dopo aver svolto due test di intelligenza, scoprii che la mia diagnosi corrispondeva ai disturbi dello spettro autistico ad alto funzionamento.
Nel frattempo, avevo difficoltà a stare in classe, quando i miei compagni schiamazzavano, e nei momenti di disagio lasciavo la scuola senza preavviso; ogni imprevisto mi metteva in forte agitazione ed esplodevo in scatti di rabbia, indipendentemente dai contesti in cui mi trovavo..

In questo ebook restituisco una parte delle mie memorie.

Una produzione P.E.R.O. Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini
Riccardo S. E Alessandro A.
Questo piccolo pamphlet si rivolge sia a quanti sono completamente digiuni relativamente ai programmi di recupero, sia a coloro i quali stanno già facendo un programma di recupero. Pochi sanno che le dipendenze da sostanze, come l'alcol e gli stupefacenti, o da comportamenti, come il sesso compulsivo o il gioco d'azzardo, hanno rappresentato e rappresentano un problema serio e di difficilissima soluzione per milioni di persone. Ad esempio, si stima che nella storia dell'umanità mediamente l’uno per cento della popolazione abbia sofferto di problemi di alcolismo e che questa percentuale sia rimasta sostanzialmente invariata in differenti epoche, culture e aree geografiche. Dato che questo tipo di problema molto spesso si traduce in una morte prematura, si calcola che le dipendenze complessivamente abbiano causato più decessi di tutte le guerre e di tutte le epidemie di tutti i tempi messe insieme. Uno scenario davvero drammatico, eppure nessuno ha mai trovato una soluzione fino agli anni '30 del secolo scorso, quando negli Stati Uniti è comparso il programma dei Dodici Passi. Negli ultimi anni, tuttavia, lo spirito originario dei pionieri del programma è andato in gran parte perduto, così come la modalità corretta di fare i Dodici Passi, o, come dicevano loro in modo più appropriato, di prendere i Dodici Passi. Questo libricino si augura di fornire indicazioni ed orientamenti concreti per coloro che siano intenzionati ad iniziare il programma nello spirito originario dei pionieri. Inoltre gli autori si propongono a fine testo anche come interlocutori a sostegno di eventuali lettori che ne sentissero il bisogno.
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