I ruderi della chiesa di Sant’Andrea a Mombasiglio (CN) erano pressochè scomparsi alla vista quando, a cura delle realtà locali, si è iniziato a liberarli dalla vegetazione. Così è rinata l’attenzione verso questo edificio, già apprezzato da Giovanni Vacchetta e Nino Lamboglia, che per secoli è stato fulcro fondamentale della vita delle comunità circostanti. Infatti, attestato come dipendenza dell’abbazia di San Dalmazzo di Pedona nel XIII secolo, ma di origini altomedievali, ha vissuto una parabola caratterizzata da un periodo florido, cui è seguita una fase di difficoltà, in cui ha assunto una funzione eminentemente funeraria, fino al suo completo abbandono e alla parziale spoliazione. Le sue vicende sono state affrontate, come di consueto nell’ambito della Scuola di Specializzazione che dà vita alla collana “Heredium”, con un approccio interdisciplinare, in cui si è sviluppato un dialogo serrato e costruttivo tra i diversi studiosi. La ricerca, quindi, si è dipanata attraverso vari passaggi, dall’analisi del borgo e del paesaggio circostante a un approfondimento delle caratteristiche architettoniche, da uno sguardo sui materiali d’archivio alle indagini archeologiche – riguardanti anche gli elevati – con lo studio dei reperti, dall’approfondimento sugli aspetti materiali a una riflessione sul restauro. Si vuole, infine, segnalare come tutte le operazioni si siano svolte attraverso una stretta e proficua collaborazione con gli Enti locali, le Associazioni del territorio e la Soprintendenza competente.
I ruderi della chiesa di Sant’Andrea a Mombasiglio (CN) erano pressochè scomparsi alla vista quando, a cura delle realtà locali, si è iniziato a liberarli dalla vegetazione. Così è rinata l’attenzione verso questo edificio, già apprezzato da Giovanni Vacchetta e Nino Lamboglia, che per secoli è s...