Timeo

Gli Ascolta Libri

Narrated by Silvia Cecchini

3 hr 50 min

Il Timeo, scritto intorno al 360 a. C. da Paltone, è il dialogo che ha maggiormente influito sulla filosofia e sulla scienza posteriori. In esso vengono approfonditi essenzialmente tre problemi: quello dell'origine dell'universo, quello della sua struttura materiale, ed infine quello della natura umana. Ai tre argomenti corrispondono altrettante parti in cui è possibile suddividere l'opera, alle quali va aggiunto il prologo. La prosecuzione del Timeo è costituita dal dialogo incompiuto Crizia, che riprende la stessa ambientazione e gli stessi personaggi.Il Timeo ha rappresentato per molti secoli lo schema di fondo che filosofi e teologi hanno usato per spiegare la realtà. Inoltre molti temi del Timeo verranno ripresi in età rinascimentale, quali la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, l'idea di anima del mondo e di quintessenza.Il Timeo, assieme al Crizia, è il dialogo che ha dato origine al mito di Atlantide ed in esso viene narrato ciò che Sonchis narrò a Solone
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Additional Information

Publisher
Gli Ascolta Libri
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Published on
Oct 9, 2015
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Duration
3h 50m 39s
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ISBN
9781509424375
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Language
Italian
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Genres
Photography / General
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Questo dialogo, noto anche col nome di Simposio, è il più noto fra i dialoghi di Platone. La sua struttura non è in realtà quella di un dialogo ma una successione di orazioni effettuate dagli intellettuali ateniesi, che hanno per oggetto le lodi del dio dell'Amore (Eros). Troviamo qui, fra l'altro, la famosa descrizione dell'uomo ermafrodito, che, tagliato in due dagli dei, cercherà poi nella sua vita, la sua metà mancante, grazie alla quale, e solo grazie ad essa, ritroverà il suo senso di completezza e, quindi, la felicità. Ma, quando è il turno di Socrate di parlare, egli si limita a riferire l'insegnamento che Diotima gli ha somministrato, e che termina con queste parole: "Cosa succederebbe allora se uno riuscisse a vedere la Bellezza in sé, in tutta la sua adamantina purezza, e non già quella offuscata dalla carne, dai colori, da tutte le altre vanità terrene, se gli riuscisse, insomma, di scoprire la Bellezza in sé, divina e uniforme? Credi forse che sarebbe miserabile la vita di quell'uomo che fissasse quel punto, lassù, e lo contemplasse come va contemplato, congiunto con esso? Ed è soltanto in quel punto, contemplando la bellezza, con quella facoltà che la rende visibile, che egli potrà dar vita non a parvenze di virtù, dato che non è a una falsa immagine di bellezza che egli si è accostato, ma a una virtù vera, per il fatto che egli è nella verità; non pensi del resto, che avendo dato vita alla virtù vera e avendola continuamente alimentata, costui potrà diventare caro agli dei, ed essere anch'egli immortale, se mai altro uomo lo è stato?" Conclude il convito il discorso di Alcibiade, innamorato di Socrate, che fa le lodi di quest'ultimo raccontando come tutti i propri tentativi di sedurlo non siano mai riusciti.
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