Il ragazzo del secolo breve

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 La letteratura storiografica sulla Resistenza è ormai assai cospicua e vanta titoli che si possono considerare dei veri e propri classici, accanto a diari e a raccolte collettive di testimonianze; per non parlare delle antologie di racconti e dei molti volumi di ricordi apparsi in questi ultimi anni. La vicenda raccontata da Talli invece si stacca felicemente, per varie ragioni, dalla maggioranza di analoghi scritti; per le sue caratteristiche originali e anche per una non comune qualità letteraria. In questa narrazione il periodo della Resitenza è felicemente inserito in un prima e in un dopo, in un tempo che precede e in un tempo che segue il fenomeno della guerra civile. Il racconto si arricchisce non solo per le vicende personali dell’autore ma anche per la presenza di altri personaggi: i compagni e gli amici di Talli, con le loro storie particolari e i diversi destini di ciascuno.
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 Mario Talli è nato a Montaione, in provincia di Firenze. Ha partecipato alla Resistenza giovanissimo, ancora adolescente, vivendo inevitabilmente il periodo 1943-’44 come un’esperienza profondamente formativa che ha poi influenzato, sul piano morale ed esistenziale, tutta la sua vita successiva. Ha esordito pubblicando alcuni racconti sulla terza pagina del quotidiano «Il Nuovo Corriere» diretto da Romano Bilenchi. Quest’ultimo nel 1954 lo ha assunto al giornale, dove è rimasto fino alla sua chiusura. Ha poi collaborato con altri importanti giornali nazionali concludendo l’attività giornalistica nella redazione fiorentina di «La Repubblica». Non ha mai smesso di esercitare il giornalismo e di occuparsi delle sue problematiche. Per alcuni anni ha fatto parte del Comitato esecutivo e del Consiglio nazionale dell’Unione giornalisti pensionati aderente alla Federazione nazionale della stampa.

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Editore
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Data pubblicazione
15 feb 2017
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Pagine
250
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ISBN
9788899257279
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Linguaggio
italiano
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Generi
Storia / Militare / Seconda guerra mondiale
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Conoscere il passato, le vicende delle precedenti generazioni che si sono trovate ad affrontare sfide e scelte e che hanno lottato e sofferto per sogni, ideali, interessi, può aiutarci a dare un significato nuovo alla contemporaneità che ci circonda; senza fornire illusorie soluzioni, consente di avere stimoli, suscitare emozioni, approfondire conoscenze per affrontare l’oggi con le sue complesse dinamiche.

Per questo è importante la scelta di pubblicare questo breve diario di guerra. Le pagine scritte da Michele Miraglia sulla sua esperienza bellica sul fronte africano nel corso del secondo conflitto mondiale ci permettono di guardare con una diversa profondità all’attualità, a partire dai tragici eventi che segnano il Mar Mediterraneo e le coste libiche. A fronte della concretezza della sua narrazione – sviluppata in un linguaggio asciutto e chiaro, privo di ogni retorica – la guerra ritrova il suo pregnante significato proprio nella concreta esperienza di un uomo che, sottratto alla famiglia e alla quotidianità, al lavoro e ai sogni della giovinezza, si trova a dover affrontare la durezza della vita militare e l’imprevedibile possibilità dell’incontro con la morte; prima in mare, quindi sulla linea del fronte o sotto i bombardamenti degli aerei nemici. E al tempo stesso, come ogni documento storico, queste pagine ci spingono a fare i conti con il nostro passato, con le strategie imperialiste e belliciste del regime fascista, nella consapevolezza che nessun popolo possa crescere nello sviluppo civile – prima ancora che materiale – senza un’adeguata assunzione delle responsabilità del proprio passato.

