Una strana compagnia

Rizzoli
4
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Una STRANA COMPAGNIA (1982-1984) è il primo volume della nuova serie BUR Cristianesimo alla prova, in cui si riproducono le lezioni e i dialoghi di don Luigi Giussani durante gli Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione, a partire dal 1982, anno del riconoscimento pontificio. È possibile vivere da cristiani in quello che papa Francesco chiama "un cambiamento di epoca", dominato dalla insicurezza, dalla paura e dallo smarrimento? Come scoprire la pertinenza della fede alle esigenze della vita? Si può vivere senza essere sopraffatti dalle circostanze? La risposta a queste domande attraversa come un sottofondo tutto il volume. Senza la fede in Cristo, sottolinea appassionatamente l'Autore, anche le cose più belle e interessanti della vita diventano opache. In queste pagine, la proposta di una fede che si rende attrattiva e sperimentabile attraverso la "strana compagnia" di coloro la cui vita è stata raggiunta e cambiata dall'incontro cristiano.
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Publisher
Rizzoli
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Published on
May 11, 2017
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Pages
352
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ISBN
9788858690116
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Language
Italian
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Genres
Religion / Christianity / General
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Seller
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Realtà e giovinezza. La sfida ripropone dialoghi con i giovani e interventi su di essi, svolti da don Luigi Giussani tra il 1955 e il 1994. A distanza di anni, stupisce la loro pertinenza alla situazione attuale. Anticipando una percezione oggi diffusa, grazie a una quotidiana convivenza con i giovani, don Giussani si era reso conto che il contesto educativo e sociale tendeva a fare tacere le loro esigenze fondamentali (verità, bellezza, giustizia, felicità), mortificando il desiderio che proprio nella giovinezza trova il suo momento più espressivo. Abbandonata la carriera teologica per dedicarsi all'educazione dei giovani, prima nel Liceo classico Berchet di Milano e poi nell'Università Cattolica del Sacro Cuore, don Giussani ha rappresentato per migliaia e migliaia di ragazzi la possibilità di incontrare un adulto capace di ridestare − con la sua presenza − quelle esigenze fondamentali così tristemente ridotte dal mondo circostante. Con la sua proposta educativa don Giussani ha mostrato qual è la strada per ritrovare le domande costitutive del cuore: «Imbattersi in persone in cui quelle domande sensibilmente determinino ricerca, aprano a una soluzione, provochino pena o gioia. Allora la montagna di sassi rotola via». Realtà e giovinezza. La sfida è un viaggio affascinante alla riscoperta della persona nella sua irriducibilità a qualunque potere umano; e un inno alla giovinezza come atteggiamento del cuore. Un libro prezioso per i giovani e per gli adulti, perché «solo uomini all'altezza del loro desiderio potranno realizzare il compito che dovrebbe svolgere l'educazione» (J. Carrón).
L’evoluzione telefonica e lo sviluppo di app sociali ha tratto nei meandri della comunicazione utenti di tutte le età e formazione. Ecco allora che siamo tutti avvolti, legati, connessi l’un l’altro nella Rete. Chi ne è ancora fuori? Per quel che mi riguarda, credo pochi. Non c’è attività o lavoro che non sia in qualche modo presente in internet. Prima di qualsiasi acquisto ognuno cerca conferme o proposte migliori tra le milioni di pagine presenti. 
Molti utenti nello scoprire Facebook pensano di aver trovato l’Araba Fenice o la gallina dalle uova d’oro. A distanza di ormai più di dieci anni dalla nascita non ha bisogno di presentazione.  
I motivi che hanno reso popolare, su scala globale, Facebook sono diversificati. 
Bisogna dire, innanzitutto, che ogni impresa nasce per soddisfare un bisogno. Questi sono molteplici e nascosti nell’intimo di ognuno. 
Il motivo del grande successo di Facebook è dovuto al fatto che è gratuito e che questi “bisogni” non conoscono barriera di lingua, cultura e con l’avvento di internet neanche di luogo. 
Se qualcuno pensa che i social, e Facebook in particolare, siano un terreno libero, estraneo ad ogni regola comportamentale, si sbaglia: le regole ci sono eccome e chi conosce il mondo virtuale lo sa e le rispetta.  
La regola aurea «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro» (Matteo 7:12) trova anche in questo contesto la sua ragion d’essere, soprattutto considerato che il taglio di questo scritto è “cristiano”.  

Vista la facilità con cui si dimenticano le buone maniere, ho inteso così riprendere le linee generali della “Netiquette” (neologismo che unisce il vocabolo inglese “network” con quello francese “étiquette”), che si riferisce alle regole del buon comportamento da seguire su internet nel rapportarsi agli altri utenti, e riproporle nella prospettiva di fede nell’utilizzo in particolare dei social network. 

