Richard J. Samuelson

La vita e la morte di Rudolf Hess si possono sintetizzare con
un’unica parola: mistero. Era il “Vertreter” il delfino di Hitler, un
uomo che poteva vantare una sintonia e un’affinità elettiva con il
Führer come nessun altro.

La sua storia personale è uno strano
miscuglio di avvenimenti improbabili, fatti inspiegabili, mezze verità,
rivelazioni ad orologeria, segreti di stato, omissis sospetti, parziali
ammissioni, verità nascoste, bugie.

Rudolf Hess è stato un uomo
difficile da inquadrare, una figura complessa e dalle mille
sfaccettature: nazista della prima ora (tessera del partito numero 16) e
intimo di Adolf Hitler come pochi, ma anche esperto di cure omeopatiche
e convinto assertore del veganesimo, tanto che potremmo definirlo anche
una sorta di personaggio new age antelitteram.

Per non parlare
del suo interesse per il mondo dell’occulto e dell’esoterismo, grazie
anche alla sua profonda amicizia con Marthe Künzel, co-fondatrice
dell’Ordo Templi Orientis Germanico e fedele seguace di Aleister
Crowley.

Chi è stato veramente Rudol Hess? Un fanatico privo di
scrupoli, un visionario oppure un soggetto instabile mentalmente? Quali
segreti ha portato con se nella tomba l’uomo che con Hitler aveva
condiviso le prime battaglie politiche ed il carcere? Perché e con
l’appoggio di chi decise di volare nel Regno Unito nel 1941 per proporre
dei negoziati alla famiglia reale?

Ma, soprattutto, quali oscuri e inquietanti misteri si celano ancora oggi dietro la morte del vice Führer?

Hermann Goering è sempre stato lontano anni luce dall’idea di nazista che tutti abbiamo in testa e, infatti, nonostante il suo ruolo di primissimo piano nella storia del Terzo Reich (era secondo solo al Führer nella gerarchia nazista) è uno di quei personaggi che appaiono poco, se non per nulla, in tutti i film sulla seconda guerra mondiale (e sono decisamente tanti!).
Al contrario di Rudolf Hess e dello stesso Adolf Hitler, Hermann Goering non solo era un uomo dalla profonda cultura e dal raffinato senso estetico, ma era anche un gaudente, una buona forchetta, un ottimo bevitore e un accanito fumatore. Gli bastavano poche parole, una battuta e un sorriso per guadagnarsi immediatamente la fiducia e la stima di chi lo circondava.
Un nazista diverso da quelli che abbiamo imparato a conoscere dunque e, forse proprio per questo, molto più pericoloso per la macchina contro-propagandista post bellica. Goering infatti ci costringe ad un’analisi scomoda e fastidiosa, un’analisi ulteriore e più profonda, più difficile perché meno banale. In altre parole Goering ci costringe a fare i conti con noi stessi.
Il nazismo infatti è stato anche e soprattutto Hermann Goering, ed Hermann Goering, a differenza di Himmler, di Goebbels, di Hitler e degli altri nazisti che con il passare degli anni sono diventati delle icone del “male assoluto”, assomiglia molto di più al ritratto di una persona normale, uno come noi, con i suoi difetti, le sue qualità, le sue manie e le sue grandi debolezze.
Studiando la biografia di Goering in qualche modo siamo costretti a guardare in faccia l’orrore e ad ammettere che che quell’orrore può nascere anche nella mente e nel cuore di persone del tutto simili a noi.
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