Anus Mundi è una delle più preziose testimonianze oculari dell’Olocausto perché registra l’orrore dei campi di sterminio nazisti dalla loro nascita, nel 1941, fino alla liberazione. Considerato il libro più completo su Auschwitz, ha vinto due premi letterari nazionali quando è stato pubblicato nella sua edizione originaria polacca, nel 1972, divenendo qualche anno dopo un bestseller nella Germania Ovest.
Il mondo di Auschwitz descritto da Wieslaw Kielar è così paralizzante e sconvolgente che Horst von Glasenapp, il giudice che presiedeva ai processi di Auschwitz contro i criminali di guerra, definì il libro una delle maggiori opere intellettuali emerse nella Germania del dopoguerra.
La tragica massa degli ebrei europei arrivati ai campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz dal 1941 al 1945 portavano con sé solo le proprie vite condannate, nient’altro. Si presentavano lentamente davanti alle SS e il loro destino era appeso al gesto di una mano di un ufficiale.
Il giovane Kielar, numero 290, imprigionato dai nazisti per attività clandestina insieme ai suoi compagni, venne precipitato nell’universo infernale di Auschwitz e dovette sopravvivere giorno per giorno, ora per ora, anche minuto per minuto. Le storie e le immagini che Kielar ci racconta sono indelebili. Il famigerato dottor Mengele, con la sua morbosa ossessione per i gemelli, diventa un personaggio demoniaco ritratto con fredda precisione. Le lugubri melodie dell’orchestra di Auschwitz, le cui note accompagnavano migliaia di uomini, donne e bambini nella loro ultima passeggiata per le camere a gas, risuonano durevoli ed echeggiano inquietanti. Ma i cari amici e i sofferenti compagni di Kielar sono i più eclatanti: la giovane zingara che si esibisce in cambio di mozziconi di sigaretta vicino alle recinzioni elettrificate, e finisce per bruciare; la giovane ragazza ebrea, un amore di Kielar, inviata alla camera a gas; Edek Galiński e Mala Zimetbaum (i cosiddetti ‘‘Romeo e Giulietta’’ di Auschwitz) torturati e impiccati per aver tentato la fuga; i compagni polacchi che più di una volta aiutano Kielar miracolosamente a fuggire a un’ingloriosa e brutale morte.
Kielar non omette alcun dettaglio. Anus Mundi è un punto di riferimento della letteratura sull’Olocausto. È un libro vivido e bruciante come nessun’altra memoria di Auschwitz fino ad oggi.

Il racconto impietoso di un prigioniero polacco — tra i primi ad arrivare ad Auschwitz e l’ultimo ad abbandonarlo — dei suoi cinque anni trascorsi in un campo di concentramento nazista. Il duro lavoro, la fame, le malattie, il congelamento, i pidocchi, le percosse, le selezioni, le gasazioni, le fucilazioni. Una lettura tanto tagliente e senza risparmi che si può quasi sentire il sapore di quello che mangiavano, l’afrore nauseante dei corpi bruciati e di quelli in decomposizione accatastati davanti ai blocchi, le grida di coloro che venivano ingannati nelle camere a gas. Kielar non omette nessun dettaglio, fino a quando le truppe americane arrivano a liberare quelle ombre superstiti dalle rovine dei campi.  Kirkus Reviews

 

La Comunità San Michele di Firenze rende omaggio al suo fondatore don Mario Lupori (a dieci anni dalla scomparsa) pubblicando questo volume che raccoglie gli appunti delle lezioni di Storia della Chiesa da lui tenute presso il Seminario Maggiore della Diocesi di Firenze a partire dagli anni ‘50. Un modo per ricordare le parole e le riflessioni (sulla disciplina nella quale si era specializzato) che hanno accompagnato per 40 anni quei preziosi momenti di incontro e approfondimento che sono state le conversazioni con i sammichelini. “La Storia della Chiesa è la disciplina teologica che si prefigge di delineare un quadro d’insieme, scientificamente motivato, dell’evoluzione esteriore e interiore compiuta, nello spazio e nel tempo, da quella istituzione salvifica fondata da Gesù Cristo che si chiama Chiesa. È teologia a causa del suo oggetto di origine divina a opera di Gesù Cristo, per il suo ordinamento teologico e sacramentale, per l’assistenza promessa dallo Spirito Santo che preserva la Chiesa dall’errore, che la santifica e ne conserva la santità, che inizia la sua assistenza visibile con la Pentecoste e si conclude con il ritorno finale del Signore. È storia perché per assolvere il proprio compito la Storia della Chiesa si serve del metodo storico, che ricerca e raccoglie le fonti, verifica la loro autenticità, ne esamina il contenuto storico anche se, nel suo insieme, la Storia della Chiesa può venire compresa soltanto sotto il punto di vista della Storia della Salvezza e il suo significato ultimo può venire afferrato soltanto dalla fede”.
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