Le parole del saggio

Se tanti libri della Bibbia sono ricchi di profonde verità spirituali e teologiche, quello dei Proverbi abbonda di consigli pratici e concreti riguardanti la vita quotidiana.
Brevi, ben equilibrati, poetici, arguti e spesso densi di humour, i proverbi sono universali, facili da ricordare e raggiungono efficacemente il segno, talvolta ancor più dei discorsi eloquenti e delle argomentazioni rigorose. Per esempio: «Va’, pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio!» (Prv 6:6). Oppure «Meglio abitare in un deserto, che con una donna rissosa e stizzosa» (21:19). E ancora, «Se il tuo nemico ha fame, dagli del pane da mangiare; se ha sete, dagli dell’acqua da bere; perché, così, radunerai dei carboni accesi sul suo capo, e il SIGNORE ti ricompenserà» (25:21,22). Come si fanno a dimenticare immagini come queste? Il libro dei Proverbi testimonia la saggezza che si è accumulata nel corso delle generazioni. Tra i suoi autori sono annoverati il re Salomone (1:1-9; 10:1-22), dei non meglio identificati «uomini saggi» provenienti dall’antico Medio Oriente (22:17-24; 24:23:34) e non israeliti come Agur (30:1-33). In alcuni casi, il libro risente anche dell’influsso di testi provenienti dall’antico Egitto. Eppure, quella dei Proverbi è Parola di Dio, perché gli autori hanno messo insieme quel materiale sotto ispirazione divina. Nonostante menzioni poche volte il nome di Dio, egli è sempre presente: sia che ci troviamo in un supermercato, che parliamo, mangiamo, beviamo, facciamo acquisiti o socializziamo, Dio c’è sempre. Il Dio dei Proverbi non è un Dio bigotto; anzi, spesso veste la tuta da lavoro. Il libro dei Proverbi ci aiuta a capire che cosa significhi temere Dio (1:7; 31:30) non tanto in chiesa ma nel corso della nostra giornata, perché il nostro modo di vivere fa più rumore di qualsiasi predicazione, preghiera o sacrificio (28:9; 15:8).

Nei Proverbi la «saggezza» si manifesta quando si impara a essere saggi, ma concretamente. Il libro risponde a domande del tipo: «Come e cosa devo insegnare ai miei figli?». «In che modo posso essere felice e realizzarmi?». «Perché ho problemi economici?». Come posso resistere alle tentazioni di natura sessuale?». «Come faccio a controllare la mia rabbia e la mia lingua?».

Per finire, la saggezza non è necessariamente una forza intellettuale. Al contrario, chi è troppo sicuro della propria intelligenza correrà più rischi di ingannare l’insensato.

C’è poi chi pensa di essere già saggio e di non dover ricercare ulteriore conoscenza. La caratteristica essenziale della saggezza è invece l’umiltà. I Proverbi sono una raccolta ricca e profonda che abbraccia molti temi. Considerato lo spazio limitato, abbiamo dovuto sceglierne solo alcuni, non potevamo certo esaminarli tutti, ma quello che abbiamo a disposizione merita un attento studio da parte nostra. 

"La bellezza è una delle tre virtù fondamentali: verità, bontà e bellezza [...]. Si parla troppo della verità, di difendere la verità: dove trovare Dio nella verità? È difficile Trovare Dio nella bontà: ah, quando si parla di bontà, è più facile. Di trovare Dio nella bellezza invece si parla poco, della strada della poesia, cioè della facoltà creatrice di Dio. Dio è un poeta che fa le cose armoniosamente." Nel corso di un intero anno, Dominique Wolton è stato ricevuto dodici volte da Papa Francesco. Il risultato di questi incontri fertili e calorosi è un'intervista in cui il Papa affronta liberamente i temi cruciali del nostro tempo e del suo pontificato: la pace e la guerra, la politica con la P maiuscola ("una delle più alte forme di carità"), la globalizzazione e la diversità culturale, il fondamentalismo e la "sana laicità", le disuguaglianze economiche e la mancanza di lavoro e prospettive per i giovani, la "follia" del dominio assoluto del "dio denaro" e la necessità di un'economia "concreta" incentrata sul benessere delle persone, l'Europa e i migranti, la tutela dell'ambiente, il dialogo fra i cristiani, fra le religioni, fra atei e credenti... È un'intervista in cui non c'è spazio per il conformismo o gli stereotipi: le parole chiave del pontificato di Francesco - "gioia", "tenerezza", "vicinanza", "preghiera", "pace", "fede", "croce", "umiltà", ma anche "umorismo" - si rivolgono direttamente alla nostra umanità per illuminare i sentieri della nostra vita.
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