Archeologia dell'Architettura, XVI, 2011 - Miscelare calci - Fondare muri

All’Insegna del Giglio
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Il volume monografico è dedicato alla storia del cantiere da costruzione. La prima sezione è dedicata all’analisi delle tracce archeologiche pertinenti al momento dell’impasto della calce, con particolare riferimento ai miscelatori meccanici di età medievale, recentemente scoperti in più contesti della Toscana. La seconda sezione raccoglie studi riguardanti l’edificazione delle fondazioni, analizzata tramite l’impiego di fonti diverse e relative a momenti storici compresi tra il Medioevo e l’Età Moderna.
 
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Publisher
All’Insegna del Giglio
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Published on
Sep 1, 2012
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Pages
164
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ISBN
9788878145351
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Best For
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Language
Italian
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Genres
Architecture / Criticism
Reference / General
Social Science / Archaeology
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Il testo integra i dati della ricerca archeologica condotta all’interno della Rocca di Campiglia, su superfici significative e non limitate soltanto all’area monumentale, con le altre ricerche sviluppate contestualmente sia in archivio che sul campo. Ne deriva l’analisi globale di un insediamento attraverso diverse prospettive, con particolare riferimento all’ampio lavoro di archeologia dell’architettura che, contemporaneamente allo scavo, è stato sistematicamente intrapreso sulle strutture del centro storico. Inoltre il caso di Campiglia può essere comparato a livello microterritoriale con lo scavo di Rocca San Silvestro, dove si scandiscono con chiarezza le fasi d’insediamento e i processi di affermazione della signoria territoriale, attraverso un’analisi attenta delle strutture edilizie e dei resti delle produzioni legate alle attività estrattive e di lavorazione metallurgica.La mole di dati raccolti ha indotto a una divisione in tomi, articolata nelle due principali prospettive: quella relativa alle fonti scritte e quella pertinente invece alle evidenze materiali. Nel primo tomo infatti sono contenuti ampi contributi storici, relativi alla storia dell’incastellamento e della formazione della signoria territoriale presso Campiglia (dall’alto Medioevo al XVI secolo). Il secondo tomo partendo da un inquadramento territoriale, giunge fino all’edizione dei dati microanalitici, attraversando quindi l’archeologia del paesaggio, le varie analisi stratigrafiche, le rilevazioni archeozoologiche e archeobotaniche, fino all’esame dei reperti ceramici e vitrei e di tutti i materiali essenziali alla ricerca.
Numerose sono le tecniche costruttive di età romana. In questo numero ne discutono alcuni specifici aspetti tre contributi nella sezione “casi studio”: relativamente alla città di Argentomagus, alle mura di Populonia, all’opus africanus e alle tecniche a telaio litico in Etruria e Campania. Nella prima parte del volume vengono invece pubblicati gli atti di un seminario che si è tenuto a Padova il 25 ottobre del 2013, dedicato a “Tecniche costruttive e cicli edilizi tra VI e IX secolo”. Le relazioni riguardano tre aree geografiche chiave nel dibattito storiografico: alcune regioni del Medio Oriente, dove è accertata una continuità, in età bizantina ed islamica, della tecnica muraria in opera quadrata; la Penisola iberica, per la quale si raffrontano due posizioni antitetiche tra chi la ritiene sviluppata già in epoca visigota e con un’influenza bizantina e chi la collega invece all’arrivo degli Arabi nell’VIII secolo; la Francia, dove le opere in pietra di cava sono assai rare e di datazione controversa; infine l’Italia, dove il confronto è tra i territori bizantini, in particolare Roma e la Sardegna, e quelli longobardi del Nord Italia dove l’opera quadrata non compare che con il Romanico. Il quadro che ne emerge è assai variegato e ancora aperto, il che richiede ulteriori ricerche sia su casi di studio specifici, come quelli qui presentati delle cripte delle basiliche patriarcali di Aquileia e di Venezia o sul San Michele Arcangelo di Perugia, sia per sintesi regionali in aree geografiche, come le coste mediterranee dell’Africa, non considerate in questa sede. E per quanto riguarda l’opera quadrata, l’attenzione è sulla sua ripresa in epoca romanica, argomento di cui si è discusso nel seminario pubblicato nel n. XVII della rivista e che viene ora riproposto in un articolo sulla Liguria di Ponente tra XII e XIII secolo.
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