La pantofola d’oro (HOBOS Edizioni)

HOBOS Edizioni
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Brindisi, anni Settanta. Un paio di scarpe da calcio usate ricevute in regalo sembrano possedere poteri magici e trasformano un timido ragazzo innamorato del pallone in un piccolo campione del calcio dilettantistico capace, fin dal momento in cui le calza per la prima volta, di vincere la propria insicurezza e di segnare raffiche di gol.

"La pantofola d’oro", racconto lungo autobiografico di Michele Bombacigno, è una storia di sogni, di poesia e di emozioni giovanili, e in qualche modo anche di formazione, una storia ricca di personaggi genuini e di accattivanti vicende di periferia, una storia che finisce inevitabilmente per diventare favola, trasformandosi da emozionante ricordo in fantastica leggenda.

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About the author

Michele Bombacigno è nato e vive a Brindisi. Laureato in giurisprudenza, presta servizio come assistente giudiziario presso il Tribunale di Brindisi. Ha esordito con il racconto lungo La pantofola d’oro (HOBOS Edizioni, 2004), cui è seguita la raccolta Fortuna che la palla è tonda (HOBOS Edizioni, 2006), con la quale ha conseguito il premio “Sport e Cultura” del Coni. È presente nelle antologie Frammenti (2006), Prove d’autore in terra di Brindisi (2007) e Vuoti a rendere (2010). Con Clara Nubile è stato curatore, oltre che autore di uno dei racconti, dell’antologia Via Maestra (HOBOS Edizioni, 2011). Numerosi suoi racconti e scritti sono stati pubblicati sul quotidiano Senzacolonne.

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Additional Information

Publisher
HOBOS Edizioni
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Published on
Mar 18, 2015
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Pages
41
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ISBN
9788899345013
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Language
Italian
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Genres
Fiction / General
Fiction / Sports
Sports & Recreation / Football
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Content Protection
This content is DRM protected.
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Vincenzo Fratta
Nei primi anni del secolo scorso il calcio in Brasile non è ancora diventato lo sport nazionale e il tratto distintivo, insieme alla musica, del Paese tropicale. Il Futebol è soltanto un hobby praticato dai rampolli delle élite economiche, che lo giocano insieme ai figli dei funzionari delle società straniere presenti a Rio de Janeiro e San Paolo. È allora che ha inizio questa bella storia: dopo aver assistito al successo della tournée brasiliana delle nostre più forti rappresentative dell'epoca, il Pro-Vercelli e il Torino, quattro esponenti della comunità italiana emigrata a San Paolo intuiscono che la capacità di attrazione e il fascino del calcio possono trasformare la pratica sportiva in uno strumento che valorizzi gli italiani agli occhi della società che li ha accolti, spesso sfruttati e non ancora abbastanza apprezzati. Il 26 agosto 1914 nasce così la Società Sportiva Palestra Italia. Tra la sorpresa e il disappunto della stampa locale, è l'intera colonia italiana che comincia a recarsi allo stadio per sostenere la squadra tricolore. Ogni suo successo viene celebrato molto al di là della sfera sportiva, come la vittoria di un popolo sull'esclusione sociale che ancora patisce. E i successi non mancano: la Palestra Italia si aggiudica già nel 1920 il primo di una lunga serie di scudetti e trova i suoi beniamini in Heitor e Bianco Spartaco Gambini. Fino a quando, nel 1942, la squadra è costretta a perdere l'accento italiano e a cambiare il nome in Palmeiras.
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