Mercato San Severino nel Medioevo. Il castello e il suo territorio

Medioevo scavato

Book 2
All’Insegna del Giglio
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Con la diviso Ducatus del 949 il gastaldato di Rota fu assegnato al principato longobardo di Salerno. Oggi dell’antica Rota rimane soltanto il toponimo nel luogo in cui si scorgono i ruderi della plebs di S. Maria, detta appunto a Rota, nell’odierno comune di Mercato San Severino nel tratto terminale della pianura vesuviana, verso Sud-Est. Negli anni intorno al 640, durante la conquista di Salerno da parte dei Longobardi beneventani Rota fu distrutta (secondo una incerta tradizione storiografica) per aver i suoi abitanti opposto resistenza alle schiere beneventane. A partire da quegli anni, molto probabilmente, cominciò a svilupparsi sulla vicina collina del Palco il castello che con la famiglia normanna dei Sanseverino raggiunse quasi la massima estensione e sul piano politico divenne sede della più potente famiglia dell’Italia meridionale. Le indagini archeologiche hanno messo in evidenza le trasformazioni dell’insediamento fortificato che, dalla metà del secolo XI fino all’inizio dell’Età moderna, fu il cardine della più solida struttura feudale del regno di Napoli.
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Publisher
All’Insegna del Giglio
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Published on
Jul 1, 2008
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Pages
192
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ISBN
9788878144590
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Best For
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Language
Italian
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Genres
History / Europe / Medieval
History / General
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Il volume pubblica gli atti del convegno internazionale promosso dall’Università di Salerno su un tema che accomuna storici ed archeologi. Sono indagati gli insediamenti urbani e castrensi dei territori dell’Italia meridionale in cui si rinvengono cospicue fasi e reperti “angioini”, analizzando anche il tessuto economico-sociale e l’organizzazione dell’habitat, tra la fine del XIII e il XIV sec., quando si assiste ad uno dei momenti storici più importanti per l’investimento di energie economiche e sociali, sia nell’edificazione e l’ammodernamento delle strutture difensive, sia nell’organizzazione della produzione artigiana. Nel convegno sono state confrontate le esperienze degli studiosi dei secoli XIII e XIV in Italia meridionale e negli altri territori di influenza angioina. In particolare il volume si articola in quattro sezioni: Gli indicatori sociali: produzioni, tecnologie e consumo (dove vengono analizzate le produzioni degli insediamenti castrensi della Calabria, del castel Lagopesole [PZ] e del castello di Mercato San Severino); Sistemi difensivi e tecniche costruttive (vengono studiate le pratiche costruttive dei castelli nella Valle della Loira e delle fortificazioni dell’Abruzzo, con un saggio sulle balestre e balestrieri nel Mezzogiorno angioino); Topografia e organizzazione degli insediamenti (contributi sui castelli di Monte Montella, Mercato San Severino, Cava dei Tirreni, Nocera, Castel Nuovo, Rocca Montis Dragonis [Mondragone], castelli e fortificazioni della Calabria, di Torre di Satriano; i castelli crociati in Transgiordania, dell’Ungheria angioina e della Provenza; Poster (contengono brevi interventi sugli scavi di insediamenti castrensi nel Mezzogiorno angioino, in particolare sono analizzati gli scavi di Rocca Montis Dragonis e Satrianum).
Un libro della memoria, un tema ricorrente nella storia del popolo ebraico, costellata da continue diaspore, che hanno alimentato il mito dell'ebreo errante. Anche la storia della comunità ebraica di Palermo si conclude con una diaspora; una storia millenaria le cui origini si perdono nella notte dei tempi e la cui fine, per una fatalità storica (allora la Sicilia apparteneva alla corona spagnola), fu la stessa degli ebrei spagnoli, segnata dall'editto di espulsione dei re cattolici, promulgato a Granada il 31 marzo 1492. Questo saggio si propone di far conoscere questa antica comunità ebraica, la cui storia non è molto dissimile da quella delle altre comunità ebraiche siciliane, anche se presenta delle peculiarità che la distinguono, trovandosi a vivere in una grande città come Palermo, centro del potere politico e religioso. Il racconto si snoda lungo sette capitoli, di cui alcuni più corposi degli altri, perché sostenuti da una maggiore quantità di documenti, molti dei quali costituiscono il Codice diplomatico dei Giudei di Sicilia dei fratelli Lagumina, un'opera indispensabile per la conoscenza dell'ebraismo siciliano. Da questo racconto si potranno cogliere gli aspetti sociali, culturali ed economici di una comunità multietnica che sopravvive nell'arco di molti secoli, adeguandosi alla tolleranza del governante di turno. Oggi della comunità ebraica di Palermo, a parte i documenti cartacei e qualche lapide tombale, non rimane più nulla e questo libro ne vuole rinnovare la memoria.
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