Il cancello sul lago

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Il patriarca Luigi vive l’azienda in modo totalizzante. Lui è il dominus e il divide et impera è lo strumento che utilizza per imporre la sua leadership. Andrea e Paolo, due dei tre figli, fanno a gara per compiacerlo e allo stesso tempo sviluppano un forte sentimento di rivalsa nei suoi confronti, oltre che di reciproca rivalità tra fratelli.

La situazione precipita quando il più debole dei due cade ad opera della mano omicida di uno dei personaggi che, pur rimanendo ai margini della trama, si scopre essere un altro pretendente al “trono” di Luigi. Una grande saga d’autore. Un potente esordio narrativo.

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Informazioni sull'autore

Lino Mastromarino (1955) è torinese di adozione. Ha lavorato per trent'anni, fino al 2015, per Pricewaterhouse Coopers Advisory, il più grande network di servizi di management per le imprese esistente al mondo. Nella sua carriera ha maturato una profonda esperienza nel campo dello Strategy e del Management Consulting. Ha esercitato la sua attività in svariati settori: manufacturing, government, retail & consumer, healthcare e food & drink, focalizzandosi prevalentemente su progetti di Corporate Transformation. E' uno dei massimi esperti del mondo delle Piccole e Medie imprese italiane. A tale riguardo è autore di numerose pubblicazioni e articoli, tra cui un saggio sul tema dei Distretti Industriali edito da "Il Sole 24ore" (Italia, è tempo di ripartire, 2012).

Da sempre amante della scrittura, ha deciso di lanciare un filone di romanzi noir - di cui Il cancello sul lago ne costituisce l'opera prima - nel quale le dinamiche e i processi aziendali faranno da sfondo alle trame, con l'obiettivo di concedere al lettore, oltre alla gradevolezza della lettura di libri gialli, anche interessanti spunti di riflessione.

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Editore
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Data pubblicazione
30 apr 2018
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Pagine
278
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ISBN
9788899257538
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Lingua
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Brevi di cronaca nera è un libro divertente, fitto di aneddoti veri o inventati, ma è soprattutto un libro di storia – e d’altra parte un pezzo del bicefalo Autore è un docente di Storia contemporanea, nonché parente di celebri giornalisti – perché racconta la vita dei giornalisti “prima”. Prima del computer e prima delle donne in redazione, quando il cronista stava “dentro la notizia”. Quando, magari a volte esagerando, addirittura la faceva lui.

Brevi di cronaca nera è la storia di un giornalismo ormai morto, di cui i giovani cronisti sentono parlare dai “vecchi” come di un’epoca mitica e rimpiangono di non avere conosciuto. Un’epopea a metà strada tra “Amici miei” e Humphrey Bogart in versione casalinga, popolata da uomini senza particolari qualità, neanche culturali, forse neanche grammaticali, ma innamorati della notizia, la divinità cui tutto doveva essere sacrificato, la famiglia, le vacanze, persino la “ganza”; popolata da panciuti poliziotti della “notturna”, e le due categorie non erano neanche ben distinte; dalle puttane, che li conoscevano per nome e gli davano anche qualche “soffiata”; dai tecnici, non dai dottori di Medicina legale, che ne sapevano di più perché erano loro ad avere “le mani in pasta”; dai pubblici ministeri che un giorno gli passavano la notizia sottobanco e un altro li minacciavano di arresto perché ne avevano pubblicata una di troppo; dai piccoli personaggi della Mala che ogni volta che avveniva un omicidio venivano portati in questura e interrogati, così, tanto per cominciare l’ indagine, e loro, poi, davanti a un bicchiere di vino raccontavano che cosa gli avevano chiesto e così il giornalista, più o meno, intuiva che cosa cercava la polizia e che cosa già sapeva.

(Dalla prefazione di Mario Spezi)

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