Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall'epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna. Giornata di Studi (Castelfranco Emilia, 19 dicembre 2009)

All’Insegna del Giglio
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Il volume pubblica i contributi della giornata di studi e della mostra archeologica collegata, aventi per tema le “Sepolture anomale”, ovvero le deposizioni non convenzionali e le loro anomalie cultuali. I testi offrono uno spunto di riflessione su questa tematica e un approfondimento dal punto di vista, non solo archeologico ma anche antropologico, sul modo di seppellire e sui riti funerari attraverso i secoli, dall’età classica al Medioevo. La prima parte, attraverso cinque brevi saggi, offre una necessaria introduzione dell’argomento trattato, offrendo, tra l’altro un quadro generale sul vampirismo e le pratiche ad esso connesse ; la seconda parte presenta lo studio archeologico e antropologico di sepolture anomale in territorio emiliano; mentre la terza è dedicata ad analoghe ricerche in altre aree del territorio italiano. È presente anche un’appendice, con quattro contributi specifici sul tema del rituale funerario.
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Publisher
All’Insegna del Giglio
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Published on
Nov 1, 2010
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Pages
198
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ISBN
9788878145030
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Best For
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Language
Italian
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Genres
Social Science / Archaeology
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Questo è il quarto libro su Castel S. Pietro ed il suo territorio – il primo è stato pubblicato nel 1996 –, che è stato reso possibile anche dall’attività che il Gruppo per la Valorizzazione dei Beni Culturali ed Ambientali della Valle del Sillaro ha svolto in questi anni nella ricerca archeologica e archivistica.
Il gruppo è nato nel 1985 con lo scopo iniziale di coordinare le attività di ricerca che vari appassionati per l’archeologia già effettuavano in maniera personale. Successivamente, mentre le ricerche e le scoperte aumentavano, si sono meglio precisati gli obiettivi e i programmi, in sintesi la “politica” del Gruppo; questa si riassume fondamentalmente nella constatazione che, preliminarmente ad ogni indagine, ricerca, ipotesi ricostruttiva, occorre avere a disposizione la maggiore quantità d’informazioni possibili. Le informazioni contenute in uno strato archeologico sono ciò che di più labile e delicato esista; possono essere facilmente distrutte e perse; inoltre, esistono non di per se stesse, ma in quanto collegate ad un contesto da individuare con precisione. Quindi il compito primario che il gruppo si è dato è stato quello di preservare e salvare la quantità maggiore di queste informazioni, in tutti i casi in cui esse si trovano in pericolo. Le occasioni non mancano certo in una realtà come la nostra in cui lavori che incidono sul terreno, sia da parte di enti pubblici che di privati, sono sempre in atto. Gli interventi puntuali, che hanno visto una collaborazione sempre più ampia degli operatori pubblici e delle imprese private, hanno permesso di ottenere i risultati di cui le pubblicazioni danno testimonianza. Sono così state recuperate molte informazioni sulla storia degli insediamenti nel territorio e si è attivata un’opera di tutela da parte dell’Amministrazione Comunale, anche con strumenti urbanistici, sulle aree a rischio archeologico. L’esperienza fatta ha permesso poi di migliorare le capacità tecniche negli interventi di recupero e rilievo dei dati negli scavi. In riconoscimento di questa “professionalità”, un componente del
gruppo, Maurizio Molinari, è stato nominato, con merito, Ispettore Onorario della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna. Esemplare di questa attività è l’esperienza nell’ex cinema Bios. Era noto da tempo che sul sito esisteva, fino alla fine dell’Ottocento, una piccola chiesa dedicata a S. Pietro. Notizie non verificabili la descrivevano come molto antica, forse anche precedente alla fondazione del Castello. Attraverso ricerche archivistiche il Gruppo ha rintracciato documenti che riportano l’ubicazione e le dimensioni della chiesa nel Seicento. Quando nel 1997 si è saputo della decisione di demolire del cinema per recuperare l’area all’uso residenziale, il Gruppo si è attivato, in accordo con la Soprintendenza Archeologica, per eseguire sondaggi che consentissero di ricavare informazioni sulla chiesa, sulla sua storia ed origine. La Cooperativa CESI, proprietaria dell’area, ha aderito senza problemi alla richiesta. Ciò che effettivamente è stato trovato è argomento principale di questo libro. La collaborazione tra il Comune, la Coop. CESI e la Soprintendenza Archeologica ha permesso di risolvere i problemi sorti, salvaguardando il sito e trovando una soluzione urbanistica alternativa. Il gruppo è ancora una volta molto soddisfatto di avere dato un suo contributo alla realizzazione di un altro tassello da inserire nel quadro della storia del nostro territorio.

