Italo Svevo

Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, è stato uno scrittore e drammaturgo italiano, autore di tre romanzi, numerosi racconti brevi e opere teatrali.
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Scritto nel 1898 ha per protagonista un uomo abulico e infelice, incapace di affrontare la realtà e che ad essa costantemente soccombe, ma che al tempo stesso tenta di nascondere a se stesso la propria inettitudine, sognando evasioni, cercando diversivi, giustificazioni e compensi. Attraverso una lucida analisi dei processi dell'inconscio, delle sue canalizzazioni e delle sue mascherature, Svevo smonta l'io del protagonista, rivelando le complesse stratificazioni della psiche umana, la sua fluente instabilità, in cui passato e presente, ricordi e desideri si intrecciano e si condizionano reciprocamente.

Dall'incipit del libro: "Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare molto cauti. – La parola era tanto prudente ch'era difficile di crederla detta per amore altrui, e un po' più franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera, la mia famiglia."

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Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.
Scritto dietro lo pseudonimo di Ettore Samigli (solo più tardi lo cambierà nel più noto Italo Svevo), "L'assassinio di via Belpoggio" fu pubblicato la prima volta nel 1890 sulla rivista "L'Indipendente". Questa edizione contiene anche i racconti: "Vino generoso" e "Lo specifico del dottor Menghi".

Dall'incipit del libro:

Dunque uccidere era cosa tanto facile? Si fermò per un solo istante nella sua corsa e guardò dietro a sé: Nella lunga via rischiarata da pochi fanali vide giacere a terra il corpo di quell'Antonio di cui egli neppure conosceva il nome di famiglia e lo vide con un'esattezza di cui subito si meravigliò. Come nel breve istante aveva quasi potuto percepirne la fisionomia, quel volto magro da sofferente e la posizione del corpo, una posizione naturale ma non solita. Lo vedeva in iscorcio, là sull'erta, la testa piegata su una spalla perché aveva battuto malamente il muro; in tutta la figura, solo le punte dei piedi ritte e che si proiettavano lunghe lunghe a terra nella scarsa luce dei lontani fanali, stavano come se il corpo cui appartenevano si fosse adagiato volontario; tutte le altre parti erano veramente di un morto, anzi di un assassinato. Scelse le vie più dirette; le conosceva tutte ed evitava i viottoli per i quali non direttamente si allontanava. Era una fuga smodata come se avesse avuto le guardie alla calcagna. Quasi gettò a terra una donna e passò oltre non badando alle grida d'imprecazione ch'ella gli lanciava.

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 Emilio conduce una
modesta esistenza in un appartamento condiviso con la sorella Amalia la quale,
non avendo molti rapporti con il mondo esterno, si limita principalmente ad
accudirlo.


Un giorno Emilio
conosce Angiolina, di cui si innamora, e ciò lo porta a trascurare la sorella e
l'amico Stefano Balli, che compensa i pochi riconoscimenti artistici con i
successi con le donne. Emilio tenta di fare capire ad Angiolina che la
relazione tra i due sarà subordinata ai doveri di lui, come quello nei
confronti della propria famiglia. Non si rende però conto che in realtà sarà
Angiolina l’elemento forte del rapporto, colei che investirà molto poco in
termini di sentimenti e che soffrirà di meno a causa di questa relazione non
ufficiale.



Stefano non crede
nell'amore, e cerca di convincere Emilio a divertirsi con Angiolina, che ha del
resto una pessima fama a Trieste. Emilio finisce invece per aprire il cuore a
questa donna, arrivando anche a trascurare gli indizi degli amici che cercano
invano di avvertirlo: Angiolina, infatti, inizia a mostrare un certo interesse
per un ombrellaio e per lo stesso Stefano Balli. Del resto l'accordo iniziale desiderato
dal Brentani era quello di un legame senza impegni.



Stefano inizia a
frequentare casa Brentani con maggiore assiduità e Amalia,
parte debole del gruppo,finisce per innamorarsene. Il suo fascino maschile fa
quindi colpo su entrambe le protagoniste femminili. Emilio, geloso della
sorella, allontana Stefano, mentre Amalia comincia a lenire il mal d’amore con
l'etere, finché non si ammala di polmonite, e si lascia andare a una sorte di
rinuncia della vita. La malattia la condurrà alla morte.



Emilio smette di
frequentare Angiolina, pur amandola, e si allontana da Stefano Balli. Viene poi
a sapere che Angiolina è fuggita con il cassiere di una banca per poi recarsi
nella capitale dell'Impero,Vienna. Il romanzo ha come conclusione una
idealizzazione dell’Amore significativa: anni dopo, nel ricordo, Emilio vede le
due donne idealizzate secondo i propri desideri e fuse in una singola persona,
con l'aspetto dell'amata e il carattere della sorella.

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