Eolo Zuppiroli
Presidente del Gruppo per la Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali della Valle del Sillaro

 

L’attenzione scientifica all’edilizia rurale e, nello specifico, alle tecnologie costruttive utilizzate in ambiti insediativi extraurbani a carattere “minore” e privi di qualunque connotazione “monumentale”, si data ad anni relativamente recenti. Ma i testi relativi a tali ricerche, pur in un’ottica di progressivo aumento di scientificità, spesso non vanno al di là di una semplice notizia del rinvenimento e di un resoconto sommario delle indagini condotte. Questo volume non è quindi un mero catalogo delle attestazioni archeologiche relative alle differenti tecniche edilizie presenti negli edifici rustici individuati nel territorio della pianura padana. Suo nucleo tematico è infatti una trattazione critica e “problematica” della questione, che non si esaurisca in una mera elencazione dei dati di scavo disponibili ma che, al contrario, partendo dalle situazioni e dai contesti meglio conosciuti permetta di tracciare un quadro complessivo di ampio respiro della situazione nonché di elaborare una coerente classificazione tecnico-tipologica delle diverse pratiche edilizie attestate nell’area. Si tratta quindi di un valido strumento di ricerca ai fini di una analisi storica e archeologica di più ampia portata circa le modalità di elaborazione e sviluppo delle tecniche edilizie stesse, la loro marcata caratterizzazione dal punto di vista dell’ambiente naturale, le specifiche necessità sociali ed economiche che hanno portato ad una loro adozione in determinati contesti. Ne deriva un quadro tipologico sistematico e completo riguardante l’edilizia rurale dell’area mediopadana, costituente un valido ed utile modello di riferimento applicabile ai vari contesti archeologici a carattere insediativo extraurbano della regione. 
Introduzione

Non sempre i luoghi di montagna godono di una piena consapevolezza della propria storia; per la loro condizione territoriale possono infatti soffrire di una sorta di marginalità, nelle conoscenze e negli studi, che non rende giustizia ad un’identità spesso fortemente e positivamente caratterizzata dalla conservazione
di millenarie tradizioni di vita e di cultura. Se quindi, in generale, le aree d’altura meriterebbero una più concreta attenzione, a maggior ragione si deve segnalare il particolare caso di Bagno di Romagna, in qualche modo privilegiato da alcune sue specifiche qualità naturali: da un lato la nodale posizione geografica, tra valichi che ne hanno fatto un importante tramite tra i due versanti dell’Appennino; dall’altro, elemento ancor più significativo, la presenza della sorgente di acque calde minerali che fluiscono perenni lungo la riva del fiume Savio. Rispondendo a primari bisogni dell’uomo, da tempo immemorabile la polla termale ha rappresentato un importante polo di cura e, al tempo stesso, di devozione religiosa, generatore di fenomeni culturali e di un peculiare tipo di insediamento aperto anche ad apporti esterni. Pur con intensità diversa nel volgere dei secoli, le terme di Bagno si sono dunque costantemente poste come un determinante fattore di aggregazione e di propulsione sociale ed economica per la comunità locale, fattore tuttora vitale che conferisce un rilievo non ordinario alla storia
del sito. Per questi motivi il luogo merita un interesse speciale, interesse che in anni recenti ha già portato ad una serie di approfonditi studi, maturati anche in virtù dell’attività svolta dal locale Centro di Studi Storici. In un panorama di crescenti conoscenze, soprattutto per il medioevo e l’età moderna, a restare forse ancora un po’ in ombra sono i periodi più antichi, nonostante che nell’ultimo cinquantennio la Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna, spesso con il supporto dello stabilimento termale di S. Agnese, a più riprese sia intervenuta sul posto. Numerosi, infatti, sono stati gli scavi e gli accertamenti archeologici condotti nell’area delle terme e in altri settori dell’abitato, interventi non programmati e non di rado pesantemente condizionati dalla natura dei luoghi, ma comunque portatori di interessanti conoscenze e di importanti vestigia riconducibili all’età romana. Per la verità, in diversi casi le risultanze di tali ricerche sono già state oggetto di puntuali edizioni a stampa; al di là della loro rilevanza scientifica si deve tuttavia lamentare come si tratti di pubblicazioni frammentarie e generalmente accolte in riviste specialistiche o in atti di convegni di non facile reperibilità. Grazie all’interessamento e al sostegno garantiti dalla Società termale di S. Agnese, oggi viene finalmente offerta la possibilità di tornare su tutti questi argomenti in modo sistematico e con un’appropriata veste editoriale. Nel cogliere tale occasione si è dunque ritenuto opportuno riprendere e rielaborare i vari studi pregressi, presentandone i risultati in forma unitaria e al tempo stesso inserendoli in un più ampio quadro problematico e territoriale. Ciò ha tra l’altro permesso di arricchire la trattazione con i risultati delle più recenti indagini archeologiche, così da proporre al lettore un completo panorama storico delle conoscenze fino ad oggi acquisite sul complesso termale e sull’insediamento di Bagno di Romagna nell’antichità.

JACOPO ORTALLI

 

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